La Treccani sta valutando di aggiornare la definizione di Bocca di Rosa, la protagonista della celebre canzone di Fabrizio De André , riconoscendola come una “donna libera” e non soltanto come sinonimo di prostituta. Per quasi sessant’anni il suo nome è stato associato a un significato che, secondo il cantautore genovese, non le apparteneva affatto. Oggi, però, quella lettura potrebbe essere definitivamente superata.
La proposta nasce dalla volontà di restituire al personaggio il significato originario immaginato da De André. Già nel 1996 il cantautore aveva preso posizione contro un’interpretazione che riteneva profondamente sbagliata. “Bocca di Rosa è molto arrabbiata, lei non è una prostituta“, aveva dichiarato, ricordando come la protagonista della sua canzone “lo faceva per passione, non per professione“. Eppure, nel corso degli anni, quell’equivoco si è consolidato fino a entrare persino nei dizionari.

Treccani verso una svolta nella definizione della celebre Bocca di Rosa di Fabrizio De André
A spiegare la svolta su Bocca di Rosa è Valeria Della Valle, che dirige il dizionario Treccani insieme a Giuseppe Patota. “Nella prossima edizione del dizionario Treccani stiamo valutando di ridefinirne l’espressione“, afferma, spiegando che la nuova voce dovrebbe descriverla come una donna libera. Una modifica che, tuttavia, non cancellerà del tutto il significato sedimentato nell’uso comune. “Quando le parole entrano nell’uso comune non si torna più indietro. Nel dizionario possiamo aggiungere anche “donna libera”, ma il termine prostituta non possiamo cancellarlo“, osserva la linguista, sottolineando come il vocabolario abbia il compito di registrare anche gli usi consolidati della lingua.
Dietro questa scelta c’è anche una riflessione più ampia sul peso delle parole e sul loro rapporto con i cambiamenti della società. Quando De André scrisse Bocca di Rosa, nel 1967, l’Italia era molto diversa da quella di oggi e il tema della libertà femminile era ancora fortemente condizionato da norme e pregiudizi. Nonostante ciò, il cantautore raccontò una donna che viveva l’amore senza ipocrisie e senza conformarsi ai giudizi della comunità. La decisione della Treccani è stata accolta con soddisfazione da Dori Ghezzi, che per anni aveva evitato di intervenire sul significato delle canzoni del marito, rispettando la sua volontà.
Oggi, però, non nasconde la propria emozione: “Finalmente viene interpretata in modo corretto la sua canzone. Mi gratifica il sentimento che è cresciuto nel comprendere il suo modo di comunicare“. Anche Luvi De André, figlia dell’artista, allarga il discorso oltre il personaggio della canzone. “Io vorrei che tutti fossero liberi, non solo Bocca di Rosa che lo faceva per passione, ma anche chi se lo sceglie per professione. Soprattutto liberi dal pregiudizio come dalle coercizioni“, afferma, auspicando una società capace di rispettare le scelte individuali senza etichette né discriminazioni. Sul tema interviene anche la scrittrice Lidia Ravera, secondo cui il cambiamento rappresenta un segnale culturale importante.
“Il prossimo passo è che diventi il femminile di Casanova“, commenta, evidenziando come ancora oggi uomini e donne vengano giudicati in modo diverso quando si parla di libertà sessuale. Più prudente Diego De Silva, che teme il rischio di leggere questa revisione come una cancellazione del passato, pur riconoscendo quanto sia difficile scardinare i pregiudizi. La possibile revisione della Treccani va quindi ben oltre una semplice modifica lessicale. È il tentativo di restituire a Bocca di Rosa il significato pensato da Fabrizio De André e, allo stesso tempo, di fotografare un cambiamento culturale che coinvolge il linguaggio e il modo in cui la società guarda alla libertà delle donne.
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