Si allenta, ma non si ferma, la protesta contro il caro carburanti che da giorni sta mettendo sotto pressione la rete dei trasporti e la distribuzione delle merci in diverse regioni italiane. Dopo le prime aperture sul fronte siciliano e la sospensione della mobilitazione degli autotrasportatori in Calabria, restano criticità soprattutto in Campania, dove proseguono i disagi alla circolazione e si registrano lunghe code presso i distributori di carburante ancora aperti.
A preoccupare, intanto, sono soprattutto le conseguenze sui rifornimenti: dagli scaffali dei supermercati che restano vuoti ai trasporti di farmaci bloccati. Sullo sfondo, il sospetto del governo che dietro i blocchi possano esserci infiltrazioni della criminalità organizzata. Un quadro che contribuisce a spiegare le difficoltà anche per chi vorrebbe riprendere le consegne: in diversi casi, infatti, gli autotrasportatori restano fermi nonostante abbiano richiesto e ottenuto la scorta delle forze dell’ordine. Complessivamente, sono stati attivati 500 servizi di scorta per consentire ai mezzi di ripartire e limitare le ripercussioni sui rifornimenti.
In Calabria gli agricoltori non si fermano
In Calabria, la sospensione della protesta degli autotrasportatori non coincide con il ritorno alla normalità. La Federazione regionale della logistica (Fedralog) ha annunciato lo stop alla mobilitazione, definendola una decisione sofferta ma meditata, ma gli agricoltori hanno confermato la presenza dei propri mezzi nei punti strategici della viabilità regionale.
Questa mattina i presidi restano quindi attivi in diversi snodi cruciali, con i mezzi agricoli ancora a bordo strada e la presenza di alcuni autotrasportatori che non aderiscono alle organizzazioni sindacali. La protesta degli agricoltori potrebbe proseguire a oltranza: la richiesta è quella di ottenere risposte concrete non soltanto nell’immediato, ma anche attraverso interventi strutturali e misure di medio e lungo periodo.
Sicilia, revocati i blocchi dell’Aias
Segnali di distensione arrivano anche dalla Sicilia, dove l’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias) ha deciso di revocare i blocchi dopo un lungo confronto in Prefettura a Catania, conclusosi nella tarda serata di ieri. La decisione riguarda i presidi che ancora interessavano diversi punti dell’autostrada Messina-Catania, l’area antistante il porto di Palermo e altre strade dell’Isola. A determinare la svolta sono state le rassicurazioni sulla partecipazione dell’associazione ai tavoli nazionali dedicati alle questioni dell’autotrasporto.
L’intesa arriva dopo che anche il Comitato trasportatori siciliani (Cts) aveva revocato il fermo al termine dell’incontro con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Nei giorni scorsi, la mobilitazione aveva alimentato il timore di interruzioni negli approvvigionamenti, mettendo a rischio la continuità delle attività delle imprese e la distribuzione dei beni di prima necessità. Con la rimozione dei blocchi si punta ora a ripristinare quanto prima la regolarità delle forniture a negozi e attività commerciali.
Campania, a Napoli resta critica la situazione
Più complesso il quadro in Campania, dove la protesta continua a produrre conseguenze sulla circolazione. Nella mattinata di oggi risulta ancora chiuso il nodo di Casoria sull’autostrada A1 Napoli-Milano, mentre sono segnalati rallentamenti sull’Asse Mediano e sulla Domiziana.
In città si registrano inoltre lunghe file ai distributori di carburante aperti, con ulteriori ripercussioni sulla viabilità. Restano da chiarire i tempi per il superamento dei presidi ancora attivi a Nola, Maddaloni, Avellino Est e in alcune zone della provincia di Salerno. Nella serata di ieri si era invece sbloccato il presidio di Caianello, mentre nella notte è stato rimosso anche un blocco al porto di Napoli.
Mentre Sicilia e Calabria registrano i primi segnali di distensione sul fronte degli autotrasportatori, resta dunque aperta la questione degli effetti della mobilitazione sulla logistica e sulla distribuzione delle merci. L’attenzione è ora rivolta alle decisioni del governo e agli eventuali sviluppi del confronto con le categorie coinvolte, mentre gli agricoltori calabresi confermano la volontà di proseguire la protesta in assenza di risposte ritenute adeguate.
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