IlPonte Morandi,noto anche comeviadotto Polcevera, era una delle principali infrastrutture autostradali di Genova. Progettato dall’ingegnereRiccardo Morandie inaugurato nel1967, rappresentava un’opera ingegneristica all’avanguardia per l’epoca.
Il14 agosto 2018, però, quella struttura lunga oltre un chilometro è diventata simbolo di una tragedia nazionale: alle 11:36, durante un violento temporale, è crollata la sezione centrale del ponte, causando lamorte di 43 persone tra automobilisti e camionisti.Un evento che ha aperto interrogativi profondi su manutenzione, controlli e responsabilità.
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Nel corso del processo, l’ex amministratore delegato di Autostrade,Giovanni Castellucci, ha ribadito la propria linea difensiva intervenendo in videocollegamento dal carcere di Opera, a Milano.
Le parole di Castellucci al processo
“Ogni tanto mi chiedo se avrei potuto fare qualcosa di diverso”, ha dichiarato, spiegando però di aver agito neilimiti delle sue competenze.Castellucci sostiene di aver coinvolto i principali esperti e di aver affidato la gestione tecnica a figure specializzate, tra cui l’ingegnereMario Bergamo, lasciando loro piena autonomia operativa.
Uno dei punti centrali della difesa riguarda proprio il ruolo dell’ex ad. Castellucci ha insistito sul fatto di non aver mai avutoresponsabilità operative direttesul viadotto: “Fare l’amministratore delegato è una cosa, dirigere una struttura tecnica è un’altra”.
Secondo la sua ricostruzione, già dal2010aveva suggerito l’idea di un intervento di “retrofitting” (rafforzamento strutturale), ma senza un allarme concreto da parte dei tecnici, quellaraccomandazione sarebbe rimasta isolata.“Il mio assegno in bianco ai tecnici non doveva essere incassato subito”, ha detto, sottolineando comenessuno degli esperti coinvolti negli anni avesse segnalato un rischio imminente.
Tragedia del Ponte Morandi: accusa e difesa
La posizione dell’accusa è ben diversa: secondo i magistrati,il disastro sarebbe il risultato di scelte gestionali improntate al risparmio e alla sottovalutazione dei rischi.Castellucci respinge questa lettura, parlando di una ricostruzione che trasforma ogni sua decisione in un sospetto. Nel suo intervento, ha ribadito di aver sempre operato per garantireinvestimenti e interventi, ricordando anche le riunioni dedicate alla pianificazione delle spese.
Quella attuale è una fase cruciale del procedimento: si tratta infatti diuna delle ultime udienze prima della sentenza. Castellucci, già condannato asei anniper la Strage del viadotto Acqualonga, ha scelto ancora una volta di non sottoporsi a interrogatorio, limitandosi adichiarazioni spontanee.
A distanza di anni resta quindi da capire chi sapeva, chi doveva intervenire e perché non è stato fatto in tempo. Se la difesa di Castellucci punta sullaseparazione tra gestione e tecnica, il processo dovrà chiarire se, in un’infrastruttura così cruciale, questa distinzione sia davvero sufficiente a escludere responsabilità.
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