Pubblicità

Omicidio Giulia Tramontano, riconosciuta la premeditazione per Impagnatiello

La Corte d’assise d’appello di Milano accoglie l’aggravante nel processo bis per il femminicidio di Senago. L’uomo è già condannato all’ergastolo. La sorella della vittima: “Impagnatiello e la sua famiglia esempio di fallimento sociale”

4 Min di lettura

È stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione ad Alessandro Impagnatiello nel processo d’appello bis per l’omicidio di Giulia Tramontano, la giovane di 29 anni uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023 a Senago. La decisione arriva dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la precedente sentenza d’appello, nella quale l’aggravante era stata esclusa, chiedendo ai giudici di rivalutare questo specifico aspetto della vicenda. Impagnatiello, che ha ucciso la compagna incinta al settimo mese, è già stato condannato all’ergastolo e si trova detenuto nel carcere di Pavia.

Il riconoscimento della premeditazione rappresenta un elemento importante nella ricostruzione giudiziaria del caso. Infatti, la Corte era chiamata a stabilire se l’omicidio fosse stato pianificato in anticipo, alla luce degli elementi raccolti durante le indagini e delle argomentazioni presentate dalle parti nel corso del processo. L’esito del giudizio non modifica la condanna all’ergastolo già inflitta all’imputato, ma definisce ulteriormente la valutazione giuridica delle sue azioni.

L’accusa: “Massima intensità del dolo”

Nel corso della discussione, la sostituta procuratrice generale di Milano Maria Pia Gualtieri aveva chiesto di riconoscere la premeditazione, oltre all’aggravante della crudeltà già riconosciuta. Secondo la rappresentante dell’accusa, era necessaria per evidenziare la “massima intensità del dolo” con cui Impagnatiello avrebbe agito. “Ha avuto tutto il tempo per ritornare sulla sua decisione, ma non lo ha fatto”, aveva dichiarato la magistrata, sostenendo che l’uomo avrebbe voluto uccidere la compagna per poter proseguire la relazione parallela con un’altra donna.

Tra gli elementi richiamati dalla Procura generale emergono anche le ricerche online relative alla somministrazione di topicida, iniziate nel dicembre 2022 e proseguite nei mesi successivi e una ricerca sulla pulizia della ceramica bruciata nella vasca da bagno, effettuata prima del rientro di Giulia Tramontano. Secondo l’accusa, questi elementi dimostrerebbero una pianificazione precedente al delitto. La difesa aveva invece contestato questa ricostruzione, invitando i giudici a basarsi esclusivamente sulle prove e sostenendo che i comportamenti dell’imputato non dimostrassero la premeditazione. Infine, la Corte ha riconosciuto l’aggravante.

La rabbia della sorella di Giulia Tramontano: “È entrato a testa alta, senza vergogna”

Prima della decisione dei giudici, Chiara Tramontano aveva espresso duramente la propria indignazione per il comportamento dell’imputato in aula. “Penso che Impagnatiello e la sua famiglia dovrebbero essere l’esempio del fallimento sociale”, aveva dichiarato durante un intervento questa mattina nella trasmissione Ore 11 su Retequattro. La sorella di Giulia ha raccontato quanto sia stato difficile assistere all’ingresso dell’uomo in tribunale, descrivendo il suo ingresso “a testa alta” e aggiungendo che “si tratta di una persona senza vergogna”.

Chiara era presente in tribunale insieme alla madre Loredana Femiano e al fratello Mario. I familiari hanno abbracciato la pm Alessia Menegazzo, che aveva rappresentato l’accusa nel processo di primo grado e si era battuta per il riconoscimento della premeditazione. Con la decisione della Corte d’assise d’appello di Milano, l’aggravante della premeditazione viene, quindi, riconosciuta nel giudizio sull’omicidio di Giulia Tramontano.

© Riproduzione riservata

TAGGED:
Condividi questo Articolo
Pubblicità
consorzio arcale