Sono passati 25 anni dallo storico appuntamento con san Giovanni Paolo II e di nuovo a Roma, giovani da tutto il mondo si radunano a Tor Vergata per il loro Giubileo con Papa Leone XIV. Le stime parlano di almeno un milione tra ragazzi e ragazze provenienti da 146 Paesi diversi. E c’è anche chi arriva da zone teatro di conflitto, come Libano, Iraq, Myanmar, Ucraina, Siria e Sud Sudan.
Per la veglia, il Santo Padre ha raggiunto Tor Vergata in elicottero per poi tuffarsi in un bagno di folla di giovani in papamobile. Per l’accoglienza sono state mobilitate 270 parrocchie, 400 strutture scolastiche, 40 siti extra-scolastici, case della Protezione Civile, palazzetti dello sport. “Più di mezzo milione, dicono, forse un milione di giovani che sono venuti da tanti paesi del mondo. Per me è un privilegio“. Queste le parole affettuose di Papa Leone XIV, ricevendo in udienza gli artisti che animeranno l’incontro dei giovani.

Papa Prevost ha poi dialogato con i presenti, nello specifico con tre giovani provenienti da Italia, Messico e Stati Uniti che hanno rivolto altrettante domande al Pontefice sui temi dell’amicizia nell’era digitale, sul futuro e sulla speranza, un tema molto caro a Prevost che non perde mai occasione per ricordarne l’importanza.
“L’amicizia può cambiare il mondo, può essere la strada per la pace“, ha detto il Papa ai giovani. Poi ha citato il beato Pier Giorgio Frassati: “Vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la verità non è vivere, ma vivacchiare“. Dopo l’ultima domanda, Papa Leone esorta i giovani: “Cercate giustizia per costruire un mondo migliore, più umano“. Poi il ringraziamento: “Grazie Gesù per averci amato e per averci chiamato. Resta con noi Signore“.

Per il pontefice “è una benedizione poter partecipare in questa missione, in questo servizio, come vescovo di Roma, come Santo Padre, conoscendo soprattutto la fede, l’entusiasmo e la gioia che condividiamo e che dà voce a quello che abbiamo nel nostro cuore, e che è soprattutto il desiderio di trovare la felicità, la gioia, l’amore“. Un’occasione secondo il Santo Padre per “sperimentare la fede anche con i doni che il signore ci ha dato: la musica, il ballo e tante forme artistiche che voi condividerete questo pomeriggio con i giovani“.
Il Papa, al termine del bagno di folla in papamobile, porta la grande Croce – la stessa della Giornata mondiale della Gioventù di Wojtyla del 2000 – in processione verso il palco dove presiederà la veglia.
Giubileo dei Giovani, la sicurezza a Tor Vergata
Le misure di sicurezza sono a dir poco imponenti. È una piattaforma di 131 telecamere remotizzate, capaci di “prendere forma” sul maxi led wall del Centro per la Gestione della sicurezza dell’evento, quello su cui la Questura di Roma può contare per monitorare la spianata di Tor Vergata. Occhi elettronici puntati su varchi di accesso e su settori riservati ai fedeli. Un piano tutto coordinato con il controllo sul campo garantito dalle migliaia di agenti delle Forze di polizia impegnati in attuazione del dispositivo di sicurezza pianificato in occasione dell’evento.

A questo schema, si aggiungono altre 115 telecamere deputate al controllo delle linee della metropolitana, con particolare riferimento alla Linea A ed alle stazioni Cinecittà ed Anagnina, senza tralasciare la Metro C, principali hub logistici utili ad approdare ai luoghi del Giubileo dei Giovani. Non manca, poi, il supporto degli oltre 100 ulteriori dispositivi ottici installati a presidio delle aree urbane, anche in questo caso accessibili da remoto dal Centro per la gestione della sicurezza dell’evento.
La morte di Pascale Rafic, il Papa incontra i suoi amici
Intanto, il Papa ha incontrato i giovani pellegrini egiziani, compagni di scuola e amici della giovane Pascale Rafic, la 18enne che ha improvvisamente perso la vita mentre era in viaggio per raggiungere Roma e pprendere parte al Giubileo. “Questa mattina presto – ha riferito Papa Prevost parlando in inglese – ho ricevuto la triste notizia della vostra compagna che viaggiava con voi in pellegrinaggio, vostra sorella, che è morta inaspettatamente ieri sera“.
Una tristezza, come sottolineato dal pontefice che investe “tutti noi è qualcosa di molto umano e molto comprensibile, soprattutto essendo così lontano da casa e in un’occasione come questa quando davvero siamo riuniti per celebrare la nostra fede con gioia“.
Quindi, Papa Leone XIV si focalizza sul significato della vita umana, come all’improvviso, “ci viene ricordato in un modo molto potente che la nostra vita non è superficiale né abbiamo il controllo sulle nostre vite“. Ma Gesù “è vita e resurrezione“.
L’ostensorio che userà Papa Leone XIV
Per la veglia di questa sera, il pontefice utilizzerà un ostensorio, durante l’Adorazione eucaristica, che ha alle spalle una lunga storia. Infatti, proviene da Torino, dalla Cappella dell’Adorazione perpetua della parrocchia Sant’Antonio Abate. Davanti a quell’ostensorio – come si spiega sul sito del Giubileo della speranza – hanno pregato Gesù-Eucaristia il giovane Piergiorgio Frassati, che sarà canonizzato il prossimo 7 settembre, insieme a Carlo Acutis, anche lui apostolo dell’Adorazione eucaristica.

Ma dinanzi questo ostensorio, si sono prostrati in preghiera anche San Giovanni Bosco, apostolo dei giovani, fondatore della Congregazione Salesiana, oggi diffusa in tutto il mondo, nonché San Giuseppe Benedetto Cottolengo, apostolo della carità, vicino agli ultimi, che ha dato vita ad un gran numero di opere caritative, nel nome di Dio-Amore e San Giuseppe Cafasso, definito da Papa Pio XI: “La perla del Clero italiano“, che spese la sua esistenza a confessare e formare buoni confessori.
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