Nuovo capitolo nella lunga vicenda dell’ex Ilva di Taranto.La Sezione specializzata in materia di Impresa della Corte d’Appello di Milano ha accolto ilreclamopresentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini contro Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, disponendo lasospensione delle attività siderurgiche a caldo dello stabilimento entro 90 giorni.
La decisione ribalta il precedente pronunciamento del Tribunale e riconosce la permanenza di unrischioper la salute pubblica legato al “progressivo ammaloramento dello stabilimento”. La ripartenza degli impianti sarà possibile solo a precise condizioni: lacompleta rimozione dell’amiantopresente nell’area e ilrientro delle emissioni di polveri sottili,in particolare PM10 e PM2,5, entro i parametri considerati sicuri.
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Nel provvedimento i giudici chiariscono che l’accoglimento dellerichieste dei cittadini“impone tout court la sospensione dell’attività nell’area a caldo dello stabilimento”. La misura, dunque, non rappresenta una semplice raccomandazione maun obbligo vincolante per la produzione.
Contestata anche l’Aia 2025: “Mancano adeguate tutele ambientali”
La Corte ha inoltre disposto unaparziale disapplicazione dell’Autorizzazione integrata ambientale(Aia) del 2025, ritenuta priva di sufficienti garanzie sul fronte delle emissioni di polveri sottili nello scenario produttivo previsto, pari asei milioni di tonnellate annue di acciaio.
I giudici hanno sottolineato in particolare il problema dell’amianto. Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, il materiale avrebbe dovuto essere rimosso entro il23 agosto 2026, ma già nel 2023 il gestore aveva chiesto unarevisionedel cronoprogramma, ipotizzando che una parte dell’amianto potesse restare all’interno dello stabilimentofino alla fine della vita degli impianti.
Per la Corte, l’Aia 2025 “effettivamente non contiene alcuna prescrizione in tema di rimozione dell’amianto“. Respinta invece la richiesta dei residenti relativa allariduzione dei gas a effetto serra.
Il M5s attacca il governo: “Fallita la strategia Meloni-Urso“
La sentenza ha immediatamente aperto il fronte politico. PerMario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, il pronunciamento “certifica il fallimento della strategia perseguita finora dal governo Meloni e dal ministro Urso“.
Secondo Turco, la conferma della chiusura dell’area a caldo dimostrerebbe che lemisureadottate negli ultimi anni “sono state del tutto insufficienti“. Il parlamentare ha ricordato gli oltre4 miliardi di eurodi risorse pubbliche impiegate e ha accusato l’esecutivo di non essere riuscito a garantirené il risanamento ambientale né un futuro industrialecerto per lo stabilimento.
“Dopo questa sentenza non bastano più dichiarazioni di circostanza, promesse o l’ennesimo rinvio“, ha dichiarato Turco, chiedendo aGiorgia Meloni e Adolfo Ursodi riferire in Parlamento e di spiegare come intendano garantire insiemesalute, lavoro e continuità produttiva.
I cittadini: una battaglia per la salute pubblica
Il vicepresidente M5s ha infine espresso solidarietà ai cittadini di Taranto e all’associazione che ha promosso l’iniziativa giudiziaria,definendo il loro impegno un esempio di partecipazione civica.
Ora la decisione passa nelle mani del governo e dei commissari dello stabilimento, chiamati a trovare unequilibrio tra tutela ambientale, diritto alla salute e salvaguardia dei posti di lavoro. Una sfida che da anni rappresenta uno dei nodi industriali e sociali più complessi del Paese.
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