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Caso Garlasco, Stefania Cappa accusata in un servizio tv: il giudice dà torto a Le Iene

Il Tribunale di Milano condanna autore e conduttore de Le Iene per diffamazione: insinuarono il coinvolgimento della cugina di Chiara Poggi nell’omicidio di Garlasco. Risarcimento da 10mila euro a Stefania Cappa

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Il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza che riaccende i riflettori sul controverso caso del delitto di Garlasco. A finire sotto accusa, questa volta, non è un presunto colpevole ma il modo in cui l’informazione è stata trattata: il giudice ha condannato per diffamazione aggravata l’autore e il conduttore di un servizio del programma televisivoLe Iene, andato in onda nel maggio 2022 con il titolo“Speciale Le Iene – Delitto di Garlasco, la verità di Alberto Stasi”.

Secondo quanto ricostruito in aula, nel servizio sarebbe stata insinuata una responsabilità, mai provata, diStefania Cappa, una delle gemelle cugine della vittima,Chiara Poggi, brutalmente uccisa nel 2007. La terza sezione penale del Tribunale ha ritenuto che il contenuto del servizio televisivo abbia leso l’onorabilità della donna, suggerendo in modo implicito un suo coinvolgimento nell’omicidio della 26enne.

La sentenza, depositata il 29 aprile e resa pubblica solo oggi, prevede per i due imputati una multa di 500 euro ciascuno e il pagamento di una provvisionale di10mila euro a titolo di risarcimentoin favore della parte lesa.

Un caso, quello di Garlasco, che continua ad alimentare dibattiti e tensioni anche a distanza di anni, non solo nei tribunali ma anche nell’opinione pubblica. Basti pensare a come certe intercettazioni e commenti fuori onda siano diventati oggetto di riflessione sulla deriva del sensazionalismo mediatico.Un esempio recentelo dimostra chiaramente: il confine tra diritto di cronaca e tutela della dignità personale rischia sempre più spesso di diventare pericolosamente labile.

Nel frattempo, Stefania Cappa si è detta sollevata dalla decisione del Tribunale, che ha riconosciuto la gravità delle affermazioni contenute nel servizio. Ma resta aperta la questione – tanto mediatica quanto etica – sul modo in cui si raccontano storie che hanno già segnato profondamente la vita delle persone coinvolte.

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