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Usa e Israele preparano nuovi attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di midterm

Secondo il New York Times, le forze armate di Usa e Israele stanno elaborando piani per una nuova offensiva contro l'Iran. L'obiettivo sarebbe colpire infrastrutture energetiche, siti nucleari e arsenali di missili e droni. Trump: "Qualcosa accadrà molto presto". Intanto, cresce la tensione nel Golfo

4 Min di lettura

Stati Uniti e Israele stanno elaborando piani specifici per riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato americane, previste per il 3 novembre. Lo riferisce il New York Times, citando funzionari statunitensi e altre fonti informate sulle discussioni in corso.

Tra i possibili obiettivi della nuova offensiva figurano infrastrutture energetiche, impianti nucleari e arsenali di missili e droni. Secondo il quotidiano, le forze armate dei due Paesi hanno inoltre intensificato le esercitazioni, facendo volare aerei sopra l’Iraq per simulare manovre d’attacco.

La pianificazione riguarderebbe un’operazione militare “breve ma intensa”. Non è tuttavia ancora chiaro se il presidente americano Donald Trump deciderà di autorizzarla.

Trump: “Qualcosa accadrà molto presto”

Le dichiarazioni del presidente statunitense alimentano le incertezze sul futuro del conflitto. Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla possibilità di un accordo con Teheran, Trump ha escluso che siano in corso negoziati.

“Non credo che stiamo negoziando con l’Iran. In un modo o nell’altro, qualcosa accadrà molto presto“, ha dichiarato, aggiungendo: “La maggior parte delle persone pensa che succederà dopo le elezioni di midterm e vedremo cosa accadrà“.

Il possibile rinvio di un’operazione militare a dopo il voto non sarebbe una novità. Già il 7 ottobre, secondo quanto riportato da Axios, il Pentagono aveva ordinato al Comando centrale statunitense (Centcom) di completare i preparativi per un’eventuale ripresa delle operazioni contro l’Iran.

Gli Usa rafforzano la presenza militare in Medio Oriente

Secondo il New York Times, gli Stati Uniti stanno concentrando nella regione un ingente arsenale militare, che dovrebbe essere pienamente operativo entro l’inizio di novembre. Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth avrebbe inoltre incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu per discutere di possibili nuovi attacchi.

Parallelamente, proseguirebbero i contatti diplomatici. I negoziatori statunitensi punterebbero a sfruttare la minaccia di una nuova offensiva per spingere Teheran ad accettare le richieste di Washington sul programma nucleare.

Secondo alcune delle fonti citate dal quotidiano, una campagna militare della durata di tre giorni potrebbe provocare danni economici sufficienti a modificare la posizione iraniana. Restano però dubbi sull’efficacia di una nuova operazione, alla luce dei risultati degli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele tra febbraio e aprile scorsi.

Teheran minaccia di ampliare gli obiettivi della rappresaglia

Funzionari iraniani avrebbero avvertito che, in caso di nuovi raid, Teheran potrebbe estendere la propria risposta oltre le navi commerciali e le infrastrutture energetiche della regione. Tra i possibili obiettivi figurerebbero anche centri di elaborazione dati e cavi sottomarini per Internet.

Intanto, la tensione cresce nel Golfo. Nella notte, secondo Al Jazeera, la Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane avrebbe colpito quattro navi impegnate in trasferimenti di petrolio da nave a nave, provocando incendi a bordo. Secondo quanto riferito dalle Guardie, altre tre imbarcazioni sarebbero entrate in contatto con mine a ovest dello Stretto di Hormuz, prendendo fuoco.

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