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Vannacci e l’addio alla Lega, dal boom dei 500mila voti allo scontro con i governatori

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(Adnkronos) – Arriva al capolinea la parabola di Roberto Vannacci all’interno della Lega di Matteo Salvini, uno dei passaggi più divisivi e discussi della storia del Carroccio. Da generale ‘scomodo’ a vicesegretario federale, la sua traiettoria – poco più di due anni e mezzo di ‘convivenza’ – ha trasformato equilibri interni e aperto un dibattito sull’identità del partito, con scontri e tentativi di mediazione, a partire da quello costante nel tempo, dello stesso leader Matteo Salvini che oggi, però, sono ai titoli di coda.  

Per il generale, come anticipato dall’AdnKronos, lo scorso 27 gennaio, la mossa della registrazione del marchio ‘Futuro nazionale’ e del simbolo, ha portato a una (incontrollata?) accelerazione verso l’uscita dal partito, che nelle prossime ore verrà formalizzata. Un addio ormai certo, con dinamiche che potrebbero portare a una rottura aperta, nonostante il tentativo in extremis di arrivare a una separazione senza troppi clamori. Lo scontro frontale pare infatti imminente, dopo l’avvertimento arrivato da via Bellerio: “Se Vannacci diserta il Federale lascia la carica di europarlamentare”. Ieri l’ormai ex vicesegretario, aveva fatto sapere che “forse” si sarebbe collegato.  

Ma al di là dell’epilogo, le strade tra Vannacci e Salvini oramai sono distinte, dopo un cammino comune iniziato con la candidatura da ‘indipendente’ tirata fuori dal cilindro del leader della Lega per le elezioni europee del giugno del ’24. 

Per l’autore del best seller ‘Il mondo al contrario’, lanciato nell’estate del ’23, le urne si rivelano un successo travolgente, con oltre mezzo milione di voti, il secondo candidato con più preferenze, alle spalle della leader di Fdi e premier Giorgia Meloni. Salvini lo accoglie poi nel partito nel 2025: il 6 aprile Vannacci prende ufficialmente la tessera della Lega durante il congresso federale di Firenze, rompendo gli indugi, quando già c’erano rumors su un suo possibile partito.  

Salvini invece sul palco del capoluogo toscano gli consegna la tessera. Poi, il 15 maggio 2025 il Consiglio federale lo nomina vicesegretario del partito, una mossa voluta da Salvini per blindare l’ala più sovranista e cercare consenso a destra. Una mossa che però segna anche l’inizio della frattura con l’ala nordista del partito. Il governatori del Nord, Zaia, Fedriga e Fontana, iniziano la loro battaglia contro il generale.  

L’ex governatore veneto più volte aveva chiesto a Salvini di intervenire contro Vannacci, considerato lontano dagli ideali della Lega; il presidente della Lombardia, dopo aver assicurato che “i lombardi col ca… si sarebbero fatti vannaccizzare”, la settimana scorsa aveva definito la presenza del generale nella Lega una “anomalia”. Fedriga, da ultimo, aveva spiegato che la linea del partito doveva essere unitaria e che la decide il segretario.  

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