Milano Cortina, da norovirus a Covid e influenza: primi contagi, scatta l’allarme

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(Adnkronos) –
Quattro giocatrici della nazionale finlandese femminile di hockey su ghiaccio presenti alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 sono state contagiate dal norovirus, isolate e messe in quarantena, con la partita Finlandia-Canada che è stata conseguentemente rinviata. Ma un ambiente come il Villaggio olimpico può rappresentare un luogo dove i virus potrebbero attecchire? “Il norovirus può creare problemi, non è gravissimo e si autolimita, ma è velocissimo nella diffusione attraverso superfici contaminate e liquidi, e ha un’elevata contagiosità”. E poi “la stagione la invernale porta la minaccia dell’influenza e anche del Covid, pur se i numeri lo indicano in ribasso”. Così Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, uno degli esperti interpellati sul tema dall’Adnkronos Salute.  

“Nella storia delle manifestazioni sportive – ricorda Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali) – accade frequentemente che si registrino focolai di virus respiratori perché sono quelli che più facilmente si trasmettono. Dove c’è confluenza di tantissime persone, qui abbiamo atleti e spettatori, si genera un flusso di soggetti in luoghi ristretti che rende più facile il contagio. La condivisione degli alloggi e degli spazi porta a focolai, come accade a scuola. In questo momento i rischi maggiori sono l’influenza, il Covid, quindi virus respiratori che stanno circolando nella popolazione generale e possono arrivare agli atleti”.  

Secondo Bassetti, per quanto riguarda il focolaio di norovirus “è giusto mettere le atlete in quarantena e non sottovalutarlo. Speriamo non ci siano altri casi, perché un focolaio di norovirus rischia di fare tante infezioni di comunità come nelle navi da crociera o nelle scuole”, sottolinea. Quali azioni di prevenzione possono essere messe in campo? “L’isolamento – risponde Andreoni – e l’uso delle precauzione che abbiamo conosciuto: mascherine e lavaggio delle mani negli ambienti chiusi. Dobbiamo intercettare i campanelli d’allarme per non vedere trasformare le Olimpiadi in un ospedale”. 

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