Maduro, il no all’esilio prima dell’attacco Usa: il retroscena

3 Min di lettura

(Adnkronos) –
Donald Trump ha offerto a Nicolas Maduro l’esilio in Turchia. Il presidente del Venezuela ha detto no e il presidente degli Stati Uniti ha ordinato l’attacco condotto tra il 2 e il 3 gennaio, con l’arresto del leader di Caracas. E’ il New York Times a svelare i dettagli che hanno portato all’interruzione del dialogo e all’ordine di Trump. 

Maduro, davanti alla proposta di riparare in Turchia, avrebbe ”rifiutato con rabbia”, secondo fonti americane e venezuelane coinvolte nei negoziati, poi falliti. “Gli ho detto che doveva arrendersi, doveva cedere. Non ho voluto trattare. Ho detto ‘No, dobbiamo agire'”, ha detto Trump riassumendo gli ultimi contatti con il presidente venezuelano. 

 

Il generale Dan Caine, capo di stato maggiore americano, ha confermato che l’operazione era sostanzialmente pronta per Natale. Gli Stati Uniti hanno privilegiato i raid in Nigeria contro l’Isis, condotti il 25 dicembre, e hanno poi aspettato le condizioni meteo favorevoli per agire in Venezuela. Dopo una settimana di attesa, è arrivato il semaforo verde. Maduro ha avuto tempo fino a Natale, in sostanza, per evitare l’escalation. Il presidente del Venezuela nelle sue ultime apparizioni pubbliche ha spesso mostrato un atteggiamento di sfida, dando l’impressione di sottovalutare i messaggi provenienti da Washington: ha scommesso sul bluff di Trump, sottolinea il New York Times, e ha perso. 

 

L’offerta di una via d’uscita a Maduro è maturata mentre gli Stati Uniti stabilivano un dialogo sempre più stretto con la vicepresidente Delcy Rodriguez, individuata come candidata alla successione. La 56enne, scrive il quotidiano, ha “impressionato i funzionari di Trump con la sua gestione dell’industria petrolifera cruciale del Venezuela. Le persone coinvolte nelle discussioni hanno affermato che gli intermediari hanno convinto l’amministrazione che” Rodriguez “avrebbe protetto e sostenuto i futuri investimenti energetici americani nel Paese”. “Seguo la sua carriera da molto tempo, quindi ho un’idea di chi sia e di cosa faccia”, il giudizio di un alto funzionario statunitense. 

Trump, nella conferenza tenuta il 3 gennaio a Mar-a-Lago, ha spiegato che gli Stati Uniti assumeranno il controllo del Venezuela e collaboreranno con “un gruppo” per garantire la transizione. Il presidente non ha fatto nomi, ma è evidente che Rodriguez costituisca un punto di riferimento chiave in questa fase: “Non sto affermando che sia la soluzione definitiva ai problemi del Paese, ma è certamente una persona con cui pensiamo di poter lavorare a un livello molto più professionale di quanto siamo riusciti a fare con lui”, ha aggiunto il funzionario. 

 

internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

© Riproduzione riservata

TAGGED:
Condividi questo Articolo
consorzio arcale

Avvertenza legale sulle immagini

Alcune delle immagini pubblicate all’interno di questa testata giornalistica sono tratte da fonti online liberamente accessibili. Tali immagini non sono in alcun modo utilizzate per finalità commerciali e i relativi diritti restano di esclusiva titolarità dei rispettivi aventi diritto.

Nonostante le verifiche preventive effettuate dagli autori (incluse, a titolo esemplificativo, l’analisi di metadati, Exif, watermark, loghi o altri segni distintivi), qualora la pubblicazione di un contenuto grafico dovesse risultare lesiva di diritti di proprietà intellettuale o di altri diritti soggettivi, la redazione, su richiesta del titolare, si impegna a rimuoverlo immediatamente o, ove richiesto, a indicarne correttamente l’attribuzione.

Eventuali segnalazioni possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail: proprietaintellettuale@ildifforme.it.

In caso di accertata violazione, la redazione adotterà senza indugio ogni misura necessaria alla cessazione della stessa.