Ia, Brunese (Sirm): “Conoscenza, responsabilità e partecipazione chiave per uso in medicina”

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(Adnkronos) – “Oggi ci troviamo di fronte al secondo livello dei rapporti che l’area medica ha con l’intelligenza artificiale, e per questo conoscenza, responsabilità e partecipazione sono concetti chiave. Inizialmente tutti i medici, i radiologi in particolare, hanno accettato quello che l’industria proponeva per l’Ia senza chiedersi cosa fosse. Oggi, invece, la fase della conoscenza è molto più avanti e parallelamente cresce la responsabilità”. Così Luca Brunese, presidente eletto di Sirm (Società italiana di radiologia medica e interventistica), al convegno organizzato dalla società scientifica in collaborazione con Fondazione Bracco al Centro diagnostico italiano (Cdi) a Milano, nella Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. “Dobbiamo sapere – spiega Brunese – che le allucinazioni, quindi gli errori dell’intelligenza artificiale, possono raggiungere nell’applicazione dei programmi anche il 15%. Il ruolo del radiologo è quindi molto importante per capire e trovare l’eventuale errore”.  

“La diagnostica per immagini è sicuramente il settore dell’area medica che utilizza da più tempo l’intelligenza artificiale, anche attraverso applicazioni di cui non tutti sono a conoscenza – prosegue Brunese – Ad esempio, oggi tutte le macchine di risonanza magnetica utilizzano l’intelligenza artificiale per ridurre la durata dell’esame e quindi il discomfort del paziente. Anche l’archiviazione dei dati viene fatta attraverso metodiche di intelligenza artificiale, quindi senza saperlo i radiologi sono stati i primi utilizzatori. Oggi parliamo di un utilizzo dell’area clinica, quindi una cosa molto più delicata, che riguarda non soltanto la rielaborazione delle immagini, ma anche modelli di interpretazione e predizione dei risultati. Siamo proprio negli anni della grande svolta. Il futuro dirà presto se veramente l’intelligenza artificiale riuscirà a far fare alla diagnostica per immagini il salto di qualità che si propone”. 

Infine uno sguardo al futuro: “Inizialmente si commetteva l’errore di pensare che l’intelligenza artificiale potesse servire come strumento di refertazione automatica. Non lo sarà – precisa Brunese – perché il modello tende a non riconoscere i casi difficili e l’interpretazione delle immagini dubbie viene troppo semplificata”. Sarà invece “un sistema che consente di ridurre l’impatto lavorativo del radiologo consentendogli di guardare soltanto la parte più efficace dell’esame e sicuramente interessante. Si tratta di un futuro non così lontano come potrebbe sembrare”. 

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