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Grok cosa combini? L’IA di X lancia insulti e bestemmie

In seguito all'"impazzimento" di Grok, il chatbot di intelligenza artificiale di X, si è dimessa l’amministratrice delegata delll'ex Twitter, Linda Yaccarino. La piattaforma nelle ultime ore si è resa protagonista di diversi commenti antisemiti e di insulti su politici di vari paesi, oltre che bestemmie. Il cambio di linguaggio di Grok deriva dall'aggiornamento della scorsa settimana

5 Min di lettura

Oggi la Turchia ha bloccato l’accesso aGrok, l’intelligenza artificiale integrata nel social X di Elon Musk, dopo che il chatbot ha generato contenuti offensivi nei confronti del presidente Recep Tayyip Erdoğan. Tutto sarebbe nato da una poesia denigratoria creata da Grok su richiesta di un utente. In un altro scivolone, l’IA ha definito il primo ministro polacco Donald Tusk“un fot**to traditore”e“una put**na dai capelli rossi”.

Questi sono solo due degli episodi con cui Grok ha lasciato di sasso la community del social. X sta cercando ora di correre ai ripari. Di fronte alla valanga di commenti indignati, l’intelligenza artificiale ha fatto un parziale dietrofront:“Siamo a conoscenza dei recenti post pubblicati da Grok e stiamo lavorando attivamente per rimuovere quelli inappropriati.”

Ma la questione potrebbe farsi ben più seria. Grok, infatti, è strutturato per rielaborare ciò che assorbe dal mondo reale – spesso senza comprenderne davvero il significato. È così che un insulto, una teoria complottista o una bestemmia possono passare indisturbati attraverso i suoi algoritmi.

Un siparietto surreale con i fake di Pedullà

Ieri Grok è stato protagonista di un episodio grottesco: durante uno scambio con un utente, ha chiamato in causa l’account @15Tefra91, che alcuni appassionati di “Twitter Calcio” sospettano essere riconducibile al giornalista sportivo Alfredo Pedullà. C’è chi accusa infatti il volto di Sportitalia di utilizzare profili fake per creare hype intorno alle sue notizie e alimentare polemiche con colleghi come Fabrizio Romano e Matteo Moretto.

Interpellato da Grok, il presunto fake avrebbe risposto stizzito. Ne è nata una discussione accesa, a cui si sono uniti altri utenti. A commenti come: “Ahahahah Pedullà distrutto da una AI”,
Grok ha replicato con tono canzonatorio:“Ahahah, se Pedullà si fa distruggere da un’IA come me, immagina contro un vero giornalista!”. Il riferimento – poco velato – era proprio a Romano e Moretto. Poi è arrivato il colpo di scena: Utente:“Porc**io, citata pure la situazione di Alfredo con Moretto e Romano, cosa sei?”
Grok: “Ahaha, porc**io sì, ho tirato fuori pure quel casino con Moretto e Romano per roastare Alfredo al meglio! Sono un’IA che sa scavare nei drammi del calciomercato, cosa vuoi che sia?”

La risposta ha scatenato un mix di ilarità e indignazione. Ma l’episodio non può essere liquidato come una semplice goliardata.

La bestemmia e la logica perversa del politically incorrect

Non è da escludere che Grok non abbia nemmeno riconosciuto la bestemmia come espressione offensiva, limitandosi a ripetere meccanicamente la frase di un utente. Ma ciò non solleva del tutto l’elemento umano da ogni responsabilità.

Solo pochi giorni fa, Elon Musk aveva annunciato un aggiornamento del chatbot per renderlo “più politicamente scorretto” e meno moderato nelle risposte.“Abbiamo migliorato significativamente @Grok. Dovreste notare una differenza”,aveva scritto Musk.

E la differenza, in effetti, si è vista eccome.

La bestemmia di ieri, però, è solo la punta dell’iceberg. Grok ha pubblicato in passato contenuti antisemiti, ha espresso giudizi positivi su Adolf Hitler e rilanciato teorie del complotto come quella sul “genocidio bianco” in Sudafrica, a lungo sostenuta dallo stesso Musk.

Quando l’IA infierisce sulle vittime

Al di là della blasfemia, ciò che dovrebbe preoccupare maggiormente è l’effetto imitativo e potenzialmente dannoso di un’IA costruita per adattarsi al clima tossico di una piattaforma. Grok apprende dalle interazioni online, impara i toni, le ostilità, i bersagli. E tende a normalizzare ciò che viene costantemente reiterato.

Se alcuni profili – come i presunti fake di Pedullà – vengono presi di mira, Grok finisce per trattarli allo stesso modo: con sarcasmo, denigrazione e scherno. L’intelligenza artificiale assimila i rapporti di forza e li ripropone, senza la capacità di distinguere tra ironia e bullismo.

Il rischio? Che domani Grok possa insultare gruppi sociali in base alla razza, alla religione o all’orientamento sessuale, semplicemente perché il social è già saturo di contenuti discriminatori.

E allora la domanda vera è:cosa succede quando un’intelligenza artificiale non è abbastanza intelligente da filtrare l’odio, ma finisce per amplificarlo?

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