“Juventus Football Club comunica di avere sollevato Igor Tudor dall’incarico di allenatore della prima squadra maschile e con lui il suo staff composto da Ivan Javorcic, Tomislav Rogic e Riccardo Ragnacci“. Poche parole ma che tagliano più di un vetro infranto. Una settimana, tre sconfitte. E’ questo il bilancio disastroso che è bastato alla Juventus per decidere di passare oltre e cambiare allenatore. E ad essere letale, è stato proprio quell’1-0 subito dalla Lazio all’Olimpico.
L’annuncio, arrivato intorno all’ora di pranzo, impacchettato con tanto di ringraziamenti “per la professionalità e la dedizione dimostrate in questi mesi“, si aggiunge alla lunga lista che negli ultimi anni è stata costellata dai vari episodi della storia del club bianconero: dall’estate 2020 scandita dall’addio di Maurio Sarri, fino ai biglietti di solo andata per Andrea Pirlo, Massimiliano Allegri e, appena sei mesi fa, pure Thiago Motta.
Leggi Anche
Ed ora, a finire nello scatolone degli oggetti smarriti è Tudor, che fa ammontare a sei la somma degli allenatori diversi che hanno popolato la panchina juventina contando anche l’interregno di Paolo Montero per le ultime gare giocate nel 2023-2024.
Uno scenario che non si era mai visto prima nella storia ultracentenaria della Juventus: per tre stagioni consecutive non era mai capitato che si arrivasse ad un esonero a campionato in corso. Ma il club segna anche un altro record bianconero, ovvero che si tratta del primo ribaltone in questa Seria A, con Tudor prima “testa a saltare“. Insomma, tirando le somme, l’addio del croato si scrive con 24 gare totali e dieci vittorie, otto pareggi e sei sconfitte nei suoi 218 giorni alla guida della squadra.
Il problema Tudor, però, non sembrava sussistere per parte della tifoseria organizzata, che riteneva il tecnico come l’ultimo dei problemi. Basti guardare banalmente agli striscioni che citavano: “Tudor uno di noi“, firmato “Figli della Mole 1897” all’esterno dell’Allianz Stadium. Ebbene sì, perché con il croato si è avuto una sorta di nostalgia per l’era Thiago Motta. Le similitudini erano difatti enormi, tra un inizio convincente e l’infortunio di Bremer a complicare i piani, fino ad arrivare all’esonero.
Comunque, il futuro prevede che si passerà per Brambilla, una soluzione interna, sarà presente nella sfida da non sbagliare contro l’Udinese. Poi inizierà una nuova era, l’ennesima in casa bianconera. E il totonomi è più che febbricitante. Tra i tecnici disponibili, che si stanno prendendo in considerazione, si mormora parecchio di Luciano Spalletti, più volte accostato alla panchina della Juve e mai così vicino come questa volta.
I massimi dirigenti del club però dovranno valutare sia l’eventuale durata del contratto, sia l’ingaggio di Lucianone, senza dimenticare il peso dello stipendio di Thiago Motta, di circa 3,5 milioni netti a stagione, sia di Tudor che si aggira intorno ai 3 milioni netti all’anno. Entrambi con contratto fino al 2027.
La soluzione più economica invece si incarnerebbe in Raffaele Palladino, che conosce molto l’ambiente bianconero, avendoci giocato fin dalle giovanili, e che ha collaborato al Monza con l’attuale dt François Modesto. Per il momento, le voci di corridoio li danno testa a testa, con un Roberto Mancini all’orizzonte e anche un inizio di sentiero che porterebbe a Daniele De Rossi.
© Riproduzione riservata


