Vagnozzi: “Sinner è un tipo focoso, ma sa gestire bene le sue emozioni”

Simone Vagnozzi, al Corriere, racconta il percorso che lo ha portato ad allenare Sinner e i segreti per aiutarlo a certificarsi come numero uno al mondo

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Nel percorso che ha portatoJannik Sinner sul tetto del tennis mondiale, una figura che ha avuto un ruolo centrale è stata quella di Simone Vagnozzi.Il tecnico marchigiano, in un’intervista alCorriere, ha ripercorso le tappe di un viaggioiniziato nel 2022e diventato, nel giro di pochi anni, una delle storie più importanti dello sport italiano.

Da quel momento sono arrivati traguardi importanti dai successi nel Grande Slam alla conquista dellaCoppa Davise soprattutto la certificazione di Sinner come numero uno del ranking ATP. Un’ascesa costruita attraverso lavoro, programmazione e una continua ricerca del miglioramento.

Vagnozzi: “Sinner era già fortissimo, ma bisognava potenziare la dimensione fisica e muscolare, lavorare sull’aspetto mentale.”

L’incontro tra Vagnozzi e Sinner è nato quasi per degli strani eventi del destino.A fare da ponte è stato Alex Vittur, manager del tennista altoatesinoe testimone di nozze dello stesso allenatore marchigiano. Il primo contatto risale alla finale di un torneo a Melbourne, quando Sinner affrontò Stefano Travaglia, allora seguito proprio da Vagnozzi.

L’inizio come lo stesso allenatore racconta è avvenuto proprio in quella occasione:”Quando Sinner decise di separarsi da Piatti fui chiamato da Vittur per allenarlo.Era il 2022. Mi misero in prova ma, evidentemente, ha funzionato

Fin dall’inizio il tecnico aveva percepito qualcosa di speciale nel giovane talento italiano. Sinner possedeva qualità tecniche e una predisposizione al lavoro fuori dal comune, ma serviva trasformare il talento in un giocatore più completo, capace di leggere meglio le partite e adattarsi alle caratteristiche degli avversari.

La fame di migliorarsi, però, era già evidente. Vagnozzi ricorda di aver sperato che Sinner non si accontentasse dei risultati raggiunti:“Speravo non mi dicesse che era contento di essere il numero 10 del mondo. E così fu. Voleva diventare il numero 1.

Per arrivare a quel traguardo, il percorso ha richiesto  “lavorare sulla crescita fisica e muscolare, sull’aspetto mentale e sulla gestione dei momenti decisivi”.Un processo completato anche grazie anche a Darren Cahill, entrato nello staff nell’estate del 2022.

Il cammino, però, non è stato privo di ostacoli. La vicenda della squalifica e alcuni momenti difficili, come lasconfitta al Roland Garros contro Francisco Cerundolo, arrivata dopo problemi fisici,hanno rappresentato prove importanti. Ma proprio da queste difficoltà Sinner ha trovato nuova forza.

Vagnozzi ha infine spiegato:“Questo tipo di giocatori si sente sempre più forte degli altri e quindi deve dimostrarlo. Questo fornisce la forza di reagire sempre, di non arrendersi anche quando sei sotto di brutto. Jannik, anche in questo, è speciale”.

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