Un’intervista piuttosto particolare quella rilasciata da Gilles Simon, ex coach di Daniil Medvedev. A Eurosport Francia, l’ex tennista ha descritto nei dettagli il quadro del tennis di alto livello, chiarendone alcuni meccanismi e dando una luce nuova alla storia del tennista russo, che pochi giorni fa è uscito dalla top 10 dei tennisti mondiali.
Una caduta libera impressionante che, in tre anni, lo ha portato dal primo posto in classifica all’undicesimo. Giocatore dal talento indiscutibile, Medvedev sembra soffrire un atteggiamento fortemente autocritico e un nervosismo che in campo molto spesso lo abbatte. A spiegarlo è proprio Simon, che ha seguito il russo per un intero anno. “Daniil è estremamente simpatico fuori dal campo, ma quando è in campo, quando gioca le partite, ha un piccolo mostro interiore con cui confrontarsi“, ha cercato di spiegare.
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Simon su Medvedev: “Non tutti possono essere Jannik Sinner”
Nonostante l’aiuto del suo team, il russo non è riuscito a superare queste difficoltà, lasciando effettivamente che lo inglobassero e lo trascinassero sul fondo della sua carriera sportiva. “Non tutti possono essere Jannik Sinner. Nascono solo pochi “Sinner potenziali” per generazione, e possono nascere ovunque nel modo. La domanda è: quando ne abbiamo uno, riusciamo a farlo diventare davvero un Sinner, cioè portarlo fino in cima?“, ha spiegato il coach francese, elogiando il lavoro svolto dalla federazione tennistica italiana e auspicando che anche quella francese possa iniziare un percorso simile.
Simon ha infatti sottolineato come in Italia oggi la Federazione collabora con le accademia, moltiplicando i tornei in casa e dando la possibilità agli italiani di gareggiare in massa. “Quando vai ai Challenger da loro, metà dei giocatori sono italiani: così, ogni volta, c’è uno in semifinale o che vince, e questo spiega il serbatoio dei talenti che hanno“, ha sostenuto l’ex tennista francese.
Simon su Medvedev: “Il primo disaccordo è stato durante gli Us Open”
Tornando a parlare della rottura con Medvedev, Simon ha ricordato le difficoltà incontrate in quell’anno. “Abbiamo avuto un primo disaccordo durante gli US Open, dove ha raggiunto i quarti di finale“, ha sostenuto, sottolineando le difficoltà che si hanno quando si cerca di aiutare un professionista che è tale da anni e che da anni utilizza lo stesso schema di gioco.
“Alla fine della stagione abbiamo parlato e mi ha confessato che l’avevo già aiutato molto, ma che non potevo spingerlo oltre“, ha confessato, aggiungendo di essere convinto di aver dato un supporto cruciale alla stagione dell’ex campione. “È un peccato che sia andata così, ma lo sapevo già prima di iniziare a lavorare con lui. Ci sono stati comunque tanti momenti di felicità“, ha poi concluso, manifestando comunque una certa amarezza per quanto avvenuto.
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