Vedere Flavio Cobolli giocarsi il suo primo Slam sul Philippe-Chatrier non è stato soltanto il coronamento di un percorso personale fatto di sacrifici, crescita e talento. È stata anche l’ennesima fotografia di untennis italiano che continua a vivere una delle stagioni più floride della sua storia. La finale raggiunta dal romano a Parigi conferma ,infatti, come il movimento azzurro abbia ormai compiuto il definitivo salto di qualità: non più una realtà capace di regalare sporadiche soddisfazioni, ma una presenza costante ai vertici del tennis mondiale.
Parigi incorona Zverev, ma applaude Cobolli
Coraggio, resilienza e una determinazione incrollabile. Sono questi gli elementi che hanno accompagnato Flavio Cobolli nel suo straordinario cammino alRoland Garros, un torneo che lo ha consacrato definitivamente tra i protagonisti del tennis mondiale. La sconfitta maturata in finale brucia ancora.A festeggiare è stato Alexander Zverevche, dopo tante occasioni sfumate nel corso della carriera, è riuscito finalmente a conquistare il suo primo titolo Slam. Eppure, nonostante la delusione per il traguardo sfiorato,Cobolli ha saputo mostrare grande eleganza e sportività durante la cerimonia di premiazione, riconoscendo pubblicamente quanto il tedesco meritasse quel successo, sia per il percorso compiuto negli anni sia per il valore espresso in campo. L’epilogo parigino, tuttavia, non cancella quanto di straordinario il tennista romano abbia costruito nelle due settimane francesi.
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Un percorso vissuto da protagonista assoluto, che lo ha visto competere ai massimi livelli e raggiungere un traguardo che da bambino sembrava quasi irraggiungibile. Quel Roland Garros che per anni aveva osservato davanti alla televisione è diventato oggi il palcoscenico della sua definitiva consacrazione. Il romano lascia dunque Parigi con sentimenti contrastanti. Da una parte la delusione per una finale persa quando il sogno di alzare la Coppa dei Moschettieri appariva a un passo, dall’altra la consapevolezza di aver compiuto un importante salto di qualità nella propria crescita professionale.Un risultato che gli consente di raggiungere il miglior piazzamento della carriera, entrando per la prima volta tra i dieci giocatori del ranking ATP. Se il presente racconta una sconfitta, il futuro parla di opportunità.
A soli 24 anni, Cobolli sa di avere ancora ampi margini di miglioramento e guarda avanti con la serenità di chi ha dimostrato di poter competere con i migliori al mondo. La finale persa a Parigi rappresenta una ferita sportiva che farà male ancora per un po’, ma anche una solida base sulla quale costruire nuovi traguardi. Perché il Roland Garros si chiude senza il trofeo, ma con una certezza:il sogno Slam non è svanito, è semplicemente rimandato. Adesso Flavio Cobolli festeggia il decimo posto nel rankingma la fame di raggiungere qualcosa di più rimane intatta. E chissà che la prossima occasione per inseguire quel sogno non sia già dietro l’angolo, magari sull’erba di Wimbledon, dove un’altra pagina della sua giovane carriera potrà essere scritta.
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