Carlos Alcaraz è ai box per un infortunio al polso accusato al torneo di Barcellona. Lo spagnolo non ha partecipato agliInternazionali di Romae ha già annunciato che non prenderà parte neanche al Roland Garros.Vanity Fairha intervistato il numero 2 al mondo prima della rinuncia al Masters 1000 di Madrid dello scorso aprile.
La rivalità con Sinner e le grandi rivalità del passato
Uno dei temi trattati durante l’intervista è stata la rivalità con il numero 1 al mondo Jannik Sinner, così lo spagnolo ha commentato il suo rapporto con l’altoatesino: “Ci aiutiamo a dare del nostro meglio: lottiamo per lo stesso obiettivo, ma non c’è bisogno di odiarsi a vicenda perché vogliamo la stessa cosa”. Poi rivela che quando si compete a questi livelli è difficile “avere un’amicizia stretta:comunque si può fare, io sono assolutamente a favore“.
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Nell’intervista viene chiesto ad Alcaraz di confrontare la sua rivalità con Sinner e le grandi rivalità dei campioni del passato:“Le rivalità sono processi lunghi. La nostra non è paragonabile alle storiche rivalità che ci sono state nel tennis, perché entrambi abbiamo ancora tanti anni davanti“.La speranza di Alcaraz è quella di continuare a giocare contro Sinner ancora per diverso tempo, magari in molte finali,“dividendoci i tornei più importanti”.
L’infortunio al polso e la vita di Alcaraz da tennista
L’infortunio al polso di Carlos è stato un duro colpoper lo spagnolo che racconta di non riuscire a fermarsi anche quando dovrebbe:“Ci sono stati momenti in cui non mi sono fermato per fare una pausa e questo mi ha portato a non giocare bene e a infortunarmi, diciamo che non è finita bene…”. La vita di un tennista professionista non è tutta rosa e fiori come potremmo immaginare:“Come persone, abbiamo giorni buoni e giorni cattivi, a volte ci svegliamo senza voglia di fare nulla, ma dobbiamo comunque presentarci, e a volte non reagiamo come dovremmo. Alla fine della fiera, anche noi siamo umani…” .
Poi ribadisce di essere consapevole di star vivendo “una vita da sogno, la vita che sognavo”. Ma a volte il 22enne vorrebbe poter avere più momenti per se stesso, “per fare le cose che farebbe un qualsiasi ragazzo. Poi conclude di essere“consapevole di avere ancora tanto davanti a me, e cerco di non pensare che mi restano 12 o 15 anni di carriera perché mi sentirei sopraffatto, non voglio diventare schiavo del tennis“.
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