“Eravamo evangelici metodisti, in casa prendevamo il tè con il latte.”Basta questa frase per capire la mentalità diJulio Velasco: disciplina, metodo, ordine e rigore etico. Una visione che ilct della nazionale femminile di pallavoloha saputo trasmettere con empatia alle sue allieve,guidandole a untrionfo storico. Un oro che è durato un’attesa di23 anni. Il successo di ieri inThailandiarappresenta ilsecondo titolo mondiale femminileper le Azzurre e Velasco ne è protagonista. Una vittoria costruita su ottimismo, rigore, intelligenza ecapacità di far crescere le persone, oltre che le atlete.
Grande motivatore, oltre che leader, maestro e filosofo, l’argentino è molto più di un semplice coach. Con la mentalità del “qui e ora” e ilsupporto verso le sue donne, il ct ha spinto le ragazze a dare il massimo in campo e la vittoria di Bangkok ha dimostrato come Velasco siauno dei più grandi tecnici nella storia del volley italiano.
Leggi Anche
Julio Velasco:”Le donne vanno incoraggiate”
“Le donne hanno il terrore di sbagliare perché per millenni hanno pagato gli errori con le botte degli uomini. Quindi a volte vanno incoraggiate” era stato lo stesso Julio Velasco a dirlo e proprioil supporto nei confronti delle “sue donne” è emerso dal successo di Bangkok.
Il pensiero di Velasco sarebbe legato probabilmente ad un fatto che ha segnato la vita dell’allenatore, lui stesso aveva ammesso:“Mio padre non c’era quasi mai…La sua mancanza è una delle cose che mi hanno forgiato il carattere“. Raccontando un po’ della sua infanzia, il ct ha rivelato di aver imparato “tante cose da uominida solo“.
E tale approccio si è in un certo senso riflesso nella conquista dell’oro mondiale femminile, risultando anche vincente se i fatti parlano: in poco più di un anno le azzurre hanno costruito un palmarès eccezionale:oro alle Olimpiadi di Parigi 2024, due Volleyball Nations League (2024 e 2025) e ora il Mondiale. Quello di Velasco èun successo che parla la lingua dell’umano prima ancora che dello sport.
Da panchinare a protagoniste dell’oro
Con uno sguardo capace di andare oltre, Velasco ha riscritto le dinamiche del gruppo azzurro,riportando al centro del gioco atleteche, fino a poco tempo fa, eranorimaste ai margini della nazionale.La vittoria di Bangkok porta anche il segno di questa visione, che hatrasformato panchinare in protagoniste, restituendo talento ed entusiasmo a chi aspettava di scendere in campo e di essere valorizzata.
Tra queste ci sono figure cheDavide Mazzanti, nel ciclo precedente, aveva scelto di tenere in panchina, comePaola Egonu. Quest’ultima atleta ieri si è dimostrata essere l’arma offensiva principale e colonna del trionfo, insieme alla compagnaAlessia Orro, che nella vittoria thailandese è stata premiata con il titolo diMVP del torneoeMiglior palleggiatrice. Nella partita contro la Turchia, hanno brillato anche in difesa e muro,Monica De Gennaro(libero), che prima di Velasco aveva già annunciato l’addio dopo una carriera monumentale eAnna Danesi(centrale) nominata come capitano al cambio di ct.
Lo stile da maestro e le vittorie
I successi di Velascosono stati molteplici e non solo da ct della Nazionale femminile di pallavolo. Infatti vince prima in Argentina con ilFerro Carrile da vice della Nazionale sul podio mondiale nel 1982, poi in Italia, dominando le competizioni conla Panini Modena.Da qui è passato alla Nazionale maschile di Zorzi, Giani e Bernardi, dove ottiene ancora trionfi tra cui due Mondiali, tre Europei e cinque World League. Ed infine dopo essere stato coinvolto in impegni vari, come quello nel calcio con laLazio di Cragnotti e l’Inter di Moratti,arriva alle vittorie con leragazze dell’Italvolley.
In tutti i suoi impegni Velasco ha incarnato un’idea di allenatore che va ben oltre la tattica:è unmaestro, nel senso più nobile e socratico del termine. “Un allenatore, e in genere un leader, non fa nulla. Fa fare le cose agli altri. E deve convincerli” aveva dichiarato, poi continua“L’allenatore è prima di tutto un insegnante; per questo deve uccidere il giocatore che è stato. Se non lo fa, rischia di fallire” ed ancora “devi fare un po’ come Socrate, che con le domande faceva ragionare, guidava“.
Proprio come il filosofo, il ct non impone verità, infatti la sua autorevolezza non nasce dal comando, ma dalla capacità di far crescere gli altri, riconoscendo in loro un potenziale. Ed è questo quello che ha fatto con le sue atlete, oggi campionesse mondiali.“Il punto è che avevo fiducia in loro.È come con i figli: i figli capiscono quando i genitori non hanno fiducia, quando non dicono la verità.”Ed è proprio questa fiducia profonda, autentica, a fare la differenza e le sue ragazze l’hanno percepita e restituita in campo,portando a casa la vittoria.
© Riproduzione riservata













