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La situazione in vista delle elezioni Figc il 22 giugno

Giovanni Malagò ambisce ad ottenere un plebiscito e punta a raggiungerlo attraverso la competitività delle Nazionali e quindi gli indispensabili investimenti sui giovani, la sostenibilità economica, un piano nazionale per migliorare gli impianti. Giancarlo Abete vuole togliere il presidente Figc dalle logiche del club Italia per affidarla ad un manager di calcio

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Malagò e Abetelo scorso 14 maggiohanno presentato i loro programmi in vista delle elezioni per la presidenza dellaFigcil prossimo 22 giugno. Dopo le dimissioni di Gravina, sarà eletto un altro presidente, ma rimarrà identico il consiglio federale: tutti i 21 consiglieri in carica con la governance precedente (tra cui Marotta, Campoccia e Chiellini in quota A) si sono ripresentati e verranno contestualmente rieletti. Visto che il consiglio federale resterà immutato, il nuovo presidente dovrà essere in grado di essere la miccia che scatenerà un cambiamento nella nostra federazione. In Lega Pro invece c’è il margine per una scelta: Macchia (Potenza) sfiderà Gallazzi (Alcione), con il secondo nettamente favorito.

Il programma di Giovanni Malagò

Il futuro è una responsabilità che accetto con orgoglio”, così comincia il programma elettorale di Giovanni Malagò, il candidato della Serie A che haraccolto il consenso di tutte le componenti tranne che della Lega Dilettanti, mentre la Lega Pro al momento rimane ancora neutrale. “Il calcio ha bisogno di una stagione di ricomposizione“, spiega nel suo programma l’ex presidente del CONI, che ambisce ad ottenere un plebiscito e punta a raggiungerlo attraverso la competitività delle Nazionali e quindi gli indispensabili investimenti sui giovani, la sostenibilità economica, un piano nazionale per migliorare gli impianti, l’indipendenza dell’Aia e la credibilità e sostenibilità delle regole, senza dimenticare la revisione del carico fiscale, l’introduzione della quota sul betting e il superamento dell’IRAP.

La Lega per Malagò è “il principale asset industriale e mediatico, da proteggere”.La Serie B viene intesa come “patrimonio territoriale e laboratorio del talento“, la C “il punto in cui serve la riforma più concreta“, mentre per il mondo dei dilettanti Malagò propone l’introduzione di un fondo e un tavolo permanente col professionismo. Una parte del programma viene lasciata alla formazione degli allenatori:“è una delle leve più efficaci per migliorare il calcio”, mentre la centralità del calciatore“deve essere interpretata come equilibrio tra libertà, formazione, salute e sostenibilità”.

Il programma di Giancarlo Abete

Il programma di Abete comincia dal ringraziamento a Gravina, ha citato il documento nel quale il presidente uscente richiama la politica e le componenti alle loro responsabilità e non ha risparmiato un attacco alla Serie A, che può “bloccare qualsiasi norma che riguardi la propria Lega, rendendo impossibile per la federazione qualsiasi intervento normativo sulla componente di vertice“.

Tra i punti focali del suo programma ci sono la riforma Zola della Lega Pro per i giovani, la sostenibilità del sistema che continua ad accumulare perdite, la tutela del calcio di base, la ristrutturazione dell’Assoarbitri separando la parte associativa da quella tecnica e gli interventi collegati al recupero di risorse dalle scommesse, senza dimenticare le misure per attutire gli effetti della riforma del lavoro sportivo, il tema più caro ai dilettanti.

Ma la vera proposta di Abete è pronta q causare una rottura con il sistema precedente, ovvero: togliere al presidente Figc la responsabilità delClub Italia, affidandola a un manager del calcio non legato alle logiche di rappresentanza. Sia Malagò che Abete promettono il pieno supporto al calcio femminile per non vanificare lo sforzo del professionismo. 

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