Mourinho maestro di vittorie, ora Roma può sognare 

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A nemmeno 24 ore dal primo trofeo UEFA della storia romanista, per lo Special One il bello deve ancora venire e chiede investimenti. Friedkin è pronto ad accontentarlo. Giallorossi a un bivio storico

La festa è a Roma. Ieri, al termine della finale di Tirana, i tifosi giallorossi presenti sugli spalti dell’Arena Kombëtare e quelli rimasti nella Capitale, si sono riversati nelle strade fino all’alba per festeggiare la vittoria di un titolo europeo che a Roma, sponda giallorossa, mancava da 61 anni.

Al termine della gara, lo Special One, José Mourinho, non ha saputo nascondere la sua emozione. Lacrime di gioia quelle del tecnico portoghese, che ai microfoni di Sky ha dichiarato: «Dovevamo scrivere la storia, l’abbiamo scritta -ha poi proseguito- sono emozionato perché a Roma e con la Roma è tutto diverso, amplificato. Siamo una grande famiglia e questa vittoria è per tutti i tifosi».

Mourinho, nonostante la grande gioia, non ha mancato di guardare al futuro, parlando di progettualità e necessità di investimenti per competere su più fronti. Il tecnico portoghese, infatti, sempre ai microfoni di Sky, ha ammesso:«Resto, sono troppo legato a questa squadra, sono romanista al 100% ma per essere competitivi mi aspetto investimenti e tanto lavoro». Un chiaro messaggio diretto al presidente, Dan Friedkin, che ieri ha festeggiato il suo primo trofeo da tycoon del club capitolino e ha già promesso: «Sarà un punto di partenza, non di arrivo. Il merito è del mister e dei giocatori, non mio». Anche il direttore sportivo Pinto ha seguito la linea societaria, votata al miglioramento della rosa ed alla crescita del club, sottolineando: «Parlare adesso di mercato non serve, godiamoci il momento. Per il futuro sapete benissimo quali sono i nostri obiettivi, abbiamo ingaggiato Mourinho per un motivo..» chiaro riferimento alla capacità di vincere, già mostrata in questa prima stagione, da parte del plurititolato tecnico portoghese.

Le idee per la prossima stagione

Se è prematuro parlare di mercato, anche se la Roma sta già lavorando per ingaggiare alcuni calciatori ritenuti funzionali per il progetto di crescita, è giusto sottolineare il grande lavoro svolto dai protagonisti di questa cavalcata europea, attualmente in rosa. Una crescita netta, quella della Roma, specie visto l’annoso problema del club capitolino, abituato a mollare alle prime difficoltà, fallendo puntualmente gli obiettivi stagionali.

Il cambio di passo nella testa dei calciatori, ancora prima che nelle gambe, è tangibile. Nessuno si sorprenderà, allora, quando a fine partita capitan Pellegrini, nonostante i festeggiamenti ancora in corso, ha precisato:<<Siamo fieri ed emozionati, ma questo gruppo è già focalizzato sulla prossima stagione, vogliamo vincere ancora>>. 

Questo modo di pensare rappresenta, potremmo dire, un vero e proprio cambio di passo nella mentalità di un club, quello giallorosso, spesso bello ma poco concreto una volta giunti al dunque. 

Proprio la concretezza rappresenta la virtù principalmente esaltata da Mourinho e dalla sua squadra. Un gruppo di calciatori non eccelsi tecnicamente, basti pensare alla media punti dell’ultimo triennio, ma che, mai come in questa stagione, ha fatto del pragmatismo la sua migliore arma. Proprio ieri, infatti, a fronte di un secondo tempo vissuto all’angolo, dinanzi ad un Feyenoord arrembante e votato all’attacco, ha saputo resistere e portare a casa una vittoria che ha tutto il sapore di un appuntamento con la storia. Una storia, quella della Roma, che affidata alle sapienti mani di Mourinho può finalmente cambiare, aprendo al club giallorosso le porte dell’Olimpo del calcio. Mai nessuno, infatti, era riuscito a portare a Roma un trofeo europeo. Nemmeno gli scudettati Fabio Capello e Nils Liedholm, per quanto quest’ultimo ci sia andato molto vicino nel 1984, ed è ora che mister Mourinho può accarezzare la possibilità di cambiare la storia della Roma, non soltanto scriverla, perché oggi nella Città Eterna, dopo 14 anni di amarezze dovute ad errori societari ed episodi calcistici sfortunati, si respira finalmente aria nuova, aria di vittoria, e chi più di Mourinho potrebbe insegnare a vincere? 

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