Una lettera che raccoglie tutto il dolore di un giovane che d’improvviso si è trovato a prendere una decisione dolorosa, ma fondamentale: abbandonare il sogno della propria vita o perdere se stessi? Mattia Caldara, ex difensore di Atalanta e Milan, ha deciso di salvaguardare la sua vita e quella delle persone che lo amano prendendo l’amara e sofferta decisione di abbandonare il calcio giocato.
A soli 31 anni, nel fiore della sua carriera, Caldara ha annunciato il suo ritiro con una lettera pubblicata su gianlucadimarzio.com. Uno scritto che spiega, sin dalla sua origine, la decisione del giocatore. Alla base di questa scelta, infatti, vi sarebbero le difficoltà fisiche che si sono sviluppate in questi ultimi anni. “Tutto è nato a luglio, dopo una visita da uno specialista“, ha raccontato il 31enne, ricordando come il medico lo abbia reso partecipe del fatto che nella sua caviglia non era più presente cartilagine e che tra qualche anno il professionista avrebbe avuto bisogno di una protesi.
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“Il mio corpo mi aveva tradito. Questa volta, forse, in modo definitivo“, ha sostenuto il giocatore, chiarendo di aver accettato questa decisione dopo momenti che però non sono stati semplici. Caldara ha ripercorso la sua carriera, a partire dall’esordio con Napoli e poi l’esperienza con la Juve, dove però non ha mai giocato. “Non ero ancora pronto per un salto di quel tipo“, ammette, per poi ricordare come al Torino Chiellini abbia provato a convincerlo a rimanere, anche se senza successo.
“Quando ho saputo dell’interesse del Milan ho accettato“, ha ricordato, arrivando poi a parlare del primo infortunio. “Stavo correndo, all’improvviso una sensazione mai provata prima, come se qualcuno mi avesse sparato sul tendine“, ha riferito, ricordando lo sguardo di Maldini che sembrava esprimere solo dispiacere. Poco dopo, poi, l’infortunio al ginocchio. “Mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo“, ha raccontato, parlando di un momento piuttosto buio della sua esistenza.
“Era il momento di dire basta. Basta al calcio giocato e, soprattutto, alla sofferenza e al vuoto che da anni mi accompagnavano“, ha scritto nella lettera, conclusa poi con un messaggio di speranza: “Ho ripreso in mano la mia vita. Sto recuperano quello che ho perso. Anche se, a volte, perdersi serve“.
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