Kempes ha parlato alla Gazzetta dello sport del cammino che attende la Seleción di Lionel Scaloni in questa Coppa del Mondo. È sempre difficile ripetersi dopo aver toccato il cielo, e l’Albiceleste di Lionel Scaloni lo sa bene. Dopo la gioia indimenticabile del Mondiale 2022, l’Argentina torna a inseguire lo stesso sogno, con la consapevolezza di chi ha già scritto una pagina di storia ma non vuole smettere di crederci.
Una squadra che si porta dentro ancora l’eco di quella notte magica, in cui Lionel Messi ha coronato il più grande obiettivo della sua intera carriera, sollevando una Coppa che per anni era sembrata quasi irraggiungibile. Oggi l’Albiceleste si presenta con un volto in parte diverso rispetto al precedente Mondiale, ma con lo stesso spirito, la stessa appartenenza e la stessa identità, pronta a ritrovare quella scintilla capace di riaccendere lo stesso sogno.
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Il percorso dell’Argentina affonda le sue radici nell’arrivo di Lionel Scaloni sulla panchina della Seleción, una scelta che ha riportato entusiasmo, leggerezza e soprattutto identità a una squadra che sembrava aver perso direzione. Il commissario tecnico ha avuto il merito di rivoluzionare l’undici titolare, puntando su una nuova generazione di talenti e su un nucleo ristretto di leader capaci di indicare la strada dentro e fuori dal campo. In questo scenario, MarioKempesnon ha dubbi: anche in questoMondialel’Argentina si affiderà a una struttura ormai collaudata, con Lionel Messi al centro del progetto e un riferimento offensivo tra Lautaro Martínez e Julián Álvarez.Restano però da valutare le condizioni dell’attaccante dei Colchoneros, rientrato in nazionale non al meglio dal punto di vista fisico. L’ex attaccante argentino sottolinea inoltre la sua grande fiducia nel capitano nerazzurro, definendolo un giocatore di altissimo livello e paragonandolo a Luque, figura fondamentale nel cammino che portò l’Argentina al titolo del 1978.
Non manca, poi, il passaggio su Messi, descritto da Kempes come un giocatore ancora affamato, anche se condividere il campo con un talento del suo calibro non è mai semplice: significa adattarsi al suo ritmo, intuire le sue giocate e farsi trovare pronti a seguirne le idee, spesso un passo avanti a tutti. Quando si parla di Messi, il confronto con Maradona diventa inevitabile.“Grazie a Dio sono entrambi argentini”, ha commentato Kempes con un sorriso.“Oggi dico Diego, perché ha incantato e vinto tutto. Ma Leo è ancora in attività, sarà il suo ultimo Mondiale: il confronto definitivo lo faremo quando avrà smesso. Potrebbe anche vincere la sua seconda Coppa”Infine viene richiesto un commento sulla situazione dell’Italia, oggi molto diversa rispetto a quella del 1978. il problema potrebbe risiedere nella difficoltà di aggiornarsi a un calcio che viaggia ormai a ritmi altissimi e non perdona chi resta indietro. E allora viene da dire che, se oggi il Mondiale lo guardiamo dal divano, l’Italia deve saper osservare e imparare: proprio dall’Argentina, che ha avuto il coraggio di cambiare, di evolversi e di ricostruirsi fino a tornare sul tetto del mondo.
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