A Skopje, su un campo di zolle degno neanche del derby Fanfulla-Caratese, la nobiltà decaduta dell’Italia calcistica ha perso anche il suo ultimo quarto in una partita in cui le trame di Spalletti non si sono neppure intraviste, spegnendosi nel primo tempo in un palo di Barella e in un altro paio di occasioni, speculari peraltro a quelle regalate alla Macedonia del Nord.
Quella che, come pietra di paragone, nell’ultima apparizione europea aveva beccato ben sette noccioline dall’Inghilterra, tanto che i tifosi avevano chiesto a gran voce la testa del tecnico Blako Milevski, alias Nosferatu, che mostrava a bordo campo la sua lucida crapa, perfettamente speculare a quella di Spalletti, nelle sembianze di un Hagler spiritato che guardava sconsolato i balbettii della sua squadra.
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Il secondo tempo, dopo il golletto da biliardo di Immobile dopo una traversa di Barella, è stato di una sofferenza deprimente e opprimente, con la modestissima Macedonia padrona del campo e noi sempre più schiacciati in difesa, costretti in una trincea quasi assurda e a falli sempre più rischiosi al limite dell’area, fino alla meritata punizione, di nome e di fatto.
Italia, fatal Macedonia atto II
Questa, purtroppo, è la cifra attuale del nostro calcio, di cui la Nazionale è da troppo tempo il fiore all’occhiello appassito dopo l’inaspettato exploit dell’ultimo Europeo: due Mondiali saltati non sono certo un caso, e mentre un tempo la Corea del ’66 era un caso isolato in un contesto di allori calcistici, ora le debacle con le Macedonie sono diventate la triste norma, ed è difficile individuare il virus che ha colpito una Nazionale del tutto irriconoscibile, ormai lontana anni luce dai nostri tradizionali competitor, che un tempo erano Brasile, Argentina e Germania e ora sono le squadrette della periferia continentale. Una crisi verticale, insomma, quasi inspiegabile.
Disfatta Italia, Europeo in bilico
Certo, la grottesca recita a soggetto di Ferragosto, con l’addio milionario di Mancini verso l’Arabia – non siamo moralisti e non ci stupiamo più di nulla, ma anche nelle farse est modus in rebus – non è stata certo un buon viatico per rilanciare la Nazionale: se un tecnico si dimette a meno di un mese da due partite cruciali, lasciando la Federazione in braghe di tela, significa che è scorretto lui e sono inadeguati i vertici che gli avevano conferito mandato pieno pochi giorni prima.
Dire che la Macedonia del Nord è la nostra bestia nera, come lo furono un tempo la Corea e l’Irlanda, anch’esse del Nord, può essere una nota di colore, ma non fa certo sorridere. Perché di questo passo non ci resta che piangere, perché stiamo riuscendo, dopo aver fallito due qualificazioni mondiali consecutive, a disertare anche il prossimo Europeo.
“Una buona partita” – ha commentato Spalletti con un sorriso tirato davanti alle telecamere Rai: beato lui. Sarà perché a bordo campo lampeggiava un beffardo cartellone pubblicitario con la scritta: “La Nazionale delle ristrutturazioni”. Quella italiana è in corso, e non è dato sapere quando finirà.
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