C’è un numero che pesa più di una sconfitta nel derby, più di un bilancio in rosso, più di un
rigore sbagliato al novantesimo. Quel numero è 1. Un minuto è il tempo concesso ai calciatori italiani dal Como 1907 in questa stagione.
Edoardo Goldaniga, un onesto mestierante della difesa, è diventato suo malgrado il simbolo
di un’estinzione. È entrato, ha calpestato l’erba del Sinigaglia, ha sentito il fischio finale. Fine
delle trasmissioni per il prodotto interno lordo calcistico del club più glamour del momento.
Dietro questo dato, però, non c’è solo una scelta tecnica di Cesc Fàbregas. C’è il fallimento
politico di un intero sistema e la mutazione genetica di un calcio che parla sempre meno la
lingua di Dante e sempre più quella dei dividendi internazionali.
Calciatori italiani in Serie A: Chi resiste e chi abdica
Mentre il Como si gode la sua isola felice senza passaporti azzurri, il resto della Serie A
osserva, diviso tra l’invidia per i capitali indonesiani e la paura di perdere definitivamente la
propria identità. Ma non siamo tutti uguali. Esiste ancora una “Resistenza” italiana, anche se
i numeri sono impietosi.
Se l‘Atalanta dimostra che si può vincere in Europa con i prodotti di Zingonia e l’Empoli
continua a essere il polmone verde del nostro calcio, realtà come l’Inter, il Milan o la stessa
Roma hanno ormai abbracciato una visione “English style”. La penultima per impiego d’italiani è il Verona, un statistica che fa ben sperare essendo l’ultima in Serie A. Tuttavia, nessuna era mai
arrivata all’estremo del Como: un’epurazione silenziosa, figlia di un mercato che ignora i
confini.
Il “Piano Hartono”: Visione lungimirante o colonialismo sportivo?
Smettiamola di essere ipocriti. Robert Budi Hartono, l’uomo più ricco d’Indonesia, non è
venuto sul Lago di Como per studiare la storia della Nazionale di Bearzot o di Lippi. È
venuto per fare business, per trasformare una piazza romantica in un brand globale.
Il Como non è una squadra di calcio nel senso tradizionale del termine: è una piattaforma
di investimento. Lo scouting è affidato ad algoritmi che setacciano il Sudamerica e il Nord
Europa, la comunicazione è pensata per il mercato asiatico e anglosassone, e la rosa è un
mosaico di talenti rivendibili.
Italiani in nazionale, chi schiererà Gattuso?
Il vero dramma, però, si consuma a Coverciano. Gennaro Gattuso, ogni volta che deve
diramare le convocazioni, sembra un cercatore d’oro in un fiume in secca. Se i club di metà
classifica – quelli che un tempo erano il serbatoio della Nazionale – smettono di far giocare
gli italiani, dove andremo a pescare i campioni di domani?
Il caso Como è un segnale di allarme rosso per il futuro della maglia azzurra. Le mancate
qualificazioni ai Mondiali non sono state lezioni imparate, ma sintomi di una malattia
degenerativa. Se non ci sono minuti nelle gambe, non c’è esperienza. Se non c’è
esperienza, non c’è crescita. Se non c’è crescita, la Nazionale diventa una selezione di
superstiti anziché di campioni.
Un minuto per riflettere
Quel minuto di Goldaniga non è una statistica. È una provocazione. È il Como che dice al
sistema calcio: Noi facciamo i nostri interessi, voi che fine volete fare?
Se il Como vince e convince senza italiani, il modello diventerà contagioso. Presto
potremmo avere cinque, dieci squadre con lo zero per cento di minuti azzurri. A quel punto,
la Serie A sarà solo una filiale di una multinazionale del divertimento, e la Nazionale una
sbiadita memoria storica da museo.
Siamo pronti a sacrificare l’anima del nostro sport sull’altare del profitto di Hartono? La
risposta, purtroppo, è già scritta nei tabellini.
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