Le parole di Aurelio De Laurentiisnell’intervista concessa a The Athleticoffrono uno spaccato molto chiaro – e come sempre senza filtri – della sua visione del calcio, tra presente e futuro.
ADL e Conte
Il presidente del Napoli conferma innanzitutto la centralità di Antonio Conte nel progetto azzurro, sottolineando un rapporto personale e professionale molto forte. De Laurentiis esclude, almeno nel breve periodo, un addio improvviso del tecnico:secondo lui, Conte non lascerebbe mai il club senza preavviso, proprio per rispetto del lavoro costruito e della squadra.
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Il riferimento alla Nazionale italiana è significativo: finché la FIGC non avrà una guida stabile, ogni discorso resta sospeso. Ma anche qualora arrivasse una chiamata, ADL lascia intendere che tutto dipenderebbe dai tempi e dalla chiarezza delle intenzioni dell’allenatore.
La critica ai procuratori
Molto interessante è anche il passaggio sul mercato e sullacessione di Khvicha Kvaratskheliaal Paris Saint-Germain. De Laurentiis ammette che inizialmente Conte voleva trattenerlo, ma le pressioni esterne – tra agente e famiglia – hanno portato a una scelta diversa. Qui emerge uno dei temi più cari al presidente: la critica durissima al sistema dei procuratori, definiti “vampiri” per la loro capacità di incidere economicamente sulle operazioni.
L’idea sulla riforma del calcio
Ancora più radicale è la sua visione di riforma del calcio. De Laurentiis propone un sistema completamente diverso: meno squadre nei campionati, maggiore selezione basata sul bacino d’utenza e persino modifiche alle regole, come partite più brevi o cartellini “a tempo”. Una visione che si scontra con l’attuale modello difeso anche da organismi come la UEFA, guidata da Aleksander Ceferin, che deve tenere conto degli equilibri politici tra federazioni.
Il nodo centrale resta proprio questo:per De Laurentiis il calcio moderno deve diventare più sostenibile e spettacolare, ma anche più elitario. L’idea che solo club con milioni di tifosi possano stare ai massimi livelli rappresenta una rottura netta con la tradizione sportiva europea, basata sul merito e sulle promozioni.
In definitiva, l’intervento del presidente del Napoli non è solo una difesa delle proprie scelte, ma un vero manifesto politico sul futuro del calcio. Un progetto ambizioso, destinato a far discutere, che riflette perfettamente il suo stile: provocatorio, visionario e sempre al centro del dibattito.
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