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Ciao, Carletto: Mazzone ed un calcio che non c’è più

Addio a Carlo Mazzone, allenatore storico del nostro calcio che si è spento all'età di 86 anni. Carletto era il simbolo di un modo unico di intendere il "gioco del pallone" che non verrà mai più riproposto

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“Senta, ma lei è teso per il derby tra Roma e Lazio?”. “Uno che ha fatto Ascoli-Sambenettedese ha già provato tutte le emozioni della vita”. Se dovessero chiedervi chi era Carlo Mazzone, rispondete che Carletto – per gli amici, si, ma anche per chi l’ha pubblicamente stimato e tifato – era riassunto in questo botta e risposta. Schietto con i giornalisti, paterno con i suoi calciatori e padrone di un’onestà intellettuale che appartiene a pochi nel mondo del calcio di oggi.

Senza scivolare nella fredda e ritrita retorica, ciò che ha fatto grande Mazzone nella storia dello sport italiano è stata l’incredibile capacità di essere tale senza nemmeno sforzarsi. Ascolano di nascita e di crescita, ma di fede romanista, corona il sogno di allenare la Roma dal 1993 al 1996. Anni che in termini di trofei non trovano traduzione, ma che cambiano per sempre la storia del club visto il lancio e l’esplosione di Francesco Totti.

Quasi per disegno divino, Mazzone si trova ad accompagnare verso le luci della ribalta uno dei più grandi calciatori della storia e, qualche anno dopo, mette sottobraccio Roberto Baggio a Brescia, aiutando un’altra leggenda: stavolta, ad avvicinarsi ad una conclusione di carriera tra gli applausi di tutta Italia, sfiorando l’ultima convocazione in Nazionale per i Mondiali di Giappone e Corea.

Carlo Mazzone e Totti
Carlo Mazzone e Totti @Twitter

Carlo Mazzone, la forza della pratica

Eppure, non sarebbe corretto legare Carletto alla sola figura dei suoi calciatori migliori. Non era un allenatore con il numero 10 sulla schiena, ma di sicuro rispecchiava la figura dell’italiano tattico, pragmatico e con l’innata capacità di lasciar libera la fantasia che aveva a disposizione. E ciò, per contrappasso, si ripercuoteva sull’Amedeo Carboni di turno, difensore in quel momento troppo sbilanciato: “Quante partite hai fatto in Serie A? 350. Quanti gol? 4. E allora vorrei proprio sape ‘ndo cazzo vai in attacco!”.

Ripercorrere Carlo Mazzone, a poche ore dalla sua scomparsa, è un salto all’indietro non indifferente. Si tratta di dismettere la giacca e la cravatta, entrare in una tuta acetata e in un giaccone rosso o scuro, indossare le scarpe da calcio e rassegnarsi al fango che le ricoprirà a partita finita.

“C’ho un fratello gemello che va in panchina al posto mio. Ogni tanto fa disastri”, Carlo Mazzone

Er Sor Magara è stato uno dei capostipiti della figura dell’allenatore dinamico a bordo campo, mantenendo però un aplomb invidiabile con gli arbitri. “Dicono che gli errori si compensano. Se sbrigassero, qua ci manca poco alla pensione e il conto mio sta sempre in rosso” disse con una neanche tanto velata ironia.

La corsa in Brescia-Atalanta: il Mazzone di Nuova Generazione

Nell’immaginario collettivo, Mazzone è entrato a gamba tesa nella Nuova Generazione di tifosi per la corsa sfrenata in Brescia-Atalanta. Uno scatto che non ha bisogno di spiegazioni ma che, come trascrizione dalla pratica alla teoria, racchiude in sé la metafora perfetta del Carlo allenatore e uomo. Un tecnico partito dalla più classica gavetta, dall’Ascoli alla Fiorentina, dal Catanzaro al Perugia passando per la Roma, concludendo il tutto a Bologna e Livorno. E percorrendo tanta altra provincia, nel mentre.

Tra le prime reazioni alla notizia della sua scomparsa, è giunta quella del Ministro Lollobrigida: “Se ne va un pezzo di storia romana e romanista. Ha saputo trasmettere valori puri in un calcio ormai d’altri tempi”.

Carlo Mazzone e Baggio
Carlo Mazzone e Baggio @Twitter

Eredità

Ma l’eredità che lascia è tutt’altro che provinciale ed è grazie al Carletto che si vedeva allo stadio e in tv se per una volta non ci soffermiamo sulla lavagna, sul modulo e sulla fredda analisi. Aspetti che gli appartenevano, ma che teneva per sé senza ostentare una conoscenza del calcio che il solo campo è bastato a dimostrare.

Ciò che serviva, invece, era spingere un 18enne Totti in doccia per preservarlo da tutta la “fame” della calca di giornalisti presenti, definire Baggio un amico “che lo faceva vincere la domenica”, osservare e punzecchiare Guardiola che per sua stessa ammissione ha ascoltato ed imparato da lui e far fare a Pirlo qualche metro in meno per arrivare, in futuro, più in alto di tutti.

La convinzione che non ci sarà più un calcio per Carlo Mazzone – e tantomeno un Mazzone nel nostro calcio – ha preso piede da tempo, ma con la sua scomparsa diventa consapevolezza. Uno degli allenatori più amati ci lascia a 86 anni: ciao, Carletto.

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