Il padre di Maurizio Sarri, Amerigo, storico protagonista del ciclismo toscano e punto di riferimento per il movimento ciclistico del secondo dopoguerra,è morto nella serata di lunedì 20 luglio all’età di 97 anni.Amerigo Sarri si avvicinò al ciclismo subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Nel 1946 la sua carriere cominciò nella categoria allievi con la maglia dell’U.S. Figline Valdarno, conquistando nove successi e mostrando le sue qualità e la stoffa per essere una delle più interessanti promesse del panorama nazionale.
La carriera di papà Amerigo: il ciclismo nel segno della sua vita
Amerigo arriva tra i dilettanti nel 1947. In sei stagioni si aggiudicò 37 vittorie con diverse formazioni, tra cui G.S. Castellani, U.S. Rifredi, Assi Firenze e soprattutto l’Aquila Montevarchi, la società con cui ha conquistato i successi più importanti. Con la maglia rossoblù conquistò più di cinquanta affermazioni complessive efu tra i protagonisti del periodo d’oro del sodalizio montevarchino nei primi anni Cinquanta, insieme ad altri grandi interpreti come Falsini, Bartolozzi e Tognaccini. Amerigo in oltre può vantare anche due convocazioni con la nazionale italiana.
Leggi Anche
Nel 1953 il salto nella categoria degli indipendenti non portò i risultati sperati. Sarri a 25 anni e ancora nel pieno nella sua carriera di atleta, decise così di interrompere l’attività agonistica e di dedicarsi al lavoro. Da professionista figura soltanto in tre gare, tra cui il prestigioso Giro di Lombardia del 1953. La rinuncia a correre però, non significò mai un taglio drastico al ciclismo.Dopo aver lavorato in una grande società milanese, dedicò il proprio tempo all’organizzazione di competizioni per dilettanti,sia a livello regionale sia internazionale, sostenendo sempre i valori dello sport. Grande estimatore di Fausto Coppi, Sarri ebbe anche un rapporto di amicizia e stima con Gino Bartali, che durante gli allenamenti faceva spesso tappa a Figline Valdarno.
© Riproduzione riservata













