LaSerie Aha paura del futuro. Mentre il calcio europeo corre a velocità doppia verso schemi fluidi e idee rivoluzionarie, il campionato italiano si è arroccato nella sua comfort zone.Trovare allenatori con visioni davvero innovative oggi è un’impresa.Ma il problema più grave è un altro: anche quando questi tecnici ci sono, i club preferiscono l’usato sicuro e non hanno il coraggio di dare loro fiducia.
Quest’anno nel nostro campionato, però, ci sono due nuovi volti, che potrebbero segnare un inversione di marcia.Ignazio Abatee Alberto Aquilianisono due giovani allenatori, autori di una straordinaria stagione in Serie B alla guida di Juve Stabia e Catanzaro, dove sono riusciti a coniugare risultati e un gioco più che convincente. Ciò è bastato a Sassuolo e Torino per dare una chance a due profili emergenti e non ai soliti allenatori che girano da anni nelle squadre della parte destra della classifica.
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Principi tattici e gioco di Ignazio Abate
Abate predilige un calcio intenso, offensivo e dinamico, fortemente influenzato dai principi del gioco posizionale e del coraggio in fase di non possesso. Il tecnico del Torinosi affida principalmente a una difesa a 3 (come il 3-4-2-1 o il 3-4-1-2), ma le sue squadre sanno essere fluide, il futuro va nella direzione di un calcio posizionale, quindi non ci sono ruoli da mantenere ma posizioni da occcupare in campo.
Abate Infase di possessocerca il dominio del pallone attraverso una costruzione fitta che spesso coinvolge attivamente anche il portiere, portando molti uomini oltre la linea della palla e valorizzando l’1 contro 1 sugli esterni, una delle caratteristiche che più sono mancate al nostro calcio negli ultimi anni. Mentre infase di non possesso:bisogna esercitare un pressing alto e costante, che sia aggressivo e che permetta una riaggressione immediata non appena si perde il pallone.
Principi tattici e gioco di Alberto Aquilani
Aquilani predilige in campo un’idea di calcio estetica, tecnica e basata sulla centralità del palleggio, ispirata ai dettami del“guardiolismo”e a una gestione intelligente dei tempi di gioco. Fare la partita per non subire gli avversari. L’attuale tecnico del Sassuolo non si ancora ad uno schema prestabilito.Utilizza spesso il 3-4-2-1 o si adatta con flessibilità (passando tra la difesa a tre o a quattro a seconda dell’organico), alternando in passato anche 4-2-3-1 o 4-3-3.
Infase di possessol’ex centrompista vuole che la sua squadra comandi il ritmo della partita tramite un possesso palla ragionato, pulito e verticale quando si aprono gli spazi, sfruttando la qualità tecnica dei centrocampisti e dei trequartisti associativi. Mentre infase di non possesso:lavora molto sulla densità e sul recupero rapido del pallone, privilegiando però l’occupazione intelligente degli spazi rispetto alla sola aggressione fisica sfrenata.
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