Da un lato un Novak Djokovic in corsa per il suo 25esimo Slam in carriera. Dall’altro, Carlos Alcaraz per il suo primo in Australia. E a Melbourne, il primo Slam dell’anno prende i colori della Spagna. La concretezza e l’efficacia serba non riesce a superare la prestazione e tenuta fisica del numero uno del mondo.
E così, nonostante Djokovic sia riuscito più volte a costringere Alcaraz in difesa e a non regalargli nulla, portandolo a perdere anche un po’ di fiducia, lo spagnolo reagisce e porta a casa un match sudato ma dal dolce finale: 2-6 6-2 6-3 7-5.
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— #AusOpen (@AustralianOpen) February 1, 2026
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Scambi ad altissima velocità in chiusura della finale, e la spunta il murciano. Novak rischia scendendo a rete sulla seconda, chiude con uno strepitoso colpo al volo. Poi, però, l’errore. Sbaglia un dritto in maniera sciagurata, la prossima è una palla molto delicata: il serbo la manda in rete, 2 match point per il numero uno del mondo. Fine dei giochi. Dritto di Nole che va fuori, Carlito ha vinto.

Alcaraz conquista così il quarto successo contro Djokovic in uno Slam e diventa terzo per vittorie sul serbo nei major dietro Nadal (11) e Federer (6). Il 22enne è anche il secondo spagnolo della storia, dopo Nadal (2009, 2022) a vincere l’Australian Open, nonché il più giovane nell’Era Open a raggiungere quota sette Slam.

Alla cerimonia di premiazione, non mancano i sorrisoni e gli scambi ironici. “Troppi campioni spagnoli, mi sembrava di giocare, due contro uno“, scherza Djokovic rivolgendosi proprio a Rafa Nadal seduto tra gli spalti, al quale dedica un ricordo affettuoso delle loro sfide.
“Bravo Carlos ci incontreremo ancora“, averte con speranza e affetto, Novak che a maggio compirà 35 anni, dopo aver vinto 10 volte questo torneo, e oggi si è battuto come un guerriero senza età: “Carlos, quello che hai fatto è leggendario. Ti auguro il meglio per il resto della carriera: sei così giovane come me (il pubblico ride) avremo altre occasioni per incontrarci“.
Poi, i ringraziamenti al pubblico per il supporto: “Ho sempre creduto in me stesso, ed è quello che serve quando incontri gente come Carlos e Jannik, Non avrei pensato di ritrovarmi ancora in finale in uno Slam. Solo Dio sa cosa succederà nei prossimi sei“.
Carlito solleva il trofeo che per la prima volta porta inciso il suo nome, proprio sotto quello d Jannik Sinner. “Novak quello che tu fai è un’ispirazione: per i tennisti, e non solo. Lavorare duro, ogni giorno, giocare questo tennis bellissimo: è un onore, dividere con te lo spogliatoio e il campo“.
Poi, rivolto alla sua squadra: “Nessuno sa quanti sacrifici abbiamo fatto, le montagne russe d’emozione alla fine dell’anno (quando ha detto addio allo storico allenatore, Juanki Ferrero, ndr): questo trofeo è anche vostro”. E anche lo spagnolo non anca di rivolgersi a Nadal: “Mi ha visto giocare da quando avevo 13 anni, ma è la prima volta che succede nella finale di uno Slam: grazie per essere presente, sei una leggenda”.
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