“Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole”,nessuno meglio di Peppino Prisco, vicepresidente dell’Inter dal 1963 al 2001, poteva fotografare meglio la figura di Evaristo Beccalossi. Ci ha lasciato a 69 anni a Brescia, città che gli aveva dato i natali.Storico centrocampista dell’Inter, è stato una delle bandiere della squadra milanese.L’ex calciatore e dirigente sportivo, che prima di militare in nerazzurro giocò anche nella sua città, Brescia, avrebbe compiuto 70 tra pochi giorni.
La carriera nerazzurra di Evaristo Beccalossi

“Ci sembra impossibile. Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi.Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone”: è il lungo messaggio di cordoglio dell’Inter per la scomparsa della leggenda nerazzurra, talentuoso numero 10 morto nelle scorse ore.
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Prelevato dall’Inter al termine della stagione 1977-1978, innerazzurro collezionò sei stagioni con 216 presenze, tra campionato e coppe, realizzando 37 reti, tra cui una memorabile doppietta nel derby vinto per 2-0 il 28 ottobre 1979. Fu campione d’Italia nella stagione 1979-1980, l’anno dopo arrivò alla semifinale dell’allora Coppa dei Campioni e vinse anche la Coppa Italia 1981-1982.
I compagni correvano, Beccalossi inventava dribbling e assist
Mancino, molto tecnico, Evaristo Beccalossi è stato tra i trequartisti più forti e iconici del calcio italiano tra gli anni ’70 e ’80. È cresciuto nel Brescia, ma il suo nome si lega indissolubilmente all’Inter: era diventato l’idolo della tifoseria nerazzurra grazie alle sue giocate con il sinistro. Nonostante le notevoli qualità tecniche, non ha mai esordito nella Nazionale maggiore. Dopo il ritiro fu a lungo opinionista televisivo e anche capo delegazione delle nazionali giovanili.
La raffinata penna di Gianni Brera lo aveva ribattezzato‘Driblossi’.L’arte di dribblare, di saltare gli avversari con azzardi sfrontati, era il timbro del suo calcio ed era il modo più romantico per far innamorare i tifosi. Oriali, Marini, Baresi correvano, Beccalossi inventava, segnava e forniva assist. Evaristo sapeva bene che i suoi lampi di genio, si accendevano a intermittenza e lo ammetteva con la schiettezza e la naturalezza che lo ha sempre
contraddistinto:“Quando arrivavo a San Siro i compagni non sapevano se avrebbero giocato in 10 o in 12: dipendeva solo da me”.
Beccalossi è sempre stato l’uomo dei sogni:quello che ti poteva tirare fuori un coniglio dal cilindro, in qualsiasi momento, e poco importa se non avveniva, bastava sapere di averlo in campo, per poter assistere, presto o tardi, a un dribbling o a una traiettoria impensabile.
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