La notizia diMilo Infante a Mediasetspiazza. Il conduttore negli ultimi due anni non solo era riuscito a portare al successoOre 14– rubando telespettatori perfino aQuarto Grado– ma addirittura era diventato pian piano uno dei volti di punta del prime time del secondo canale. Eppure, i vertici Rai hanno fatto ben poco per trattenerlo, forse non è stato trattato abbastanza con i guanti bianchi, ciò che è certo è che mai ci si sarebbe aspettati cheMilo voltasse così le spalle alla sua rete, la stessa dove lavorava da 24 anni.
“Mediaset per me è un punto di arrivo“, scrive in una notaMilo Infante. Parole importanti che segnano come questo cambio di rete forse lo stava sognando già da un po’. E Pier Silvio Berlusconi, che ha in mente un progetto ben più grosso, non solo gli darà la possibilità di condurre un programma tutto suo, ma lo farà diventare anche co-direttore diVideoNews, affiancandolo a Mauro Crippa, che sta per andare in pensione.
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Dunque,Milo Infante esce tra gli applausi dalla Rai ed entra con una standing ovation a Mediaset.Il conduttore sa bene che questa scelta per lui rappresenta un salto di carriera e, se da un lato a lui cambierà la vita, dall’altro scardinerà qualcosa nella rete di servizio pubblico.
La Rai senza Milo Infante è persa?
Non si può dire che la Rai morirà senza Milo Infante,come non lo si poteva dire due anni fa, quando Amadeus scelse di andare via. ‘Morto un Papa se ne fa un altro‘, è questo il motto di una grande azienda e che calza a pennello anche in questo caso. Ma se la scelta di Amadeus è stata folle e forse poco riflettuta, ma soprattutto diffusa con grande anticipo, questa di Milo Infante è molto diversa.
Il conduttore di Rai2 andrà a Mediaset pagato di più e certamente Rete4 non è Nove, ha più seguito e può fare davvero paura al secondo canale. Inoltre, le lettere di dimissioni da parte del giornalista sono arrivate a giugno, a pochi giorni dalla presentazione dei palinsesti 2026/2027, quando tutto era ormai pronto.
Infatti, Milo Infante con il suoOre 14eOre 14di sera era stato riconfermato ed invece, alla fine, i dirigenti Rai, a pochi giorni dalla presentazione ufficiale, dovranno rimettere mano al programma. Ora dovranno soprattutto decidere se confermare la trasmissione e, nel caso, trovare un sostituto per la conduzione.
Rai: c’è bisogno di un’analisi profonda
Ore di subbuglio in Rai, nessuno sarebbe voluto arrivare a ciò. Eppure il conduttore è passato sopra a tante cose e alla fine ha scelto di cambiare la propria strada. Infante se ne esce da vincitore, da colui che è riuscito a fare un piccolo miracolo televisivo.
Più che ad Amadeus potremmo paragonare il suo ‘abbandono’ a quello di Fazio.Due conduttori con un bel seguito, ma soprattutto con dei format di cui loro sono diventati il volto portante e che possono funzionare bene anche altrove.
Ciò non vuol dire che allora senza Infante la Rai cadrà a picco, ma è certo che c’è bisogno di una riflessione ed un’analisi più profonda. Mentrel’ad Rossi festeggia dello stravolgimento di Rai 3– che ha portato ad un calo di ascolti-, bisogna riflettere sulla missione che ha oggi il servizio pubblico. Il ruolo è ancora portante, sebbene anche i competitor si impegnino dal punto di vista dell’informazione. Ma la Rai è un’azienda e a volte sembra che determinate scelte non vengano fatte con lo spirito imprenditoriale, che guarda ai numeri. A volte vengono prese decisioni importanti con leggerezza e ciò mette a rischio un intero palinsesto.
Quest’anno la Rai ha perso: Infante, Selvaggia Lucarelli, Max Giusti e Giorgio Panariello.Il processo di cambiamento che vuole Pier Silvio Berlusconi non è ancora finito, ciò che è certo è che non ci si può adagiare sugli allori e soprattutto bisogna tenersi stretti i conduttori, soprattutto se le proposte economiche che offre il competitor possono essere più vantaggiose.
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