Stefano Binici porta alla scoperta del territorio italiano conL’Italia più bella che c’è. Un programma che cerca di sviscerare la tradizione culinaria e culturale italiana, analizzando in puntate di 45 minuti un determinato territorio.L’appuntamento è ogni domenica su La7.ite poi due puntate speciali verranno trasmesse in seconda serata su La7: un bel banco di prova per la trasmissione.
Va detto che negli ultimi anni la televisione è inondata di programmi che trattano il tema del food e della tradizione italiana ma poi ogni format ha la sua peculiarità.Bini ci assicura che questa trasmissione è stata studiata per non diventare un déjà-vu,ma per analizzare a fondo il territorio.
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Saranno in tutto 9 puntate dove ci sarà un ampio focus sulla Toscana – terra di cui il conduttore è originario-, maStefano viaggerà anche altrove, perché dell’Italia c’è tanto da raccontare.I territori che verranno esplorati sono: Grosseto, Siena, Manciano (GR), San Casciano, Gran Sasso, i porti di Roma, Trieste, Jesolo e Lucca.
Questa stagione non prevede tappe al sud: il rammarico del conduttore che ha confessato che per la prossima edizione gli piacerebbe proprio partire dall’Italia meridionale.
Stefano Bini ci parla de L’Italia più bella che c’è: un racconto a 360° del territorio nostrano
L’Italia più bella che c’è è un viaggio tra le tradizioni e la cultura del nostra Paese, cosa porta di diverso questo programma rispetto a tanti altri simili su reti competitor?
L’Italia più bella che c’è è unica nel suo genere. Andremo a sviscerare tutte le situazioni che si possono trovare nel nostro Paese, quindi cucina, cultura, territorio, sacro, profano, serio, faceto. C’è una puntata monotematica dove andremo a raccontare proprio quelle zone. Tanti broadcaster fanno fatica a stare dietro a questo format perché devi avere un ritmo molto serrato per non annoiare.
La maggior parte delle puntate si svolgono in Toscana, tu sei originario di Grosseto, quanto è importante per te raccontare della tua regione ?
È importantissimo raccontare la propria regione, è una scelta che faccio ogni anno, quella di trattare almeno 2-3 realtà. Quest’anno invece sono venute fuori 5 realtà su 9 ed è un caso, queste sono dedicate alla mia terra, quella che cerco di valorizzare. Fortunatamente la Toscana è una delle regioni più belle del mondo, per cui piace sempre sia allo spettatore streaming sia al telespettatore.
Questa non è la tua prima esperienza con il food in tv, secondo te perché questo argomento trova sempre interesse nel pubblico italiano?
Semplicemente perché noi abbiamo la cucina nel DNA, l’abbiamo esportata in tutto il mondo, il savoir faire culinario, il galateo…e quindi è logico che l’italiano medio ha nel DNA il territorio e la cucina. Per questo nascono trasmissioni sul food, nascono canali interamente dedicati e questo fa sì che si moltiplichino anche programmi come il mio. Il fatto, però, è che devi distinguerti, altrimenti rappresenta un déjà vu del déjà vu, ed io cerco di non farlo.
Quanto pensi che la tv sia importante per ricordarci che gran patrimonio culturale e culinario abbiamo?
E’ validissimo, perché al di là dello streaming, che sta prendendo tantissimo piede, la TV è ancora il mezzo più visto, è ancora il mezzo più utilizzato. Per cui dalle grandi alle piccole reti diffondere la cucina, la cultura e il territorio è importantissimo, anche perché se non lo facciamo perdiamo la nostra identità. Quindi è fondamentale continuare a raccontare la cucina, la cultura e il territorio, ma soprattutto le nostre radici.
Durante il corso delle puntate ci saranno ospiti? Tra questi qualche vip?
No, perché se introduco qualche VIP rischio di essereripetitivoperché ormai in tutti i programmi di cucina c’è un VIP: ognuno racconta un suo ricordo, o una ricetta. Qui, invece, vengono trattate: la cucina, la cultura, il territorio con gente che quel posto lo vive. Quindi con il sindaco, con l’assessore, con l’operaio, con il contadino, con il cuoco, con il narratore di storie, con il menestrello, con il responsabile del verde: è molto importante partire dal basso e non dall’alto.
Due puntate speciali verranno poi mandate in onda su La 7 e sarà un bel banco di prova per la trasmissione. Secondo te questo format può essere adatto anche alla tv?
Sì, è un format adatto. Stiamo parlando con l’editore di La7, Urbano Cairo, e con il direttore di La 7, Andrea Salerno. Speriamo ora che ci sia un riscontro per la terza serie per portare la metà delle puntate in best of su La 7, oppure tutta la produzione su La 7. Ovviamente le produzioni televisive sono produzioni molto delicate, quindi c’è bisogno di parlarne a lungo, bisogna valutare molto bene i costi, i budget, gli spazi, i palinsesti, quindi è molto molto importante parlarne a monte e approfonditamente, perché tutto ciò è molto delicato, si parla di milioni di spettatori tra streaming e televisione, per cui bisogna pensarla bene, però la speranza è quella.
In nessuna delle puntate previste c’è l’idea di andare al sud come mai? È un’idea che si può sviluppare in futuro ?
In realtà l’ho sempre fatto: nelle altre serie, da Food Network alla RAI, fino alla prima stagione de L’Italia più bella che c’è. Addirittura l’anno scorso siamo andati nel profondo della Calabria, per cui quest’anno semplicemente non c’è stata occasione. Quest’anno dovevamo fare una puntata su Cetara e Vietri, in provincia di Salerno, e poi andare a raccontare l’olivicoltura, quindi la raccolta delle olive vicino Lecce, ma i contratti sono sfumati. Fare televisione è un qualcosa di molto delicato.C’è bisogno di pensarla molto molto bene.
Ovviamente su Vietri e Cetara non si sono messi d’accordo e in Puglia è sfumato il contratto, perché hanno deciso di investire su altre cose e quindi le due puntate che avevo sul sud sono sfumate, ma è stato veramente un fattore casualissimo.
Se ci fosse possibilità di registrare una nuova edizione quali sono i prossimi posti che ti piacerebbe visitare e far conoscere?
Farei le puntate che non sono riuscito a fare quest’anno, una sulla provincia di Salerno, e il racconto dell’olivicoltura. Queste due puntate sono quelle a cui punterei per la nuova stagione. A settembre io andrò subito a Cetara a Vietri e a Lecce: questa è proprio una grandissima priorità che ho. Mi piacerebbe fare le due puntate del sud che non sono riuscito a fare.
Con grande entusiasmo e voglia di raccontare il territorio,Stefano Binici dà appuntamento ogni domenica d’estate su La7.it, con l’ambizione cheL’Italia più bella che c’èpossa diventare un format televisivo a tutti gli effetti.
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