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Viscerale, il ritorno di Mezzosangue: dietro la maschera, l’uomo | VIDEO INTERVISTA

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Per Mezzosangue, nome d’arte di Luca Ferrazzi, la musica non è spettacolo, è verità. “Viscerale” è il suo nuovo capitolo: un disco che scava, che mette a nudo, che pretende autenticità e ricorda cosa è importante per l’artista stesso.
Lo abbiamo incontrato dopo il live all’Orion di Ciampino, prima tappa del tour, per parlare di amore, fede e anonimato. Dietro quella maschera, ormai simbolo riconoscibile, c’è un artista che non smette di interrogarsi su ciò che è umano e necessario. Selettivo, riservato, determinato: Mezzosangue resta fedele a sé stesso e alla comunità che lo segue da sempre.


Ciao Luca, so che volevi rilassarti, ma purtroppo ti tocca fare due chiacchiere con noi. Prima di tutto, come ti senti dopo un live così?

Ciao a tutti, ciao Il Difforme! Mi sento abbastanza fomentato, perché Roma è sempre il cuore. Ogni volta riesce a darmi la carica per iniziare il tour. Ai ragazzi dico sempre: “iniziamo da Roma”, anche se vorrei sempre finire con Roma. Però iniziare da qui ti fa partire con la carica giusta.

Ascoltando Occhi mi è sorta una curiosità: una persona come te, che riesce a parlare a molti, come vive l’amore a due?

Nella vita privata sono abbastanza un disastro, ma onesto. Sto imparando sempre di più a tenere separata la vita pubblica da quella privata ed essere sincero il più possibile.
Se devo conoscere una persona cerco di essere trasparente sui miei stati emotivi, sulle cose che ho da fare, sulla musica, che è sempre iper-centrale. Il resto, purtroppo o per fortuna, finisce sempre in secondo piano.
Mi piace la comunicazione a tu per tu, con persone che sanno parlare, che hanno un’intelligenza emotiva, con le quali c’è profondità.

Indossi una maschera e nessuno sa chi sei. Ti è mai capitato di pensare “basta, mi sono stancato”?

Sì, succede spesso. Però molti colleghi mi dicono che ho fatto la scelta migliore. Ho iniziato a vent’anni, e quella della maschera è stata una decisione presa di pancia.
All’epoca non c’era tutta questa attenzione dei social, era il periodo di YouTube. Alla fine ho scoperto che è stata una scelta che mi ha aiutato in tutto: nella vita privata e nel restare coi piedi per terra.
Così, con la scrittura, entri più nelle cose reali e puoi viverle liberamente.


Nei tuoi testi nomini spesso Dio. Che rapporto hai con la religione e la fede?

Cerco di separare Dio dall’iconografia, che sia cristiana, cattolica, musulmana, eccetera.
Ho un rapporto molto tribolato con Dio, come dire… facciamo a pugni. Ogni tanto, però, cerco di percepirlo come un’intelligenza.
Vedo la fede come l’abbandono a quell’intelligenza.
Penso spesso che il cervello, la mente, la coscienza di sé siano frutti di quell’intelligenza. Tutto ciò che l’uomo tenta di controllare o manipolare nasce dalla paura, mentre ciò che scorre nasce dalla fede. Io la fede me la vivo così.

Cos’è per te Viscerale?

La musica, alcune parole, alcuni rapporti che seleziono. Viscerale nasce dal bisogno di definire ciò che per me è fondamentale.
Ho sempre questa tendenza a cercare rapporti viscerali, problemi viscerali, soluzioni viscerali, testi viscerali.
Mia madre si arrabbia sempre e mi dice: “Tu sei o bianco o nero, non hai una via di mezzo”. È vero: sono così, ma sto imparando a mettere i colori.

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