Toma, da Tricase a X Factor Italia: “Lettera di un soldato è il mio grido contro l’indifferenza” | INTERVISTA

Eliminato questa sera ai Bootcamp di X Factor Italia 2025, il giovane cantautore salentino racconta la sua esperienza e il significato profondo del suo inedito “Lettera di un soldato”

6 Min di lettura

Si è fermato ai Bootcamp di X Factor Italia 2025, andati in onda questa sera, ma il percorso di Giuseppe Toma, in arte Toma, è tutt’altro che concluso.
Il giovane cantautore di Tricase, in provincia di Lecce, ha emozionato pubblico e giudici con “Lettera di un soldato”, un inedito intenso e carico di significato, che ha acceso i riflettori sul suo talento e sulla sua autenticità.
Classe 2003, Toma ha iniziato a scrivere a soli 14 anni, accompagnandosi con la chitarra classica e acustica. Dopo un percorso da autodidatta, ha deciso di formarsi alla scuola di canto “Dove c’è musica” di Tony Frassanito.

Lo abbiamo incontrato subito dopo la puntata per parlare della sua esperienza, delle emozioni sul palco e del messaggio che la sua musica vuole trasmettere.

Toma 2

Ciao Giuseppe, come stai? Com’è successo che hai iniziato a fare musica in una camera da bambino e sei arrivato sino al palco di X Factor Italia 2025?

Ciao, grazie mille per lo spazio e per l’intervista. In quest’ultimo periodo mi sento davvero bene, perché finalmente, anche se in numero piccolissimo, a qualcuno sta piacendo la mia musica e questo è davvero importante per me. Passare dalla cameretta ad XFactor è solo una prova del fatto che il lavoro, piano piano, comincia a pagare. Sono felice, ma allo stesso tempo consapevole che ci sia ancora tanto da fare e di come questo sia solo l’inizio.

In rapporto a questa esperienza, come immaginavi che sarebbe stato partecipare ad un talent show e com’è stato realmente?

Il talent non è mai stato qualcosa che ho cercato, è stata un’opportunità che è arrivata ed ho deciso di sfruttarla. Forse è per questo che sia prima di parteciparvi, che ora, non la vedo come una cosa così grande, anzi penso sia solo un piccolo passo, che però mi da’ tanta consapevolezza.

In televisione hai portato un tuo inedito: un atto di coraggio. “Lettera di un soldato” è un singolo ricco di riflessioni, un pezzo forte soprattutto per il momento sociale che stiamo vivendo. Qual è il messaggio che speri di aver lasciato a chi ti ha ascoltato?

Lettera di un soldato nasce due anni fa, ma ho deciso di aspettare il momento giusto, perché sentivo che meritasse un pubblico più ampio e un palcoscenico più importante. Come tutte le mie canzoni nasce dalla necessità di esprimermi.
L’argomento toccato è molto delicato e ho cercato il più possibile di non banalizzare il messaggio. Con questa canzone non ho mai voluto parlare della guerra in sé o della situazione che stiamo vivendo, ma di quanto sia pesante vivere in un mondo dove nessuno può fermare tutto questo.
Come dico nel ritornello, molta gente oggi è costretta a guardare un amico che muore per causa di altri.

Pensando a quel che sta avvenendo nel mondo, vivi la musica come un rifugio o uno spazio felice a se stante da esso?

La musica è l’unico pensiero fisso che ho, è l’unica cosa per la quale non riesco mai ad accontentarmi. Le canzoni che scrivo non rappresentano solo me, ma anche le persone che mi sono vicine: amici, famiglia, affetti.
Non so se la musica, e in particolar modo la scrittura, siano un rifugio per me – penso piuttosto che siano una dipendenza. Senza scrivere, soprattutto in determinati momenti, sto male.

Parlando di etichette discografiche, come ti senti da artista emergente a farne parte di una?

Sono molto grato a tutti coloro che mi accompagnano in questo percorso: la mia famiglia, il mio vocal coach Tony Frassanito – che ritengo la persona più importante in questo cammino – e Zoo Dischi, l’etichetta della quale faccio parte, che mi ha accolto in maniera straordinaria.
Sto lavorando con persone fantastiche, che credono nel progetto quanto ci credo io. Ogni giorno cerco di impegnarmi al massimo per dimostrare loro la mia gratitudine.

Cosa pensi di chi fa musica ed ha come obiettivo i soldi? Quanto è importante, secondo te, godersi il processo creativo?

I soldi non comprano la passione e non la compreranno mai.
Penso che ogni artista debba darsi tempo per raggiungere i propri obiettivi. Il pubblico sa riconoscere la differenza tra un prodotto nato per fini commerciali e uno che nasce dalla necessità di farsi ascoltare.
Il guadagno dovrebbe essere l’ultimo degli scopi: se i soldi vengono messi in cima, l’arte perde valore e le parole perdono significato.

Una cosa che rifaresti di X Factor Italia ed una che non rifaresti in generale?

Rifarei tutto, dalla prima cosa all’ultima. X Factor è stata un’esperienza breve ma intensissima, ho passato giornate bellissime lì.
Da concorrente sembra tutto molto reale, ma quando si esce ci si rende conto che forse tutte le emozioni provate servono anche ad alimentare un prodotto televisivo.
Nel mio percorso artistico, però, rifarei tutto, anche gli errori: spesso sono quelli che insegnano di più.

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