Preparazione, gavetta e un talento naturale, così Silvia Mezzanotte è arrivata a dare vita ad una carriera importante dove ha collezionato successi tra i quali Sanremo, collaborazioni rilevanti e soprattutto grazie ai quali è stata anche frontwoman dei Matia Bazar (dal 1999 al 2016 con una pausa dal 2005 al 2009). Oggi la cantante ha deciso di mettere il proprio talento a disposizione dei giovani che vogliono intraprendere la strada della musica. Una strada difficile dove, oltre al talento e alla passione, ci vogliono tanto studio e preparazione. A volte questo aspetto viene messo da parte e, con l’avvento dell’IA, si pensa che determinati step possono essere bypassati.
Con Silvia Mezzanotte abbiamo parlato anche di questo, di come sia importante che alla base ci sia lo studio, solo così si può puntare ad una carriera longeva, come la sua che tra tour, progetti e scuola di canto ha dei ritmi sempre abbastanza serrati. Ma tutto ciò le permette di vivere della propria passione, una fortuna che in pochi hanno.

Perché dopo una carriera così lunga e importante la decisione di mettere la propria arte a disposizione dei più giovani?
Quando ero bambina ho sofferto di un senso profondo di insicurezza e di inadeguatezza. Ho ricevuto la voce come un dono, ma prima di riuscire ad accettare il giudizio della gente ci ho messo tanto. E quindi ho lottato lungamente con me stessa e con il mio carattere. Dopodiché, quando sono riuscita a prendere atto di questa cosa, la voce è diventata lo strumento attraverso il quale comunicare le mie emozioni più profonde. Io mi avvicino ai giovani anche e soprattutto perché tanti di loro hanno lo stesso problema: è difficile comunicare. Così ho deciso di mettere la mia esperienza a servizio di questi ragazzi: da lì è nata la volontà di fare Masterclass e fondare una mia accademia – The Vocal Academy.
Il centro principale di questa scuola si trova a Mazara del Vallo (in provincia di Trapani) che ha una forte presenza araba, quanto il contatto con altre culture per un musicista è importante?
La musica in realtà è uno strumento molto più semplice per evitare ogni genere di barriera. Noi l’abbiamo dimostrato proprio di recente attraverso un progetto che si chiama Non vi deluderò. Proprio lì, a Mazara del Vallo, alcuni ragazzi che sono ospiti delle comunità sono minorenni ed alcuni sono arrivati con i barconi, hanno fatto ‘viaggi della speranza’. Con Riccardo ed Ermes Russo abbiamo creato una progettualità, per cui Non vi deluderò è diventata un’opportunità per i ragazzi per dare un segnale alle famiglie, per dir loro ‘sono arrivato, sono qui e sto facendo il mio meglio per integrarmi‘. In questo brano, che è cantato anche da me, ci sono i cori originali nelle loro lingue, interpretati da questi ragazzi: ciò crea molta suggestione.
In Non vi deluderò ciò che si percepisce è la ricerca di nuovi suoni, pensi che questa sia funzionale anche per combattere chi inizia a fare musica con IA?
Per Non vi deluderò c’è stata una ricerca che potesse riportare alle sonorità di provenienza di questi ragazzi. Dietro c’è un lavoro fatto da musicisti che non utilizzano l’intelligenza artificiale. Ora siamo in un’era nella quale l’IA c’è e dobbiamo assolutamente prenderne atto, ma dobbiamo anche capire fino a che punto funzionino le macchine e fino a che punto invece deve intervenire la creatività del musicista. Io non sono contraria all’utilizzo, ma ritengo che l’inventiva di un artista sia fondamentale.
Ad esempio, mi arrivano continuamente mail con proposte di canzoni scritte per me, ma quando questi brani sono realizzati l’intelligenza artificiale si percepisce nitidamente. L’IA è una modalità di lavoro che che è accettabile da chi non è professionista. Se mi arriva un brano fatto con l’intelligenza artificiale, ma c’è dentro il frutto di un artista, allora le cose cambiano.
Qual è il consiglio che dai ai giovani che vogliono intraprendere questa strada?
Per quello che riguarda la musica e il canto io continuo a suggerire e consigliare di studiare. Io ho 59 anni e se non avessi la mia base tecnica non sarei in grado di reggere, perché nel tempo il corpo cambia, come anche la voce e la muscolatura, soprattutto per una donna. Quindi devi imparare a gestire lo strumento, anche attraverso la tua tecnica, per cercare di continuare ad essere performante, anche se le corde vocali possono aver subito delle trasformazioni. La base di studio oltretutto ti dà una certa sicurezza e questo è fondamentale per l’autostima.
E’ giusto studiare come funzionano i nuovi strumenti, come l’esperienza artificiale anche per scrivere, ma non si può metterli sempre a sfondo della propria creatività personale. Purtroppo c’è la tendenza, in questo momento, a pensare che lo studio non serva, magari hai l’autotune che copre le magagne per quello che riguarda l’intonazione. Oppure hai una macchina che ha scritto le tue canzoni e si suppone che basti questo. Ma in realtà per restare secondo me serve altro, per diventare solidi.
Ti piacerebbe portare un progetto con questi ragazzi o come Non vi deluderò a Sanremo? Oppure hai già proposto una canzone?
Al momento no, non ho proposto niente, anche perché sono ancora nel pieno della tournée, quindi ho avuto veramente poco tempo per pensarci. Però non lo escludo per un futuro, mi piacerebbe.
E invece cosa ne pensi di Stefano De Martino nel ruolo di direttore artistico?
A me lui piace molto: è circondato da una serie di pregiudizi, perché è arrivato da Amici, ma anche perché è stato legato a delle vicende sentimentali che l’hanno visto coinvolto nel gossip. Io in realtà ho visto la sua escalation, ma soprattutto ho visto le sue competenze musicali nei suoi spettacoli. Penso che sia una persona di grande talento e che mette veramente grande impegno e consapevolezza nelle scelte che fa: sono estremamente fiduciosa. E lo dico non perché gli ho presentato una canzone, non è quello il mio obiettivo (ride, ndr).
Diversi i tuoi omaggi a Mina, secondo te perché lei è così tanto amata e il suo mito persiste nel tempo?
Perché lei ha saputo astrarsi dal mondo reale diventando icona del mondo irreale. Dall’alto della sua collina svizzera guarda il mondo con una lucidità e una capacità di anticipare i tempi, ancora oggi, che sorprende ed entusiasma. Ha saputo venire fuori da questo mondo reale, mantenendo in capo il mito di se stessa: è l’unico mito vivente che esiste. Non si fa vedere ma noi continuiamo a sentirne l’essenza, il profumo e soprattutto la voce.
Pensi che possa avere un’erede?
No.
Tra i giovani artisti emersi in questi anni c’è qualcuno con cui ti piacerebbe duettare ?
Ci sono tante nuove voci femminili talentuose, ma posso magari non condividerne il percorso artistico che è più moderno, mentre io vengo da un mondo decisamente più classico. Se mi si chiedesse di duettare con un rapper che magari non appartiene alla mia storia o alla mia generazione – io sono aperta a tutto- anche se mi arrivasse una canzone scritta da un rapper – che ha un senso per il mio percorso- io direi di sì, però il prodotto deve essere di qualità e non si deve parlare di misoginia o di violenza.
Hai in cantiere qualche progetto musicale?
Sì, sto facendo delle cose, una sorpresa di fine anno, però al momento preferisco non parlarne perché sono un po’ superstiziosa (ride, ndr).
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