Monologo Addosso è il disco delle cantautrici e compositrici Beatrice Arrigoni, Maddalena Ghezzi e Francesca Naibo. Questo progetto, che intreccia sapienza e passione, ha il compito – attraverso l’ascolto attivo e la concentrazione – di arrivare al cuore di un ascoltatore disposto ad attraversare silenzi, densità e fratture. Centrale è il fine sociale che mira alla comprensione di un’identità personale che va oltre i limiti e le paure. L’esperienza umana, spesso rappresentata come mera esistenza, si fa forma fisica ed emotiva restituendo a questo processo la complessità che merita.
Come è nato il progetto Monologo Addosso?
MADDALENA: Nel 2021 Francesca ed io eravamo in studio (Laboratorio di Sperimentazione Sonora Nitön a Barasso) a registrare l’EP Opal, una collaborazione in duo parte della mia serie Minerals. Elena Cornaggia, autrice delle poesie, è passata di lì e dopo aver ascoltato parte della registrazione ci ha regalato il suo libro di poesie e ci ha chiesto di lavorarci sopra. Ricordo di esserne stata molto colpita, mi era sembrato un gesto davvero profondo e pieno di significato da una donna poetessa e due donne musiciste. In quel momento ero ossessionata dal gruppo Skylla di Ruth Goller, tre voci e un basso, e dall’intersecarsi di voci con un solo strumento, ricordo una conversazione con Francesca ed il desiderio di contattare Beatrice in particolar modo per la sua esperienza nel trattare la poesia e la poesia in italiano.
FRANCESCA: Una volta decisa la formazione di trio, abbiamo lavorato separate per alcuni mesi scegliendo individualmente alcune poesie per le quali comporre della musica da sottoporre al gruppo. Successivamente abbiamo anche selezionato delle liriche da lavorare a 6 mani durante una residenza artistica estiva e per questi pezzi abbiamo trovato un modo efficace di unire le idee e valorizzare le intuizioni musicali di ciascuna di noi. Un grosso cambiamento è giunto poi nel 2023, quando Luca Xelius Martegani è entrato nel progetto in qualità di produttore e compositore di alcuni pezzi. La sua presenza è stata molto importante perchè ci ha affiancate durante il processo in studio, consigliandoci e spronandoci alla ricerca di suoni e flussi sonori efficaci.
BEATRICE:
Il progetto si è sviluppato in un lasso di tempo piuttosto lungo e ha preso forma gradualmente, anche grazie ad un intenso lavoro in studio. Io, Francesca e Maddalena abbiamo lavorato sinergicamente con Luca dal punto di vista compositivo ed espressivo, elaborando le idee in maniera accurata e dando compiutezza a ciascun brano. Il contributo di Luca è stato importante anche perché ci ha aiutato a trovare una direzione espressiva comune, dal momento che ci siamo trovate a lavorare con tre timbri vocali diversi e con tre differenti attitudini espressive.
Quali sono le donne che hanno ispirato il vostro percorso professionale e che pensate abbiano influenzato profondamente il vostro modo di fare musica?
MADDALENA: Ho già menzionato Ruth Goller nella domanda precedente, una forza vulcanica nella scena Londinese con cui poi ho avuto la fortuna di collaborare nel mio lavoro Dolomite. Io e Francesca ci siamo incontrare a Milano ad un workshop della cantante/compositrice Sara Serpa, che considero una mia mentore e che è una delle fondatrici di Mutual Mentorship For Musicians (organizzazione unica di base negli Stati Uniti, che si occupa di promuovere la crescita professionale e artistica delle musiciste e di musicist* non binari) di cui sia io che Francesca facciamo parte. Ci sono una miriade di donne compositrici che mi hanno ispirato ma sicuramente Björk, Matana Roberts, Elaine Mitchener, Maria Chiara Argirò, Sathima Bea Benjamin e Joni Mitchell sono tra queste.
FRANCESCA: Collaborando a stretto contatto con Maddalena, mi fa piacere sottolineare che condividiamo molte ispirazioni e alcune di queste derivano da un reciproco scambio di opinioni e consigli. In ambito contemporaneo-sperimentale ho avuto fortissime influenze da parte di Pauline Oliveros, Theresa Wong, Susan Alcorn e Joëlle Léandre, ma ci tengo a menzionare anche le cantanti e chitarriste Joni Mitchell ed Adrienne Lenker.
BEATRICE: Essendo cresciuta da cantante, nel tempo mi è capitato di ascoltare tantissime vocalists; molti sono i riferimenti di donne che a vario modo mi hanno accompagnato e ispirato lungo le fasi del mio percorso artistico. Parlando di jazz ad ampio raggio, ad esempio Ella Fitzgerald, Norma Winstone, Maria Pia De Vito, Abbey Lincoln, Maria Schneider, Jay Clayton, Jen Shyu; nell’ambito della musica folk e del cantautorato, Savina Yannatou, Joni Mitchell, Iva Bittova, Sidsel Endresen; nell’ambito della performance, Meredith Monk e Monica Demuru; nell’ambito della musica contemporanea, Cathy Berberian, Barbara Hannigan, Maja Ratke. Nell’ambito della musica pop sperimentale, naturalmente Björk.
Quali sono le difficoltà che una donna musicista e/o compositrice incontra in una società che continua a dare maggiore spazio e risonanza alla controparte maschile?
MADDALENA: Le difficoltà sono molte. Spesso non siamo prese sul serio nel nostro lavoro, a volte le nostre capacità vengono messe in dubbio – “non sarà mica lei che ha scritto la musica?” Il concetto di compositore o genio è sempre percepito al maschile di default e questa idea permea tanti aspetti della vita delle musiciste/compositrici donne. Recentemente sono diventata madre e mi sono state dette cose come “perderai la tua creatività!” o “non ce la farai”, ho sentito un musicista uomo dire “ah, ma fa ancora musica?” dopo che una mia collega ha avuto un bambino. Nessuno mette in dubbio che un padre musicista possa farcela, ma una donna, come potrà mai farcela? Nella musica a volte mi sembra che le donne abbiano una scadenza quando sono troppo vecchie, madri, non belle ecc valgono meno, eppure ci sono tantissime donne musiciste che scrivono cose potentissime e la narrazione continua e va avanti. Sono profondamente convinta che se ascoltassimo e lasciassimo spazio ad una narrativa più inclusiva costruiremmo delle comunità e società più dinamiche ed elastiche.
FRANCESCA: Confermo quanto scritto da Maddalena e supporto la sua opinione. Gli stereotipi ed i pregiudizi sono diffusissimi anche nel mondo musicale, spesso proprio dove ci si aspetterebbero ampie vedute ed apertura mentale. Aggiungo anche che dalle donne si danno per scontate più perfezione e più competenza rispetto ai colleghi uomini, spesso c’è meno tolleranza per i loro errori e si tende a guardare con invidia tossica ai loro risultati. Sono stata fortunata nel mio percorso fino a qui a non dovermi mai interfacciare con individui dai chiari comportamenti sessisti ed abusanti, ma ho sentito racconti raccapriccianti da colleghe da varie parti del mondo. Tuttavia non dobbiamo dimenticarci che in un sistema così pervasivo come quello patriarcale siamo immerse anche noi donne, ed è un dato di fatto che – a volte anche senza accorgercene – nei nostri pensieri o comportamenti giace un sottofondo fatto di sguardi storti, commenti, pregiudizi. Personalmente penso sia importante esserne consapevoli per non cadere nell’illusione di essere immuni dal problema ed ergersi a paladine senza macchie.
BEATRICE: Mi allineo alle riflessioni delle mie colleghe, sottolineando che nel mondo del jazz si manifestano spesso comportamenti sessisti riconducibili ad un certo maschilismo e “machismo”. Io stessa ho sperimentato in prima persona, quando ero una performer molto molto giovane, dei comportamenti sessisti un po’ sgradevoli da parte di alcuni musicisti uomini molto più grandi di me. All’epoca non ero in grado di giudicare o di discernere per scarsa consapevolezza, ma ricordo che ero molto a disagio. A dir la verità, mi sembra che certi comportamenti appartengano alle generazioni più “vecchie”, mentre i giovani musicisti con cui lavoro e con cui mi confronto nell’ambito del jazz e della sperimentazione (che sono spesso miei coetanei) paiono più aperti e consapevoli. Come sottolinea Francesca, rimangono comunque delle attitudini di fondo riconducibili alla cultura del patriarcato di cui è difficile liberarsi, perché permeano da sempre le nostre società. Serve profonda consapevolezza sia da parte degli uomini che delle donne.
Cosa dovremmo fare collettivamente, come società, per raggiungere la parità di genere nella quotidianità, sul lavoro e in tanti altri contesti in un cui sembra che la lotta per questo riconoscimento sia veramente difficile e complessa?
MADDALENA: Dovremmo ascoltare, lasciare spazio ed essere più attivi senza aver paura che qualcuno ci rubi il posto. Come il razzismo è un problema bianco (non sono i neri a perpetrarlo) la disparità di genere è un problema che parte dall’universo maschile. Credo che sia ora che i maschi si sentano coinvolti, la misoginia e la disparità di genere fa male a tutta la società, perché non immaginare insieme un futuro più equo? La scrittrice Francesca Cavallo con la sua newsletter e libro Storie Spaziali Per Maschi Del Futuro lo fa. Mi piacerebbe che si passasse dalla difensiva “non tutti gli uomini” sono misogini ad un approccio più attivo “cosa possiamo fare per rendere questa situazione più inclusiva?” Nella musica come nella società tutta è ora di un approccio più attivo ed attento.
FRANCESCA: Cosa dovremmo fare? Volerlo, come collettività e non come singoli individui. Ciò significa desiderarlo per tutte le persone, non solo per il nostro interesse personale quando la questione ci tocca direttamente, ma per chi è discriminato nella quotidianità. Significa gioire dei risultati e delle novità che magari ci riguardano marginalmente, lasciare spazio a chi non ne ha mai avuto, dare fiducia e soprattutto ascoltare. Essere uniti e non dividersi è la sfida più grande. Ovviamente mi rendo conto che l’iniziativa personale e dal basso non possa da sola cambiare il mondo, sono necessarie politiche che attuino cambiamenti strutturali, ma sono convinta che ciascuno nel proprio piccolo possa fare qualcosa. Negli ultimi tempi mi capita sempre più spesso di confrontarmi con colleghi ed amici su questi temi e mi rendo conto che spesso manca banalmente la consapevolezza. Costruire un’alleanza con la sfera maschile è fondamentale, ma bisogna scontrarsi con la difficoltà che questo obiettivo porta con sé ed esigere azioni concrete, non solo parole ed ideali.
BEATRICE: In generale, si tratta di agire nel profondo della società perché possano trasformarsi i modi, le azioni, i pensieri delle persone in maniera radicale; un cambiamento reale sarà forse visibile tra qualche decennio a seguito di un processo graduale di trasformazione, vista la complessità delle questioni in campo. In questo senso penso che siano fondamentali l’educazione alla diversità e l’educazione sessuo-affettiva a scuola, nonché l’introduzione di politiche serie a favore delle donne. Più ampiamente, bisogna costruire ed incentivare una cultura della diversità, dell’inclusione, del dialogo, del rispetto: ciò è possibile soltanto se il problema della parità di genere viene presa sul serio, diventando una priorità di cui occuparsi a livello politico. Credo poi che ciascuno di noi abbia la responsabilità, nel proprio piccolo, di assumere la massima consapevolezza su certi temi e di impegnarsi in un lavoro serio su di sé.
Cosa sperate che rimanga a chi avrà il piacere di ascoltare il vostro progetto?
MADDALENA: Un senso di avventura e di abbandono al suono senza preconcetti. Spero che i nostri ascoltatori si buttino e si lascino trasportare.
FRANCESCA: La curiosità di ascoltare e riascoltare ciò che i versi ed i suoni comunicano, uno stimolo ad attivare la propria immaginazione, il desiderio di unirsi alle nostre voci per esplorare il proprio personale monologo addosso.
BEATRICE: Un senso di verità, profondità, intensità. E perché no, anche un senso di “complessità” (in fondo l’uomo, la vita, il nostro mondo, sono realtà complesse e articolate, irriducibili).
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