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LUCE: “La mia musica nasce dalla malinconia, ma diventa forza” | INTERVISTA

Dal primo banco di scuola, quando cantò Sere Nere di Tiziano Ferro, al nuovo singolo Sei il mio mare: la storia di Valentina Astolfi, in arte LUCE, tra riscatto, amore e determinazione

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LUCE, all’anagrafe Valentina Astolfi, nasce ad Ascoli Piceno il 14 febbraio 1996. Fin da piccola coltiva una grande passione per la musica, una forma d’arte che le permette di incanalare sentimenti ed elaborare emozioni. A 11 anni inizia a studiare canto, per poi avvicinarsi anche al pianoforte Per lei la musica è riscatto, volontà di cambiamento, desiderio di raccontarsi attraverso la malinconia. Nelle sue canzoni convivono sonorità indie e cantautorato, unite da un timbro graffiato che diventa cifra stilistica personale.

LUCE
LUCE

L’abbiamo intervistata in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo Sei il mio mare, per scoprire il dietro le quinte di un’artista emergente che ha molto da raccontare.

Ciao LUCE, come stai? Ti ricordi il momento in cui, da bambina, hai deciso di iniziare a fare musica?

Sto bene, grazie. La musica è sempre stata il mio rifugio, fin da piccola.
Il canto è nato in modo del tutto naturale. Durante una lezione di musica, in classe, iniziai a cantare Sere Nere del mio amatissimo Tiziano Ferro. La mia maestra si girò e mi disse: “Valentina, lo sai che hai proprio una bella voce?”. Da lì mi sono fidata e ho iniziato subito a prendere lezioni di canto: avevo 11 anni. Il bello è stato non farmi troppe domande, ma seguire un istinto puro, senza pressioni esterne. Da allora la musica è la parte fondamentale della mia vita.

La musica ha tante facce: qual è un pro e qual è un contro del sognare di vivere di musica?

Il pro più grande è la libertà di raccontare me stessa e arrivare a chi ha bisogno di ascoltare qualcosa di autentico. La musica va oltre le parole, e io voglio essere sincera con me stessa e con chi mi ascolta.
Il contro è la vulnerabilità: esporsi significa affrontare insicurezze, difficoltà economiche e una continua lotta per farsi ascoltare davvero.

Il tuo produttore è Dima, che è anche il tuo compagno di vita. Com’è lavorare e condividere questo viaggio insieme?

Lavorare con Dima significa avere una complicità profonda: conosce ogni sfumatura di ciò che voglio esprimere. Avere accanto la persona che ti sostiene e crede in te più di chiunque altro rende il percorso meno solitario e molto più intenso. Certo, le emozioni personali si intrecciano con quelle artistiche, ma questo arricchisce ogni progetto. La nostra storia è nata per destino, e questo tema ritorna spesso nelle nostre canzoni. L’ultimo brano, Sei il mio mare, racconta proprio di come “un secondo” possa cambiare il corso della vita. Così è stato per noi, in positivo.

Quanto la musica ha influenzato altri aspetti della tua vita?

La musica ha cambiato il modo in cui vedo me stessa e il mondo. Mi ha insegnato il coraggio: non nascondermi dietro la malinconia, ma trasformarla in forza. Ha influenzato le mie relazioni, il mio modo di comunicare e persino le scelte quotidiane. È grazie a lei se ho deciso di trasferirmi a Milano e iniziare una nuova vita.

Essere donna nel mondo della musica ti ha messo in difficoltà?

Sì. Essere donna significa spesso dover dimostrare il doppio, affrontare pregiudizi e stereotipi.
Ma è anche una sfida che mi spinge a essere più determinata e a usare la mia voce non solo per raccontare me stessa, ma anche le storie di tutte noi.

Se tornassi indietro, cosa diresti alla te bambina? E se incontrassi la te futura?

Alla me bambina direi di non avere paura di essere diversa, di credere nelle sue emozioni e nella forza della sua voce. Di non smettere mai di sognare, anche davanti alle difficoltà. Alla me futura chiederei di non smettere mai di lottare con passione e sincerità, di non chiudere il sogno in un cassetto e di non perdere quell’istinto che ha dato vita a tutto questo, qualunque cosa accada.

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