Un palco “cinque volte più grande di quello di Sanremo”e un’atmosfera sospesa tra spettacolo, musica e quel senso di identità europea che va ben oltre la competizione canora. L’Eurovision Song Conteststa per tornare, manca solo una settimana al12 maggio, data di esordio di questa edizione 2026 e i conduttori sono già pronti.Elettra Lamborghini e Gabriele Corsiracconteranno l’evento, mentreMaria Sole Polliosarà la spokesperson italiana: il volto che durante la finale assegnerà i punti della giuria nazionale agli artisti in gara.

Il Contest sarà articolato in tre serate, tuttein diretta da Vienna il 12, 14 e 16 maggio, trasmesse traRai 1 e Rai 2. I Paesi in gara saranno 35 e, come da tradizione, l’Italia accederà direttamente alla finale insieme all’Austria, Paese ospitante, e agli altri Stati fondatori della competizione. A rappresentarci sul palco saràSal Da Vinci.
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Eurovision Song Contest, Maria Sole Pollio: “Sul palco ci sarà una Maria Sole molto entusiasta, forse un po’ folle, come tutte le prime volte”

Proprio questa mattina nella sede Rai di Via Teulada a Roma, si è tenuta la conferenza stampa dell’evento. Ma più che la macchina televisiva alla vigilia della competizione a colpire è soprattutto l’entusiasmo di chi sta per vivere questa esperienza quasi come un rito di passaggio: stiamo parlando diMaria Sole Pollio, che affronterà per la prima volta il mondo Eurovisioncon quella spontaneità ancora rarissima da trovare in tv. “Sarà una Maria Sole molto entusiasta”,ci racconta in un’intervista ai nostri microfoni e sorridendo afferma“forse un po’ incosciente, un po’ folle, come tutte le prime volte. Ma cercherò di imparare dagli altri e soprattutto divertirmi perchè la musica è libertà”.
Poi però la voce cambia tono e lascia spazio alla consapevolezza del momento: “È un privilegio essere qui, immersa tra culture diverse e tantissimi artisti. Rappresentare l’Italia è una cosa che quasi fa paura a dirla ad alta voce”. Nelle sue parole c’è il senso più autentico dell’Eurovision: un luogo in cui musica e identità si mescolano continuamente, dove si arriva da Paesi diversi ma si finisce inevitabilmente per condividere la stessa energia. Pollio parla dell’esperienza come di“un pezzetto da aggiungere al proprio viaggio“, insomma qualcosa che resterà anche dopo le luci del palco.
E poi c’èil rapporto con Gabriele Corsi, veterano della manifestazione e presenza ormai imprescindibile del racconto italiano dell’Eurovision. Maria Sole ci ha già lavorato insieme, infatti lo scorso anno avevano condotto il Prima festival di Sanremo. Oggi la ragazza ne parla quasi con affetto familiare: “È una persona umana, che quando entra in una stanza la riempie davvero. È educato con tutti, simpatico, ti sostiene senza la spocchia di volerlo fare“. Una figura rassicurante, soprattutto per chi si affaccia a un evento gigantesco per la prima volta.“È il tipo di persona che tutti dovrebbero incontrare quando iniziano questo mestiere”,dice ancora.
Elettra Lamborghini, l’Eurovision e il “tour bilaterale”
Alla conduzione, accanto all’esperienza di Corsi quest’anno arriva anche l’energia completamente diversa diElettra Lamborghini, new entry. Per l’artista l’Eurovision sono “gli europei della musica”afferma nel corso della conferenza stampa, una definizione semplice ma perfetta per spiegare quanto il contest venga percepito ormai come un evento globale. Elettra affronta questa avventura con il suo solito approccio diretto, senza costruzioni: “Io non sono una persona che ama etichettarsi. Bisogna provare le cose per capire se si è bravi oppure no”.

A colpirla, racconta, è stato soprattutto il modo in cui Gabriele le ha trasmesso il suo amore per l’Eurovision:“Me lo ha descritto in una maniera nuova, lo vedi dagli occhi che ha i cuoricini quando ne parla“. Ed è probabilmente proprio lì che nascerà il gioco della coppia televisiva: da una parte la competenza quasi“enciclopedica”di Corsi, dall’altra la spontaneità imprevedibile di Elettra.
Nel frattempo Lamborghini si prepara anche al ritorno in tour dopo due anni di stop.E in un’intervista ai nostri microfoni rivela quale dettaglio sul suo“tour bilaterale”: è proprio questo il nome del suo giro di concerti estivi.“Inizierà esattamente il 12 giugno. Tutto tema un po’ bilaterale, tema Sanremo”. “Sono molto carica, ho tanta voglia di tornare in contatto con la mia gente. Sono veramente entusiasta“.
E tornando all’Eurovision ci racconta poil’attenzione ai look.“Ne ho talmente tanti che non so ancora quale metterò perché non ne ho finito di provarli tutti.” E continua “forse stavolta andrò più comoda,meno sfarzosa. Stare seduta due ore con le paillettes nelle ciappette non è comodissimo”.Una battuta che racconta perfettamente il tono con cui la cantante sta vivendo questa esperienza: meno costruzione e più leggerezza.
Gabriele Corsi conduttore veterano, Sal Da Vinci rappresentante dell’Italia
Gabriele Corsi, pur con l’ironia di chi ormai conosce bene il meccanismo Eurovision, non nasconde l’emozione della riconferma nel corso della conferenza.“Spesso il veterano nelle serie tv è quello che muore prima”, scherza. Ma dietro la battuta c’è il lavoro maniacale di chi prepara il contest mesi prima: studio delle canzoni, delle performance, dell’audio, dei dettagli culturali che trasformano Eurovision in un universo a sé. “Mi piace arrivare preparato” spiega, “perché questo è un fenomeno seguito da milioni di persone”.E forse è proprio questa la forza dell’Eurovision dopo settant’anni: essere contemporaneamente gigantesco e personale.

Ma inevitabilmente, come spesso accade, il Contest arriva accompagnato anche dallepolemichee dalle discussioni politiche, soprattutto sul tema della partecipazione di Israele e sulle richieste di boicottaggio. Una questione delicato che durante la conferenza stampa è stata affrontata con posizioni differenti.“La musica è portatrice di pace e inclusione“,ha dettoSal Da Vinci,mentre Elettra Lamborghini ha riconosciuto il coraggio di chi sceglie di non partecipare per motivi politici. Più complessa la riflessione di Gabriele Corsi, che ha ricordato come Eurovision resti“un concorso canoro organizzato da emittenti”, pur ammettendo che il dibattito esiste e non può essere ignorato:“Io invidio chi ha solo certezze e non dubbi”.

Insomma il contest non parla solo di musica, è un evento capace di mettere insieme geopolitica, pop culture, meme, identità nazionali e sogni individuali. “La musica è inclusione, è pace” afferma Sal Da Vinci, “quando gli italiani fanno gli italiani esce una forza incredibile. Io sono un venditore ambulante di sentimenti. Voglio cantare per tutti quelli che non hanno realizzato i loro sogni“.E in fondo Eurovision continua a funzionare proprio per questo. Perché dietro gli effetti speciali e i milioni di spettatori, resta ancora uno spazio in cui artisti, conduttori e pubblico sembrano potersi emozionare davvero.
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