È stataun’estate lunga, quella di quest’anno, ma nell’aria sembra mancare qualcosa:quella musica capace di spopolare, come accadeva negli anni passati.
Nonostante, come sempre, siano uscite tantissime nuove canzoni pensate per la stagione estiva, nessuna è riuscita davvero a entrare nella testa e restarci, come facevano i tormentoni di una volta.
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Perché siamo senza tormentoni?
Secondo gli esperti,Sanremo è diventato il nuovo “banco di prova del tormentone”: è lì che gli artisti preferiscono presentare i brani più orecchiabili. Il motivo? La competizione è più gestibile (più o meno), e la visibilità che offre un evento del genere è decisamente superiore.
Pensiamo, ad esempio, a un brano comeChiamo io, chiami tudi Gaia. Qualche anno fa, una canzone del genere non sarebbe mai stata ammessa a Sanremo. Oggi, invece, accade l’opposto:i brani più “smielati” vengono scartati perché le radio non li trasmetterebbero, mentre quelli più orecchiabili e dal significato leggero sembrano perfetti per la competizione.
Ma cosa comporta tutto questo?
Gli artisti sono costretti a produrre di più: una canzone per Sanremo, una per l’estate, e magari altre per rimanere presenti nei programmi televisivi. Questo porta spesso aun abbassamento della qualità: molti brani vengono scritti “tanto per”, enemmeno l’artista sembra crederci davvero.
Si generaun appiattimento generale e un minore coinvolgimento da parte del pubblico. Siamo talmente abituati a ricevere una valanga di nuove canzoni ogni estate che, se un artista non ne pubblica una, sembra quasi non essere ben seguito dal suo team o stia perdendo “un’occasione d’oro”.
Tutto questoriflette la velocità con cui oggi viviamo e consumiamo contenuti.In un mondo così dinamico, l’idea di un vero e unico tormentone estivo sembra non poter più esistere. Dopo pochi ascolti, un brano ci appare già vecchio, e sentiamo subito il bisogno di qualcosa di nuovo da commentare e condividere.
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