Dalida e l’eternità di Mourir sur scène: i Bon Entendeur raccontano il potente remix che unisce le generazioni | INTERVISTA ESCLUSIVA

Dalla riscrittura sensibile del patrimonio francofono alle belle sfide della vita privata: Arnaud Bonet e Pierre Della Monica narrano il successo virale di un grande classico di Iolanda Gigliotti, mito della Canzone mondiale, dimostrando come la sua arte continui ad essere eterna a 39 anni dalla sua dipartita

54 Min di lettura

🇫🇷 Lisez l’article en français

I Bon Entendeur, collettivo francese nato dalla passione diArnaud BonetePierre Della Monica, hanno saputo trasformare l’arte del remix in una vera e propria missione culturale, collezionandooltre 450 milioni di stream nel mondo. Dopo aver rivisitato icone del calibro di Françoise Hardy e Nicoletta, il24 aprile 2026il duo ha rilasciato la versione ufficiale diMourir sur scènedi Dalida, un’opera nata quasi per caso e diventata virale grazie alla richiesta incessante dei fan. Questa rilettura proietta i due musicisti di Aix-en-Provence verso una nuova fase creativa:un prossimo album già in cantiere, zeppo di inediti e cover che manterranno intatto il loro inconfondibile sound solare.

A questa dimensione artistica si affiancauna profonda trasformazione personale: entrambi hanno recentemente costruitodue belle famiglie, vivendo un momento di grande evoluzione umana. Tra la sfida di conciliare carriera e vita privata e l’entusiasmo per tanti progetti in fase di sviluppo, i due artisti si apprestano a diventarei testimoni di una missione che unisce le generazioni sotto il segno della gioia e della semplicità. Il loro approccio si configura come una riscrittura sensibile del patrimonio musicale, in cui la modernità viene posta al servizio dell’emozione persuperare l’idea di una mera operazione nostalgica.

L’eredità di Mourir sur scène, il testamento artistico di Dalida che sfida il tempo

Mourir sur scèneè un monumento della musica francese, nato nel1983dall’estro compositivo diJeff Barnele dalle toccanti parole diMichel Jouveaux. In un’intervista esclusiva rilasciata precedentemente aIl Difforme, in cui ha raccontato la vedette e sé stesso, l’autore egizio-francese ha spiegato come il brano sia diventatoil testamento artistico di Dalida, capace di trasformare un dialogo diretto con la Morte, tra desiderio artistico e vertigine esistenziale, in una melodia luminosa.

Destinata a essere un lato B,la canzone ha conquistato il pubblico fino a diventare uno dei pezzi più iconici del repertorio di Madame Gigliotti. Sebbene esista anche in italiano col titoloQuando nasce un nuovo amore, totalmente slegato dal vero significato, è la potenza della versione originale a restareinsuperabile, custode del messaggio profondo che solo l’idioma di Molière ha saputo cristallizzare.

Oggi, con la riorchestrazione ufficiale del 2022,oltre 43 reinterpretazionie l’ultimo tocco dei Bon Entendeur, questo brano continua a spopolare, confermando l’intuizione di Barnel: lui scriveva pervalorizzare la donna, proponendole canzoni destinate a restare impresse nella memoria collettiva. Jeff aveva già sottolineato al nostro quotidiano la natura universale della sua scrittura per la star, ricordando come il brano abbia conosciuto una seconda giovinezza proprio grazie alle creazioni contemporanee. Questo passaggio di testimone verso Pierre Della Monica e Arnaud Bonetdimostra come certe opere non smettano mai di trasformarsi,sfidando il tempo per restare vive, d’orecchio in orecchio.

Bon Entendeur raccontano la loroMourir sur scène: “Mettiamo il progresso al servizio dell’emozione, la nostra musica è un ponte tra generazioni…

La modernità, per sua natura, tende a consumarsi nel tempo stesso in cui si afferma, ma esistono opere che resistono a questa logica,continuando a vibrare ben oltre la loro epoca. Le canzoni di Dalida appartengono a questa rara dimensione: nate in un contesto preciso, hanno saputoattraversare le generazioni senza perdere la loro forza emotiva, rinnovandosi a ogni ascolto.

In occasione del39º anniversario della dipartita della leggenda,Il Difformeha raggiunto il duo di Aix-en-Provence per parlare del remixMourir sur scène – Bon Entendeur VS Dalida. Un dialogo che conferma quanto l’eredità di Iolanda Gigliotti resti viva, capace di toccare il pubblico contemporaneo e affermarsi ancora oggi come una presenza artistica costantemente attuale, irriducibilmente umana.

Bon Entendeur
Bon Entendeur (© Manu Fauque)

Bon Entendeur, avete appena fatto uscire la vostra nuova opera, intitolataMourir sur scène – Bon Entendeur VS Dalida. Come è nata questa ‘lotta’ artistica e come ha visto la luce questo progetto?

Pierre Della Monica
In realtà si tratta di un’eccezione, poiché abbiamo concepito questo brano già circa due anni fa. Inizialmente, lo avevamo remixato esclusivamente per le nostre performance dal vivo, senza necessariamente progettarne la commercializzazione. Amiamo reinterpretare i grandi classici francesi per infondere loro una nuova energia live. Tuttavia, spinti dall’entusiasmo del pubblico e dai tantissimi messaggi ricevuti in questi anni che ci chiedevano di renderlo disponibile, mi sono confrontato con Arnaud e abbiamo deciso di accontentarli.

Ed è un successo, complimenti! Tecnicamente, in che modo siete intervenuti sulla traccia originale per arrivare a questo risultato?

Pierre Della Monica
Grazie mille. In realtà, in questo genere di progetti, amiamo reinterpretare l’opera nella sua interezza. Partiamo dalla traccia originale per ricamarci tutto intorno: rilavoriamo gli arrangiamenti e irrobustiamo la produzione per conferirle una sonorità più attuale e ballabile. L’obiettivo è garantire una reale coerenza durante i nostri set, accanto a sonorità più elettroniche. In sintesi, cerchiamo di modernizzare il brano senza però alterarne l’essenza.

Mourir sur scène Bon Entendeur VS Dalida
Mourir sur scène – Bon Entendeur VS Dalida

Avete scelto un’icona della Canzone mondiale: Dalida. Perché la vostra scelta è ricaduta su di lei?

Arnaud Bonet
Come ha sottolineato, Dalida è una figura emblematica. La sua musica ha cullato la nostra infanzia e appartiene anche alla generazione dei nostri genitori. In Francia siamo cresciuti con le sue melodie, onnipresenti alla radio e in televisione: lei fa parte a tutti gli effetti dell’inconscio collettivo. Ammiriamo profondamente la sua discografia ed è stato un vero privilegio poter rivisitare questo brano leggendario.

In effetti, Mourir sur scène è considerato il testamento artistico della diva ed è un vero monumento del repertorio francese. Perché avete scelto proprio questo brano, che evoca il trapasso su un ritmo leggero? In questa opera, composta da Jeff Barnel su un testo di Michel Jouveaux, Dalida si rivolge direttamente alla Morte: che cosa vi ha colpito di questo contrasto così avvincente?

Arnaud Bonet
Solitamente privilegiamo brani dalle tematiche più solari e leggere. È vero che questo titolo possiede una dimensione drammatica, pur mantenendo arrangiamenti molto ballabili, quasi disco. È stata proprio questa dualità insita nell’opera originale a conquistarci. Abbiamo pensato che, riarrangiandola con i nostri strumenti attuali, il risultato potesse essere notevole. È questo l’approccio che abbiamo adottato: amiamo moltissimo questa sfumatura ‘disco malinconica’ che ne scaturisce.

Dalida drammatica
Dalida

Avete avuto l’occasione di confrontarvi con Orlando, fratello minore, produttore e manager di Iolanda Gigliotti, che lavora instancabilmente per preservare la memoria della star?

Arnaud Bonet
Non siamo stati in contatto diretto con lui, ma i nostri rispettivi team hanno ovviamente comunicato. A dire il vero, senza il suo avallo, questo progetto non avrebbe mai potuto vedere la luce. So che ha ascoltato il remix e lo ha apprezzato, il che ci ha permesso di ufficializzarlo. Era indispensabile ottenere il suo consenso. Stando ai feedback che abbiamo ricevuto, ha amato molto la nostra proposta.

A proposito di feedback, quelli sui social e sulle piattaforme sono unanimi: questa versione suscita un entusiasmo travolgente. Secondo voi, perché questo remix risuona così tanto presso il pubblico?

Arnaud Bonet
È un’ottima domanda. Si può supporre che una parte di questo pubblico ci segua già e apprezzi il nostro lavoro(ride, n.d.r.). Ma al di là di questo, penso, ed è una constatazione che abbiamo fatto spesso con i nostri brani precedenti, che la chiave risieda nel fatto di non snaturare l’opera originale, ma piuttosto di cercare di sublimarla. Come menzionava Pierre, abbiamo scelto di registrare nuovamente tutto: violini, sintetizzatori, tastiere. In realtà, solo la voce di Dalida è stata conservata. Anche se il risultato finale rimane molto fedele all’ossatura originale, abbiamo reinterpretato integralmente ogni linea musicale. Grazie agli strumenti tecnologici attuali, la resa è più limpida e incisiva. Credo sia per questo che il pubblico sia così ricettivo: mettiamo il progresso al servizio dell’emozione.

@bon_entendeur)

In effetti, il vostro rispetto per l’opera originale è manifesto. Ma, non appena si tocca un’icona assoluta, fioriscono inevitabilmente alcune critiche più conservatrici. Come accogliete questi commenti?

Pierre Della Monica
Personalmente, sono sempre curioso e mi piace leggere i feedback, positivi o negativi che siano. Fa parte del gioco nel momento in cui ci si espone sui social, in radio o in televisione. È inevitabile che alcune persone esprimano il proprio disaccordo. C’è anche un punto che comprendo perfettamente: creiamo composizioni originali, ma siamo conosciuti soprattutto per i nostri remix. Per alcuni puristi, il remix non è considerato vera musica, poiché ritengono che la creazione debba necessariamente partire da un foglio bianco. Da parte nostra, proviamo un piacere immenso nel rivisitare queste opere. Non obblighiamo nessuno ad ascoltarci: se il nostro universo non piace, ognuno è libero di voltare pagina. L’essenziale per me è comporre una musica che mi emozioni e con la quale mi senta in sintonia. Leggo i commenti, ma mi soffermo solo su quelli costruttivi e rispettosi. Per quanto riguarda le critiche gratuite o non argomentate, semplicemente non mi interessano.

Arnaud Bonet
Concordo pienamente con Pierre su questo punto. Per quanto mi riguarda, per preservare la mia salute mentale, tendo a evitare la lettura dei commenti. È un esercizio spesso ingrato, poiché le critiche a volte sono ingiuste e non abbiamo un reale diritto di replica. Cerco quindi di mantenere le distanze, anche se non sempre si riesce a sottrarvisi. Ovviamente non si tratta di ignorare sistematicamente ogni critica, ma preferisco prenderne il più possibile le distanze per restare concentrato sulla nostra produzione artistica.

Bon Entendeur al lavoro
Bon Entendeur

La realizzazione di questo remix ha presentato difficoltà particolari?

Arnaud Bonet
È una domanda piuttosto tecnica(ride, n.d.r.). Nessuna criticità rilevante, no. Il processo è stato lungo perché abbiamo registrato tutto da capo, il che richiede un mixaggio estremamente meticoloso. Ma per essere onesto con Lei, ci sono pezzi che a volte richiedono venticinque versioni diverse prima di giungere al risultato finale.Mourir sur scèneè uno di quei brani in cui la strada era già tracciata. Scherzavamo dicendo che questo pezzo era una vera autostrada: era impossibile intervenire sulla struttura senza perderne il senso. Esiste una progressione logica dalla A alla Z che abbiamo voluto rispettare scrupolosamente. Una volta stabilito questo approccio, la produzione è stata, non direi semplice, ma comunque molto più fluida e meno tormentata rispetto ad altri progetti.

Al di là della performance tecnica, quale sentimento vorreste che il pubblico provasse nell’ascoltare il vostro remix?

Pierre Della Monica
Ciò che vorrei è che il pubblico percepisse come questo sia un remix senza pretese, nato da un vero colpo di fulmine per l’opera originale. Questo brano ha ormai 43 anni e incarna un’estetica musicale che adoriamo: quella degli anni ’60, ’70 e ’80, che restano per noi tre decenni straordinari. Questo progetto è in totale sintonia con la nostra identità, con ciò che amiamo produrre e proporre dal vivo. Speriamo semplicemente che questo pezzo permetta a un nuovo pubblico di scoprire il nostro universo. Per quanto riguarda chi ci segue già, l’augurio è che colgano la nostra sensibilità artistica e comprendano perché abbiamo scelto di rivisitare questo monumento della musica, apprezzandolo quanto noi.

Dalida Mourir sur scène
Dalida

E Dalida? Sono ormai 39 anni che ci ha lasciati. Se questa leggenda della musica fosse tra noi e potesse ascoltare il vostro lavoro, che cosa vorreste che vi dicesse?

Arnaud Bonet e Pierre Della Monica
Grazie per questa domanda! Vorremmo semplicemente che apprezzasse il nostro modo di rivisitare la sua opera senza snaturarla. Si può fare un parallelo con la nostra cover di Fio Maravilhauscita tre anni fa. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare Nicoletta, di invitarla all’Olympia e di confrontarci con lei in radio. Ciò che ci ha profondamente colpito è che trovasse straordinario il fatto che il nostro lavoro permettesse a quella canzone di attraversare le epoche e di conquistare un pubblico più giovane. È un po’ la nostra filosofia: modernizzando gli arrangiamenti, riusciamo, durante i nostri concerti, a far ballare la generazione dei nostri genitori insieme alla nostra. Teniamo moltissimo a questo aspetto transgenerazionale. Se Dalida fosse qui oggi, saremmo felici se convalidasse questo approccio e se si riconoscesse in questa nuova vita data al suo brano.

Durante la promozione del brano, avete condiviso un video emozionante in cui Dalida, con grande anticipo sui tempi, spiegava: “E in questa canzone, certamente, nella nostra epoca di laser, di tecnica, di suono, di molto rumore, ciò che è importante alla fine è l’amore”. Qual è il vostro punto di vista su questo pensiero?

Pierre Della Monica
Ognuno può interpretarlo in modo diverso, ma in fondo, a prescindere dall’epoca in cui si compone, che sia 50 o 200 anni fa, l’essenziale resta immutabile. Al di là dell’amore, è l’emozione pura il vero motore della musica. Qualunque sia il mezzo utilizzato o lo strumento, ciò che cerchiamo prima di tutto è vibrare e provare qualcosa di forte. È proprio quello che sottolineava lei e non possiamo che essere d’accordo. La priorità assoluta, al di là dei mezzi tecnici, è che la musica ci trasmetta un brivido. In questo senso, l’emozione e l’amore superano tutto il resto: è la finalità ultima del nostro mestiere.

La visione di Dalida (©@bon_entendeur)

Avete perfettamente ragione. Grazie mille per queste precisazioni sulla creazione del remix diMourir sur scène!

Arnaud Bonet e Pierre Della Monica
Grazie a Lei! È un piacere parlare del nostro progetto anche in Italia, una nazione che portiamo particolarmente nel cuore. È un posto meraviglioso dove amiamo tornare spesso. Speriamo sinceramente che il pubblico italiano apprezzi il nostro lavoro tanto quanto noi amiamo il Bel Paese e la sua cultura.

Grazie per questa dichiarazione d’amore! Il pubblico italiano vi attende con piacere. D’altronde, Pierre, Lei ha un cognome dalle sonorità decisamente italiane: Della Monica…

Pierre Della Monica
Sì! Il mio cognome viene da un paesino vicino Napoli, Torre del Greco.

È un po’ comeGigi l’Amoroso, allora…

Pierre Della Monica
Esattamente(ride, n.d.r.)!

Bon Entendeur
Bon Entendeur (© Manu Fauque)

Abbiamo parlato molto diMourir sur scène – Bon Entendeur VS Dalidae della vostra filosofia artistica attraverso le parole della vedette. Ma al di là di questo titolo, chi sono realmente Arnaud e Pierre? Chi si nasconde dietro Bon Entendeur?

Pierre Della Monica
Chi siamo? In realtà tutto è iniziato in modo molto semplice: alla base siamo degli appassionati che adorano ascoltare, scoprire e condividere musica. Il progetto ha già 14 anni. All’inizio condividevamo le melodie che ci facevano battere il cuore, proprio come in un blog musicale. Arnaud ed io ascoltiamo centinaia, se non migliaia di brani ogni giorno. È la nostra passione, ci assorbe completamente. Oggi produciamo molto, ma restiamo prima di tutto due ragazzi innamorati della scena attuale tanto quanto della musica dell’epoca dei nostri genitori, ovvero gli anni ’60 e ’70. Cerchiamo di creare una musica che ci emozioni, di cui essere fieri e che, speriamo, incontri il suo pubblico, senza troppe pretese.

Bon Entendeur è nato dall’incontro delle vostre due sensibilità. C’è un’emozione particolare che vi lega artisticamente e che definisce il DNA del vostro duo?

Arnaud Bonet
Credo che questo emerga con naturalezza dalla nostra musica. Proponiamo un sound solare, positivo. Tra l’altro è curioso, ma le statistiche rivelano spesso che i nostri brani vengono ascoltati molto più in estate che in inverno. Il nostro obiettivo è creare una musica gioiosa, capace di trasmettere emozioni positive.

Bon Entendeur in macchina
Bon Entendeur (© Manu Fauque)

Poco fa, avete evocato il vostro amore per la musica vintage. Di fatto, nei vostri album, il tempo sembra essere un personaggio. Poiché riportate in auge canzoni di una volta, che rapporto avete con la nostalgia?

Arnaud Bonet
È vero che abbiamo attinto molto dal passato per il nostro lavoro. Ci hanno chiesto spesso se fossimo nostalgici e per molto tempo abbiamo risposto di no, ma col senno di poi mi chiedo se non lo siamo almeno un pochino. In realtà, la nostalgia porta spesso con sé quel lato negativo del “si stava meglio prima”, e noi non siamo necessariamente d’accordo. Troviamo che ci siano cose straordinarie nel passato, ma creiamo una musica estremamente attuale. Ciò che ci appassiona è questo ponte, questa sorta di viaggio nel tempo, senza però chiuderci nell’idea di dover far rivivere questi brani perché la musica di oggi sarebbe meno valida. Cerchiamo fermamente di allontanarci da questa visione.

Dopo aver riorchestrato una canzone che parla del palcoscenico, cosa provate prima di salirci? Avete l’ansia da prestazione?

Arnaud Bonet
Sì, è curioso perché Pierre si è divertito di recente a fare un piccolo calcolo e credo che abbiamo superato i 500 concerti. Non abbiamo la cifra esatta, ma siamo più o meno su quell’ordine di grandezza. All’inizio era una tensione quasi paralizzante, qualcosa di piuttosto violento. Oggi la avvertiamo ancora un pochino, ma è diventata un’emozione positiva. È un’energia che ci spinge a dare il 100% sul palco e che ci carica in vista dello show. Ma in fondo, non svanisce mai del tutto.

Bon Entendeur in concerto a Montréal

Iolanda Gigliotti esprimeva il desiderio di lasciare questo mondo in scena. Il palco come ultima dimora è un’immagine forte, quasi mitologica, da Molière a Dalida. Da parte vostra, come vi piacerebbe restare nella memoria di chi vi ascolta?

Pierre Della Monica
Sa, non ho affatto questa pretesa. Non mi sveglio la mattina dicendomi: “Spero che tra 50 o 100 anni si parlerà ancora di noi”. Non nutriamo simili ambizioni e intellettualizziamo molto meno la nostra musica. Prima ancora di chiedersi cosa ci riservi il futuro, se la gente ricorderà ancora il nostro nome tra 20 o 30 anni, sarebbe già un risultato straordinario. Significherebbe che la nostra musica è stata tramandata. È forse questo che tocca profondamente gli artisti: la trasmissione. Vale in ogni campo, dalla scultura alla pittura. Il fatto che l’arte prodotta passi di mano in mano, d’orecchio in orecchio, rappresenta senza dubbio il traguardo supremo. Resta poi da vedere quanto durerà, ma è già un’immensa fonte di gioia. Onestamente, il semplice fatto che degli sconosciuti apprezzino il nostro lavoro è così gratificante che ci sentiamo pienamente felici e realizzati. Non potrei chiedere di più!

Attraverso i vostri remix e le vostre selezioni, si ha l’impressione che agiate come portatori di memoria. Quale missione cercate di compiere con la vostra arte?

Arnaud Bonet e Pierre Della Monica
La nostra missione è innanzitutto divertirci creando la musica che ci somiglia, per poter così incontrare il nostro pubblico in ogni angolo del mondo. Con Pierre abbiamo notato spesso che, quando intellettualizziamo troppo il nostro approccio, il risultato non convince. Sono spesso le cose più semplici a procurarci maggiore gioia e a rivelarsi le più contagiose. Cerchiamo quindi di attenerci a questa linea guida, anche se, alla fine, realizzare qualcosa di semplice è spesso la sfida più complicata.

Bon Entendeur
Bon Entendeur (© Manu Fauque)

Musicisti, DJ e produttori, ma siete prima di tutto due amici. Quali sono i vostri progetti per il futuro sul piano professionale?

Pierre Della Monica
Sul piano professionale, per il momento, in modo molto pragmatico, stiamo lavorando al nostro prossimo album. In un orizzonte di circa un anno ci piacerebbe che fosse già fuori, perché abbiamo già molti provini che amiamo moltissimo. Sarà un progetto vario: produzioni originali, remix e cover. Ci stiamo mettendo tutta la nostra energia, sperando che il pubblico ci segua in questa direzione. Non vediamo l’ora di portare a termine questo lavoro!

E sul piano personale?

Pierre Della Monica
Su una nota più personale, ormai siamo diventati papà. Arnaud ha aperto le danze con un bimbo nato alla fine del 2025, e io sono il prossimo della lista: il mio arriverà a luglio, ed è anche lui un maschietto!

Ci avete dato delle notizie meravigliose, congratulazioni ad entrambi!

Arnaud Bonet e Pierre Della Monica
Grazie mille! È vero, questo è un anno particolarmente carico di emozioni, tra l’album in cantiere e i bambini che sono già qui o che si apprestano ad arrivare.

Pierre Della Monica e Arnaud Bonet
Pierre Della Monica e Arnaud Bonet

Un bellissimo programma che festeggerete con i vostri piccoli Bon Entendeur…

Pierre Della Monica
Esattamente, i nostri Bon Entendeur Junior(ride, n.d.r.)! La nostra vera sfida sarà riuscire a conciliare vita professionale e privata nel corso dei prossimi mesi e anni.

Bon Entendeur, Arnaud e Pierre, Pierre e Arnaud, mille grazie per questa testimonianza. Congratulazioni per queste nascite e in bocca al lupo per il remix diMourir sur scène, che sta scalando le classifiche!

Arnaud Bonet e Pierre Della Monica
Grazie infinite a Lei per la Sua attenzione!


Dalida et l’éternité de Mourir sur scène : Bon Entendeur raconte le puissant remix qui unit les générations | ENTRETIEN EXCLUSIF

Mourir sur scène - FR
Bon Entendeur e Dalida Mourir sur scène
Bon Entendeur et Dalida

Bon Entendeur, collectif français né de la passion d’Arnaud Bonetet Pierre Della Monica, a su transformer l’art du remix en une véritable mission culturelle, cumulant plus de 450 millions de streams dans le monde. Après avoir revisité des icônes telles que Françoise Hardy et Nicoletta, le duo a publié, le 24 avril 2026, la version officielle deMourir sur scènede Dalida, une œuvre qui a vu le jour presque par hasard et qui est devenue virale grâce à la demande incessante des fans. Cette relecture projette les deux musiciens d’Aix-en-Provence vers une nouvelle phase créative : un prochain album est déjà en chantier, riche en titres inédits et en reprises qui préserveront leur signature sonore solaire.

À cette dimension artistique s’ajoute une profonde transformation personnelle: tous deux ont récemment fondé chacunune belle famille, vivant ainsi un moment de grande évolution humaine. Entre le défi de concilier carrière et vie privée et l’enthousiasme pour de nombreux projets en cours de développement, les deux artistes s’apprêtent à devenirles témoins d’une mission qui unit les générations sous le signe de la joie et de la simplicité. Leur approche se définit comme une réécriture sensible du patrimoine musical, où la modernité se met au service de l’émotion pourdépasser l’idée d’une simple démarche nostalgique.

L’héritage deMourir sur scène: le testament artistique de Dalida qui défie le temps

Mourir sur scèneest un monument de la musique française, né en 1983du talent de compositeur de Jeff Barnelet des paroles touchantes deMichel Jouveaux. Dans une interview exclusive accordée précédemment àIl Difforme, où il s’est confié sur la vedette et sur lui-même, l’auteur égypto-français a expliqué comment ce titre est devenu le testament artistique de Dalida. Il a su transformer un dialogue direct avec la Mort, entre désir artistique et vertige existentiel, en une mélodie lumineuse.

Initialement destinée à être une face B,la chanson a conquis le public au point de devenir l’un des titres les plus emblématiques du répertoire de Madame Gigliotti. Bien qu’il en existe une adaptation italienne intituléeQuando nasce un nuovo amore, totalement déconnectée du sens premier, c’est la puissance de la version originale qui demeure inégalable, gardienne du message profond que seule la langue de Molière a su cristalliser.

Aujourd’hui, avec la réorchestration officielle de 2022,plus de 43 réinterprétationset la dernière touche de Bon Entendeur, ce titre continue de déchaîner les passions, confirmant l’intuition de Barnel : il écrivait pour sublimer la femme, lui proposant des chansons destinées à rester gravées dans la mémoire collective. Jeff avait déjà souligné à notre quotidien la nature universelle de son écriture pour la star, rappelant comment le morceau a connu une seconde jeunesse grâce aux créations contemporaines. Ce passage de témoin vers Pierre Della Monica et Arnaud Bonetdémontre que certaines œuvres ne cessent jamais de se transformer,défiant le temps pour rester vivantes, d’oreille en oreille.

Bon Entendeur raconte sonMourir sur scène: «Nous mettons le progrès au service de l’émotion, notre musique est un pont entre les générations…»

La modernité, par sa nature même, tend à s’épuiser à l’instant même où elle s’affirme, mais il existe des œuvres qui résistent à cette logique,continuant de vibrer bien au-delà de leur époque. Les chansons de Dalida appartiennent à cette dimension rare : nées dans un contexte précis, elles ont su traverser les générations sans rien perdre de leur force émotive, se renouvelant à chaque écoute.

À l’occasion du 39ème anniversaire de la disparition de la légende,Il Difformea rencontré le duo aixois pour parler du remixMourir sur scène – Bon Entendeur VS Dalida. Un dialogue qui confirme à quel point l’héritage de Iolanda Gigliotti reste vivant, capable de toucher le public contemporain et de s’affirmer encore aujourd’hui comme une présence artistique constante, irréductiblement humaine.

Bon Entendeur
Bon Entendeur (© Manu Fauque)

Bon Entendeur, vous venez de dévoiler ce nouvel opus intituléMourir sur scène – Bon Entendeur VS Dalida. Comment cette ‘lutte’ artistique est-elle née et comment ce projet a-t-il vu le jour ?

Pierre Della Monica
C’est en réalité une exception, car ce titre, nous l’avons conçu il y a déjà deux ans environ. Initialement, nous l’avions remixé exclusivement pour nos prestations scéniques, sans nécessairement envisager de le commercialiser. Nous aimons réinterpréter de grands standards français pour leur donner une nouvelle énergie en live. Cependant, face à l’enthousiasme du public et aux innombrables messages reçus ces dernières années nous demandant de le rendre disponible, nous nous sommes concertés avec Arnaud et avons décidé de leur faire plaisir.

Et c’est une réussite, félicitations ! Techniquement, de quelle manière êtes-vous intervenus sur la piste originale pour aboutir à ce résultat ?

Pierre Della Monica
Merci beaucoup. En réalité, dans ce genre de configuration, nous aimons réinterpréter l’intégralité de l’œuvre. Nous partons de la piste originale pour broder tout autour : nous retravaillons les arrangements et musclons la production afin de lui donner une tonalité plus actuelle et dansante. L’objectif est d’assurer une véritable cohérence lors de nos sets, aux côtés de sonorités plus électroniques. En résumé, nous cherchons à moderniser le morceau sans pour autant en altérer l’essence.

Mourir sur scène Bon Entendeur VS Dalida
Mourir sur scène – Bon Entendeur VS Dalida

Vous avez choisi une icône de la Chanson mondiale : Dalida. Pourquoi avez-vous jeté votre dévolu sur elle ?

Arnaud Bonet
Comme vous l’avez souligné, Dalida est une figure emblématique. La sienne est une musique qui a bercé notre enfance et qui appartient également à la génération de nos parents. En France, nous avons grandi avec ses mélodies, omniprésentes à la radio et à la télévision : elle fait véritablement partie de l’inconscient collectif. Nous sommes admiratifs de sa discographie et cela a été un véritable privilège de pouvoir revisiter ce morceau légendaire.

En effet,Mourir sur scèneest considéré comme le testament artistique de la diva et il s’agit d’un véritable monument du répertoire français. Pourquoi avez-vous choisi ce titre en particulier, qui évoque le trépas sur un tempo léger ? Dans cette œuvre, composée par Jeff Barnel sur un texte de Michel Jouveaux, Dalida s’adresse directement à la Mort : qu’est-ce qui vous a séduit dans ce contraste saisissant ?

Arnaud Bonet
Habituellement, nous privilégions des morceaux aux thématiques plus solaires et légères. Il est vrai que ce titre possède une dimension dramatique, tout en conservant des arrangements très dansants, presque disco. C’est précisément cette dualité au sein de l’œuvre originale qui nous a séduits. Nous avons pensé qu’en la réarrangeant avec nos outils actuels, le résultat pourrait être remarquable. C’est cette approche que nous avons adoptée : nous aimons énormément ce côté ‘disco mélancolique’ qui s’en dégage.

Dalida drammatica
Dalida

Avez-vous eu l’occasion d’échanger avec Orlando, frère cadet, producteur et manager d’Iolanda Gigliotti, qui œuvre sans relâche pour préserver la mémoire de la star ?

Arnaud Bonet
Nous n’avons pas été en contact direct avec lui, mais nos équipes respectives ont bien évidemment échangé. À vrai dire, sans son aval, ce projet n’aurait jamais pu voir le jour. Je crois savoir qu’il a écouté le remix et qu’il l’a apprécié, ce qui nous a permis de lui donner une existence officielle. Il était indispensable d’obtenir son accord. D’après les retours que nous avons reçus, il a beaucoup aimé notre proposition.

À propos de retours, ceux qui figurent sur les réseaux sociaux et les plateformes sont unanimes : cette version suscite un immense enthousiasme. Selon vous, pourquoi ce remix résonne-t-il autant auprès du public ?

Arnaud Bonet
C’est une bonne question. On peut supposer qu’une partie de ce public nous suit déjà et apprécie notre travail(il rit, N.d.R.). Mais au-delà de cela, je pense, et c’est un constat que nous avons souvent fait avec nos précédents titres, que la clé réside dans le fait de ne pas dénaturer l’œuvre originale, mais plutôt de chercher à la sublimer. Comme Pierre le mentionnait, nous avons pris le parti de tout réenregistrer : les violons, les synthétiseurs, les claviers. En réalité, seule la voix de Dalida a été conservée. Même si le résultat final reste très fidèle à l’instrumentation d’origine, nous avons entièrement réinterprété chaque ligne musicale. Grâce aux outils technologiques actuels, le rendu est plus limpide, plus percutant. Je crois que c’est pour cela que le public est si réceptif à notre remix : nous mettons le progrès au service de l’émotion.

@bon_entendeur)

En effet, votre respect pour l’œuvre originale est manifeste. Pourtant, dès que l’on touche à une icône absolue, des admirateurs voient inévitablement fleurir quelques critiques plus conservatrices. Comment recevez-vous ces commentaires ?

Pierre Della Monica
Personnellement, je reste toujours curieux et j’aime lire les retours, qu’ils soient positifs ou négatifs. Cela fait partie du jeu dès lors que l’on s’expose sur les réseaux, à la radio ou à la télévision. Il est inévitable que certaines personnes expriment leur désaccord. Il y a aussi un point que je comprends tout à fait : nous créons des compositions originales, mais nous sommes surtout connus pour nos remixes. Pour certains puristes, le remix n’est pas considéré comme de la véritable musique, car ils estiment que la création doit forcément partir d’une feuille blanche. De notre côté, nous prenons un plaisir immense à revisiter ces œuvres. Nous n’obligeons personne à nous écouter : si notre univers ne plaît pas, chacun est libre de passer son chemin. L’essentiel pour moi est de composer une musique qui me touche et avec laquelle je me sens en phase. Je lis les commentaires, mais je ne m’arrête que sur ceux qui sont constructifs et respectueux. Quant aux critiques gratuites ou non argumentées, elles ne m’intéressent tout simplement pas.

Arnaud Bonet
Je rejoins assez Pierre sur ce point. Pour ma part, afin de préserver ma santé mentale, j’ai tendance à éviter la lecture des commentaires. C’est un exercice souvent ingrat, car les critiques sont parfois injustes et nous n’avons pas réellement de droit de réponse. Alors j’essaie de garder mes distances, même si l’on n’arrive pas toujours à y échapper. Bien sûr, il ne s’agit pas de faire la sourde oreille à toute critique, mais je préfère m’en éloigner autant que possible pour rester concentré sur notre création.

Bon Entendeur al lavoro
Bon Entendeur

La réalisation de ce remix a-t-elle présenté des difficultés particulières ?

Arnaud Bonet
C’est une question assez pointue(il rit, N.d.R.). Pas de difficultés majeures, non. Le processus a été long car nous avons tout réenregistré, ce qui exige un mixage extrêmement précis. Mais pour être tout à fait honnête avec vous, il y a des morceaux qui nécessitent parfois vingt-cinq versions différentes avant d’aboutir.Mourir sur scènefait partie de ceux où le chemin était une évidence. Nous nous amusions à dire que ce titre était une véritable autoroute : il était impossible de couper dans la structure sans en perdre le sens. Il existe une progression logique de A à Z que nous avons voulu respecter scrupuleusement. Une fois ce parti pris établi, la production a été, je ne dirais pas simple, mais en tout cas beaucoup plus fluide et moins tourmentée que sur d’autres projets.

Au-delà de la performance technique, quel sentiment aimeriez-vous que le public retienne en écoutant votre remix ?

Pierre Della Monica
Ce que j’aimerais, c’est que le public comprenne qu’il s’agit d’un remix sans prétention, né d’un véritable coup de cœur pour l’œuvre originale. Ce morceau a 43 ans aujourd’hui et il incarne une esthétique musicale que nous adorons : celle des années 60, 70 et 80, qui restent pour nous trois décennies exceptionnelles. Ce projet est en totale adéquation avec notre identité, avec ce que nous aimons produire et jouer sur scène. Nous espérons que ce titre permettra à un nouveau public de découvrir notre univers. Quant aux personnes qui nous suivent déjà, nous espérons qu’ils percevront notre sensibilité artistique et qu’ils comprendront pourquoi nous avons choisi de revisiter ce monument incontournable, tout en l’appréciant autant que nous.

Dalida Mourir sur scène
Dalida

Et Dalida ? Cela fait maintenant 39 ans qu’elle nous a quittés. Si cette légende de la musique était parmi nous et pouvait écouter votre travail, qu’aimeriez-vous qu’elle vous dise ?

Arnaud Bonet et Pierre Della Monica
Merci pour cette question ! Nous aimerions qu’elle apprécie notre façon de revisiter son œuvre sans la dénaturer. On peut d’ailleurs faire un parallèle avec notre reprise deFio Maravilha, sortie il y a trois ans. Nous avons eu la chance de rencontrer Nicoletta, de l’inviter à l’Olympia et d’échanger avec elle sur des plateaux radio. Ce qui nous a profondément touchés, c’est qu’elle trouvait formidable que notre travail permette à cette chanson de traverser les époques et de séduire une audience plus jeune. C’est un peu notre philosophie : en modernisant les arrangements, nous parvenons, lors de nos concerts, à faire danser la génération de nos parents aux côtés de la nôtre. Nous tenons beaucoup à cet aspect transgénérationnel. Si Dalida était là aujourd’hui, nous serions comblés qu’elle valide cette démarche et qu’elle se reconnaisse dans cette nouvelle vie donnée à son titre.

Lors de la promotion du titre, vous avez partagé une vidéo poignante où Dalida, très en avance sur son temps, expliquait : «Et dans cette chanson, bien sûr, à notre époque de lasers, de la technique, du son, de beaucoup de bruit, ce qui est important, c’est l’amour à la fin». Quel regard portez-vous sur cette pensée ?

Pierre Della Monica
Chacun peut l’interpréter différemment, mais au fond, peu importe l’époque à laquelle on compose, que ce soit il y a 50 ou 200 ans, l’essentiel reste immuable. Au-delà de l’amour, c’est l’émotion pure qui est le moteur de la musique. Quel que soit le moyen utilisé ou l’instrument, ce que nous recherchons avant tout, c’est de vibrer et de ressentir quelque chose de fort. C’est précisément ce qu’elle soulignait et nous ne pouvons qu’être d’accord avec elle. La priorité absolue, quels que soient les outils techniques, est que la musique nous procure un frisson. En ce sens, l’émotion et l’amour surpassent tout le reste : c’est la finalité première de notre métier.

La vision de Dalida (©@bon_entendeur)

Vous avez tout à fait raison. Merci beaucoup pour ces précisions sur la création du remix deMourir sur scène!

Arnaud Bonet et Pierre Della Monica
Merci à vous ! C’est un plaisir de parler de notre projet en Italie aussi, une nation que nous portons particulièrement dans notre cœur. C’est un endroit merveilleux où nous adorons nous rendre. Nous espérons sincèrement que le public italien appréciera notre travail autant que nous aimons son pays et sa culture.

Merci pour cette déclaration d’amour ! Le public italien vous attend de pied ferme. D’ailleurs, Pierre, vous portez un nom aux sonorités très italiennes : Della Monica…

Pierre Della Monica
Oui ! Mon nom vient d’un petit village à côté de Naples qui s’appelle Torre del Greco.

C’est un peu commeGigi l’Amoroso, alors…

Pierre Della Monica
Exactement(il rit, N.d.R.)!

Bon Entendeur
Bon Entendeur (© Manu Fauque)

Nous avons beaucoup parlé deMourir sur scène – Bon Entendeur VS Dalidaet de votre philosophie de l’art à travers les mots de la vedette. Mais au-delà de ce titre, qui sont réellement Arnaud et Pierre ? Qui se cache derrière Bon Entendeur ?

Pierre Della Monica
Qui sommes-nous ? En fait, tout a commencé très simplement : à la base, nous sommes des passionnés qui adorons écouter, découvrir et partager la musique. Le projet a déjà 14 ans. Au début, nous n’étions qu’un blog musical où nous partagions nos coups de cœur. Arnaud et moi écoutons des centaines, voire des milliers de titres chaque jour. C’est notre passion, on y passe tout notre temps. Aujourd’hui, nous produisons beaucoup, mais nous restons avant tout deux garçons amoureux de la scène actuelle autant que de la musique de l’époque de nos parents, c’est-à-dire les années 60 et 70. Nous essayons de créer une musique qui nous touche, dont nous sommes fiers, et qui, nous l’espérons, rencontrera son public, sans prétention.

Bon Entendeur est né de la rencontre de vos deux sensibilités. Y a-t-il une émotion particulière qui vous lie artistiquement et qui définit l’ADN de votre duo ?

Arnaud Bonet
Je pense que cela se ressent naturellement dans notre musique. Nous faisons une musique solaire, positive. D’ailleurs, c’est assez amusant, mais les statistiques révèlent souvent que nos morceaux sont beaucoup plus écoutés en été qu’en hiver. Nous essayons de créer une musique joyeuse, qui procure des émotions positives.

Bon Entendeur in macchina
Bon Entendeur (© Manu Fauque)

Tout à l’heure, vous évoquiez votre amour pour la musique vintage. De fait, dans vos albums, le temps semble être un personnage à part entière. Puisque vous remettez au goût du jour des chansons d’antan, quelle relation entretenez-vous avec la nostalgie ?

Arnaud Bonet
C’est vrai que nous avons beaucoup puisé dans le passé pour notre travail. On nous a souvent demandé si nous étions nostalgiques, nous avons longtemps répondu que non, mais avec le recul, je me demande si nous ne le sommes pas un petit peu. En réalité, la nostalgie a souvent ce côté négatif du «c’était mieux avant», et nous ne sommes pas forcément d’accord avec cela. Nous trouvons qu’il y a des choses formidables dans le passé, mais nous créons une musique très actuelle. Ce qui nous plaît, c’est ce pont, cette espèce de voyage dans le temps, sans pour autant s’enfermer dans l’idée qu’il faudrait faire revivre ces titres parce que la musique d’aujourd’hui serait moins bonne. Nous essayons vraiment de nous éloigner de cette vision.

Après avoir réorchestré une chanson qui parle de la scène, que ressentez-vous avant d’y monter ? Est-ce que vous avez le trac ?

Arnaud Bonet
Oui, c’est amusant parce que Pierre s’est amusé récemment à faire un petit calcul et je crois que nous avons dépassé les 500 concerts. Nous n’avons pas le chiffre exact, mais nous sommes à peu près dans ces eaux-là. Au début, c’était un trac quasiment incapacitant, c’était quelque chose d’assez violent. Aujourd’hui, nous l’avons toujours un petit peu, mais c’est devenu positif. C’est une énergie qui nous permet d’être à 100% sur scène et qui nous donne hâte d’y être. Mais au fond, cela ne disparaît jamais vraiment.

Bon Entendeur en concert à Montréal

Iolanda Gigliotti exprimait le souhait de quitter ce monde sur les planches. La scène comme ultime demeure, c’est une image forte, presque mythologique, de Molière à Dalida. De votre côté, comment aimeriez-vous rester dans la mémoire de ceux qui vous écoutent ?

Pierre Della Monica
Vous savez, je n’ai pas du tout cette volonté. Je ne me réveille pas le matin en me disant : «J’espère que dans 50 ou 100 ans, on parlera encore de nous». Nous n’avons pas cette prétention et nous intellectualisons beaucoup moins notre musique. Avant même de se demander ce que l’avenir nous réserve, si les gens connaissent encore notre nom dans 20 ou 30 ans, ce sera déjà formidable. Cela signifierait que notre musique a été transmise. C’est peut-être cela qui touche les artistes : la transmission. C’est vrai dans tous les domaines, que ce soit la sculpture ou la peinture. Le fait que l’art que l’on produit passe de main en main, d’oreille en oreille, c’est sans doute l’accomplissement ultime. Après, reste à voir combien de temps cela durera, mais c’est déjà une immense source de plaisir. Honnêtement, le simple fait que des inconnus apprécient notre travail est si gratifiant que nous nous sentons déjà pleinement heureux et épanouis. Je n’en demande pas plus !

À travers vos remixes et vos sélections, on a l’impression que vous agissez comme des passeurs de mémoire. Quelle mission cherchez-vous à accomplir avec votre art ?

Arnaud Bonet et Pierre Della Monica
Notre mission, c’est avant tout de prendre du plaisir en créant la musique qui nous ressemble, et de pouvoir ainsi rencontrer notre public aux quatre coins du monde. Avec Pierre, nous avons souvent remarqué que lorsque nous intellectualisons trop notre démarche, cela ne fonctionne pas. Ce sont souvent les choses les plus simples qui nous procurent le plus de joie et qui se révèlent être les plus contagieuses. Nous essayons donc de nous tenir à cette ligne de conduite, même si, au final, faire quelque chose de simple est souvent ce qu’il y a de plus compliqué.

Bon Entendeur
Bon Entendeur (© Manu Fauque)

Musiciens, DJs et producteurs, mais vous êtes avant tout deux amis. Quels sont vos projets pour l’avenir sur le plan professionnel ?

Pierre Della Monica
Sur le plan professionnel, pour l’instant, de manière très pragmatique, nous sommes en train d’avancer sur notre prochain album. Sur un horizon d’un an environ, nous aimerions qu’il soit sorti, car nous avons déjà beaucoup de maquettes que nous aimons énormément. Il y aura de tout : des productions originales, des remixes et des covers. Nous y mettons toute notre énergie en espérant que le public nous suivra dans cette direction. Nous avons hâte d’arriver au bout de ce processus !

Et sur le plan personnel ?

Pierre Della Monica
Dans une note plus personnelle, nous sommes désormais des papas. Arnaud a ouvert le bal avec un petit garçon né à la fin de l’année 2025, et je suis le prochain sur la liste : le mien arrive en juillet, et c’est aussi un petit garçon !

Vous nous avez donné des nouvelles merveilleuses, félicitations à tous les deux !

Arnaud Bonet et Pierre Della Monica
Merci beaucoup ! C’est vrai que c’est une année particulièrement chargée en émotions, entre l’album qui se prépare et les enfants qui, soit sont déjà là, soit s’apprêtent à arriver.

Pierre Della Monica e Arnaud Bonet
Pierre Della Monica et Arnaud Bonet

Un très beau programme que vous fêterez avec vos petits Bon Entendeur…

Pierre Della Monica
Exactement, nos Bon Entendeur Juniors(il rit, N.d.R.)! Notre défi sera de jongler entre nos vies professionnelles et personnelles au cours des prochains mois et des prochaines années.

Bon Entendeur, Arnaud et Pierre, Pierre et Arnaud, merci beaucoup pour ce témoignage. Félicitations pour ces naissances et bonne chance pour le remix deMourir sur scène, qui est en train d’exploser sur les plateformes !

Arnaud Bonet et Pierre Della Monica
Nous vous remercions infiniment pour votre attention !

© Riproduzione riservata

Condividi questo Articolo

Avvertenza legale sulle immagini

Alcune delle immagini pubblicate all’interno di questa testata giornalistica sono tratte da fonti online liberamente accessibili. Tali immagini non sono in alcun modo utilizzate per finalità commerciali e i relativi diritti restano di esclusiva titolarità dei rispettivi aventi diritto.

Nonostante le verifiche preventive effettuate dagli autori (incluse, a titolo esemplificativo, l’analisi di metadati, Exif, watermark, loghi o altri segni distintivi), qualora la pubblicazione di un contenuto grafico dovesse risultare lesiva di diritti di proprietà intellettuale o di altri diritti soggettivi, la redazione, su richiesta del titolare, si impegna a rimuoverlo immediatamente o, ove richiesto, a indicarne correttamente l’attribuzione.

Eventuali segnalazioni possono essere inoltrate all’indirizzo e-mail:proprietaintellettuale@ildifforme.it.

In caso di accertata violazione, la redazione adotterà senza indugio ogni misura necessaria alla cessazione della stessa.