Il padre diAmy Winehouse,Mitch, ha perso la causa contro le sue amiche, la stilistaNaomi Parry e la confidente Catriona Gourlay. Le due avevano ricevuto dall’artista, quando era ancora in vita, dei regali, tra cui vestiti e oggetti personali, e li hanno messi all’asta. Secondo il padre dell’artista morta a 27 anni, non erano autorizzate a fare questa mossa e soprattutto il ricavato sarebbe dovuto essere spartito con lui.
Mail giudice ha dato ragione alle due ragazze, soprattutto perché quei beni appartenevano da ben prima che morisse la loro amica ad entrambe. InfattiAmy Winehouseera solita regalare outfit e propri cimeli a coloro che le stavano intorno, soprattutto perché aveva diversi doppioni. Essendo cimeli di loro proprietà, a quel punto, sono libere di poterne fare ciò che più reputano giusto.
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Il padre diAmy Winehouseha fatto causa a Naomi e Catriona dopo che hanno ricavato dall’asta dei cimeli, appartenuti alla figlia, ben 1,4 milioni di dollari. Quindi lui aveva quindi rivendicato una parte del denaro, a nome della fondazione dedicata alla figlia che aiuta i giovani in difficoltà.
La giudice Clarke ha dato torto aWinehouseperché “né la signora Parry né la signora Gourlay avessero deliberatamente nascosto al ricorrente gli oggetti contestati”. Inoltrela Corte ha sottolineato che Mitch “tende a dominare persone e situazioni, essendo un testimone inaffidabile“,sottolineando come la causa sia stata avviata senza adeguate verifiche preliminari su determinate rivendicazioni.
In meritoPerryha detto:“Sono stata accanto ad Amy come amica, collaboratrice creativa e costumista. Il nostro rapporto si basava su fiducia e lealtà“.Mentre il signorWinehouseha preferito non rilasciare commenti dopo la decisione della giudice.
Si chiude così questa diatriba: le amiche erano autorizzate a vendere quegli oggetti sebbene ci si possa chiedere come mai, se ormai fossero di loro proprietà, abbiano pensato di fare un’asta con il nome della cantante e soprattutto che fine faranno i soldi raccolti.
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