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Watchful Eyes, Gianluca Lasaracina racconta la sua “follia”: found footage, pochi mezzi e tante idee

"Per tutto il film chiediamo allo spettatore se crede ai fantasmi. In realtà ognuno ha i propri: paure, rimorsi, perdite. Volevamo raccontare proprio questo, il confronto con quei fantasmi interiori che tutti ci portiamo dentro". Gianluca Lasaracina ripercorre la nascita di Watchful Eyes, il suo primo lungometraggio in uscita oggi su Amazon Prime negli Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda e dal 7 agosto anche in Italia su Found Tv

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Girare un film in dieci giorni, con un budget inferiore ai 60 mila euro, un’unica location e una troupe composta in gran parte da giovani alla prima esperienza. PerGianluca Lasaracina, regista al debutto nel lungometraggio conWatchful Eyes, non è stato soltanto un progetto indipendente, ma una vera e propria scommessa. “È stata più una follia che una sfida”, racconta sorridendo ripensando alle riprese. “Giravamo nel campus dell’Università Link di Roma, tra i suoi corridoi, tra il 22 luglio e il 2 agosto, con quaranta gradi. Avevamo un film corale, tanti attori e pochissimo tempo. È stato complicato, ma l’entusiasmo di tutti ha fatto la differenza”.

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E se da una parte gli attori del cast erano tutti alle prime armi, dall’altra c’era ancheChristian Iansante,uno dei doppiatori più conosciuti in Italia evoce italiana di Bradley Cooper. Per lui il set ha rappresentato una sfida insolita. “Quando gli ho mandato la sceneggiatura mi ha richiamato dopo un minuto dicendomi: “Tu sei pazzo, non mi ricorderò mai tutte queste battute”“, ricorda il regista. Abituato al doppiaggio, Iansante ha dovuto affrontare lunghi piani sequenza senza l’aiuto del copione, riuscendo a girare le sue scene in un’unica giornata.

Dietro questa sfida produttiva, però, c’è anche una sfida autoriale.Watchful Eyes,horror psicologicoambientato in una residenza universitaria dove un custode si ritrova a sorvegliare cinque studenti dopo la misteriosa morte di un professore, segna infattiil passaggio di Lasaracina dai cortometraggi al suo primo lungometraggio.Un salto che, ammette, non è stato semplice.

La sfida più grande era non fare una serie di cortometraggi che facessero un film. Un lungometraggio richiede un’altra struttura, un altro ritmo”.Dopo anni dedicati soprattutto al dramma, il giovane regista ha deciso di confrontarsi con il genere che lo appassiona fin da bambino. “L’horror è una passione che ho da quando avevo sei anni. Questo è stato il primo horror che realizzo, ma è il genere in cui voglio continuare a lavorare”.

Con Lightless Productions, la società fondata insieme all’altro autore diWatchful Eyes,Filippo Tancredi, l’obiettivo è proprio quello di costruire un percorso nel cinema di genere.Vorremmo rimanere nell’horror,ma esplorandone tutti i sottogeneri.È un mondo ricchissimo: c’è il paranormale, il thriller psicologico, l’horror più estremo. Ogni storia può trovare la sua forma”.

L’ispirazione dichiarata arriva dai grandifound footagedei primi anni Duemila, ma con un’identità ben precisa. “Abbiamo provato a mettere il cinema americano degli anni Duemila nella cultura italiana di oggi“, spiega. “Film come The Blair Witch Project, REC e Paranormal Activity ci hanno insegnato tanto, ma noi volevamo raccontare una storia profondamente italiana”.

Nel film, metà delle scene sono riprese attraverso telecamere di sorveglianza, mentre l’altra metà è girata in soggettiva. Una scelta stilistica che non serve soltanto a creare tensione, ma diventa parte integrante del racconto. “Il guardare è il cuore del film. Lo spettatore è costretto a osservare continuamente, a cercare qualcosa nelle immagini. Le telecamere di sorveglianza creano un’allerta costante, mentre la macchina a mano rende tutto molto più claustrofobico”.

Eppure, dietro il soprannaturale, Lasaracina racconta una storia profondamente umana. Il protagonistaSebastian, segnato dalla perdita della figlia, arriva nell’università convinto di dover affrontare presenze inquietanti, ma finisce per confrontarsi soprattutto con se stesso.

Il paranormale è quasi un pretesto. Il vero fantasma del protagonista è il senso di colpa”,racconta. “Per tutto il film chiediamo allo spettatore se crede ai fantasmi.In realtà ognuno ha i propri: paure, rimorsi, perdite. Volevamo raccontare proprio questo, il confronto con quei fantasmi interiori che tutti ci portiamo dentro”.

Una riflessione che, secondo il regista, distingue Watchful Eyes dagli horror più tradizionali. “Non mi interessa la violenza fine a se stessa. Mi interessa lavorare sulla psicologia del personaggio e dello spettatore. Con un budget ridotto era anche la strada più naturale da percorrere, ma è soprattutto il tipo di horror che amo“.

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Il film debutterà prima sul mercato internazionale e solo successivamente arriverà in Italia. Una scelta nata quasi per necessità. “All’inizio avevamo provato a distribuirlo qui, ma non ci siamo riusciti. Quando è arrivata l’opportunità dall’estero abbiamo deciso di trasformarla in un punto di forza. Se il film riuscirà a farsi conoscere fuori, arriverà in Italia con un percorso già alle spalle“.

Per Lasaracina, però, Watchful Eyes è soprattutto un punto di partenza. “Questo film è il nostro biglietto da visita. Il secondo è già in lavorazione e sarà ancora un horror. È il genere che amiamo e quello su cui vogliamo costruire il nostro futuro“. Se è vero,come ci aveva detto Gabriele Mainetti, che oggi un giovane autore deve costruirsi il proprio spazio sperimentandoe senza aspettare che le occasioni arrivino da sole, alloraWatchful Eyesva proprio in questa direzione. Gianluca Lasaracina e Filippo Tancredi hanno scelto di provarci con un horror indipendente, girato con pochi mezzi ma con idee chiare.E forse è proprio da scommesse come questa che può ripartire il cinema di genere italiano.

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