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Venezia 83, Vanessa Scalera: “Ho sempre sognato di fare questo film”

Attesa oggi a Venezia 83 Vanessa Scalera, protagonista in Il fuoco che ti porti dentro, un Natale in Casa Cupiello 3.0. I complimenti all'attrice arrivano anche dall'autore del libro omonimo e autobiografico: è uguale a sua madre

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A Venezia 83 oggi è la giornata dedicata a Il fuoco che ti porti dentro, con la regia di Edoardo De Angelis, quarto film italiano in concorso. Nel cast ci sono Federico Musella e Vanessa Scalera che rappresentando figlio e madre. La storia è una sorta di Natale in Casa Cupiello 3.0 che vuole raccontare la storia di una madre che va a trovare il proprio figlio per le feste, ma lui ormai è a Milano ed ha una vita completamente diversa.

Venezia 83, Il fuoco che ti porti dentro

In questo spazio chiuso, teatrale, ai fornelli, alle prese con fritture e parmigiana di melanzane c’è Angela (Vanessa Scalera) che ha raggiunto a Milano, dalla sua Napoli, il figlio Antonio (Lino Musella), editor di successo molto politicamente corretto. Ora Angela è davvero una donna capace di tutto e a cui nessuno resiste. A questo si aggiungano, in una questa casa piena di famiglia in attesa della cena, una figlia che non si sa se arriverà, un nipote ballerino gay, la cui omosessualità non viene ben accetta dalla dalla nonna che lo chiama ‘ricchione’ e un ‘illustre ospite’ inatteso che si rivelerà uno scrittore di successo (Edoardo Pesce).

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Franchini e parte da una storia autobiografica: Angela era realmente la madre dello scrittore e il libro il tentativo di un figlio di capire una donna amatissima e quasi insopportabile.

Venezia 83, Vanessa Scalera

“Quando ho saputo di questo ruolo mi sono sentita come Maradona che gioca in Inghilterra e fa quel gol. Sì! Quello segnato di mano“, spiega Vanessa Scalera entusiasta.

Il film è interamente in dialetto napoletano e aggiunge: “Ieri ho incontrato una collega coreana che mi ha detto che Elena le ha ricordato sua nonna. Questo mi ha fatto capire che effettivamente non è una vicenda napoletana. Il napoletano, poi, è diventato negli ultimi anni una sorta di lingua del cinema perché arriva direttamente a determinati sentimenti, soprattutto quelli più legati ad una dimensione primordiale e poi più sei identitario più sei universale”.

In conferenza stampa presente anche l’autore del libro, Antonio Franchini: “Quando ho scritto il libro, non la vedevo più come un personaggio autonomo, ero molto distaccato da lei come mia madre”. Inoltre ha sottolineato come ha visto in Vanessa Scalera gli stessi sguardi ed una somiglianza a sua madre: “L’ho come rivista davvero”.

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