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Venezia 83, Ritorno a Buenos Aires, ambientato nell’Argentina del 2008

In ritorno a Buenos Aires, presentato a Venezia 83, Marco Bechis torna nell'Argentina del 2008. Per Adriano Giannini interpretare il protagonista è stato complesso

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Grande attesa oggi a Venezia 83 per Ritorno a Buenos Aires, con la regia di Marco Bechis che porta al cinema un vissuto personale con Adriano Giannini come protagonista della storia.

“Abbiamo fatto il primo ciak e non funzionava niente. Eravamo persi. Bechis Mi dice: ‘Quando ero lì, mi ricordo che i carcerieri avevano dei passi molto lunghi. E se ne va. Anch’io sono stato sequestrato durante la dittatura argentina. Per quattro secondi ho pensato: ‘E adesso che faccio? Mancavano sei secondi al ciak. Ho pensato ai passi ampi di Pippo Baudo, poi a Paul Newman in ‘Nick mano fredda’, nella scena in cui cammina con le catene ai piedi. Parte il motore, parte il ciak, e nel film c’è quella camminata lì”, racconta Adriano Giannini.

Bechis aggiunge: “Io avevo in mente i passi dei kapò nei campi di concentramento nazisti, che avevo visto nei film: passi accelerati, di urgenza, senza sapere dove vanno. Volevo che lui parlasse col corpo, non con le parole”.

Venezia 83, Ritorno a Buenos Aires: la trama

Il film è ambientato nella Buenos Aires del 2008. Dopo 33 anni trascorsi in Italia, Mariano Guerra (Adriano Giannini) torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. Insieme ad altri sopravvissuti è ospitato negli alloggi del ministero della Giustizia, dove ritrova persone che hanno condiviso la prigionia e attende il giorno della sua deposizione.

Le giornate trascorse con gli altri testimoni, gli incontri e le testimonianze riportano alla luce vicende rimaste in sospeso per decenni. Mariano è uno dei pochi sopravvissuti a quella tragedia e porta con sé un peso che nessuna sentenza può alleggerire. Il ritorno a Buenos Aires lo costringe a confrontarsi con ciò che significa essere rimasto vivo.

Nel cast troviamo anche: Ana Celentano, Verónica Gerez, Olivia Nuss, Adrián Fondari, Paula Cohen, Marcelo Chaparro.

Venezia 83: l’Argentina al centro dei racconti di Bechis

“Torno in Argentina cinquant’anni dopo con una storia che non è la mia, ma che nasce da una ferita che conosco. Anch’io sono stato sequestrato durante la dittatura argentina, ma Mariano non sono io. Ho scelto la finzione perché a volte è l’unico modo per avvicinarsi a una verità che la memoria, da sola, non riesce a raccontare. Tornare a quegli anni sì, ma con l’urgenza di considerare l’oggi in Europa, nel mondo e quanti sono i sopravvissuti di Gaza, dell’Ucraina o dei Paesi in conflitto dell’Africa e quanti, pochi, riescono a essere testimoni: il percorso che va dal sopravvissuto che diventa testimone di fronte a un tribunale legittimo che condanna poi i crimini di guerra, questo è quello che volevo raccontare”, così il regista.

Questo film in realtà è molto più attuale di ciò che pensiamo: “Parliamo di Gaza, dei Paesi in conflitto in Africa, ma quanti di questi sopravvissuti sono riusciti a fare il salto a diventare testimoni? E poi i testimoni servono a cosa? A processi per condannare i colpevoli di questi tribunali, e dove sono i tribunali? Quindi mi interessava anche l’attualità di questa piccola storia argentina che sembra un piccolo passaggio di un sopravvissuto che diventa testimone, ma ci ha messo trent’anni per fare questo passaggio. E questo racconta il film”.

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