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Venezia 83, la presenza femminile scarseggia: “Nessun cambiamento culturale negli ultimi anni”

"Fa paura questo mondo governato dal maschile e fa anche un po' paura questo festival che le cose di questo mondo le guarda con gli occhi quasi solo maschili" si legge nel testo scritto dalle associazioni, "noi sappiamo che il cinema, non solo italiano, ha bisogno di loro, ma loro, quando lo impareranno, avranno davvero bisogno di noi?"

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Venezia 83è appena iniziatoe anche le polemiche. Tra tutte ce ne è una che non passa inosservata: alla Mostra del cinemala presenza femminile scarseggia. A lamentarlo sono state alcune associazioni, composte da esponenti del mondo della settima arte, che si sono unite e hanno scelto di scrivere unalettera aperta al direttore artistico Alberto Barbera, chiedendo una riflessione più ampia sui criteri con cui vengono selezionate le opere.

A firmare il documento sono 100autori, Anac, Doc/it, Air3, Eva e Women in Film, Television & Media Italia, che parlano di un problema strutturale. Nel testo, dal titoloWhen will they ever learn, le associazioni sottolineano come la questione non riguardi soltanto il raggiungimento della parità numerica, ma un cambiamento culturale più profondo.

Secondo i firmatari,“non è una categoria divina, neutrale, oggettiva, sospesa sopra la storia“. Per questo, spiegano, ogni scelta riflette inevitabilmente “uno sguardo, una cultura, un immaginario, di preferenze, sensibilità e limiti“. Da qui la convinzione che considerare la qualità come un parametro completamente separato da tutto il resto significhi ignorare il contesto nel quale l’arte prende forma.

Venezia 83: “Questo festival guarda le cose di questo mondo con occhi quasi solo maschili”

Nel documento viene inoltre evidenziato comei criteri di valutazione dovrebbero essere gli stessi per tutti, ma che i risultati continuano a mostrare uno squilibrio evidente. “Quando, anno dopo anno, il risultato è una rappresentazione così sbilanciata, non possiamo limitarci a concludere che le registe non siano abbastanza brave. Dobbiamo domandarci se gli strumenti con cui guardiamo il cinema siano ancora adeguati al presente“, scrivono le associazioni.

Gli autori della lettera ricordano anche il protocollo“50/50 by 2020”, sottoscritto dalla Mostra di Venezia nel 2018 per favorire una maggiore trasparenza nella selezione e una presenza più equilibrata delle donne nei processi decisionali. A loro giudizio, però, gli obiettivi fissati allora non sarebbero stati raggiunti: “Sono passati otto anni da quella firma, ma il cambiamento culturale che ci aspettavamo non si è ancora visto con la necessaria intensità”.

Nel testo emerge anche un invito a interrogarsi su chi detenga realmente il potere decisionale nel settore.“Fa paura questo mondo governato dal maschile e fa anche un po’ paura questo festival che le cose di questo mondo le guarda con gli occhi quasi solo maschili”,si legge nella lettera, che si conclude con un appello rivolto ai selezionatori, ai critici, ai produttori e ai distributori:“Noi sappiamo che il cinema, non solo italiano, ha bisogno di loro, ma loro, quando lo impareranno, avranno davvero bisogno di noi?”.

Le parole di alcune donne

Sulla questione intervengono anche alcune professioniste del settore.Fabia Bettini, presidente di Alice nella Città, invita a fissare obiettivi concreti:“Dovremmo arrivare al 50/50 nelle direzioni artistiche, nelle commissioni che assegnano i contributi, nella sceneggiatura, in tutti i ruoli decisionali. Non è vero che la parità sia stata raggiunta”.

Dello stesso avviso è la regista e attriceMaricla Coscione, secondo cui“non si può dire che nel mondo non esistesse una regista all’altezza del concorso veneziano senza chiedersi quali possibilità abbia avuto quella regista”.Per Coscione“la produttività maschile è superiore a quella femminile solo a parità di responsabilità e di tempo, condizioni che spesso non esistono”.

Infine,Maria Pia Ammirati,direttrice di Rai Fiction, sottolinea i progressi compiuti negli ultimi anni, pur riconoscendo che il percorso non è concluso:“La Rai è cambiata molto grazie a un processo di empowerment femminile che ha portato le donne in posizioni di responsabilità. Questo cambiamento deve continuare anche nello sguardo sulle storie, sulle squadre di lavoro e sui talenti da valorizzare”.Insomma se da una parte le polemiche non sono mancate si spera arrivino anche delle risposte sulla questione.

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