A Venezia 83 grande attesa per Peccato, l’unica serie che verrà mostrata e che porta in scena un’Emanuela Fanelli invecchiata, come se ormai fossero passati più di 20 anni dall’ultimo suo successo, un’attrice finita nell’oblio. Si è divertita molto sia a recitare in questa serie sia a scriverla e in un certo modo ha esorcizzato una paura, ovvero quella del tramonto della sua carriera.
“L’idea nasce in un periodo in cui mi ritrovavo a vedere molti documentari incentrati sulle carriere di persone anche tutto sommato giovani, tutti o quasi incentrati sulla retorica dell’inciampo, momento che diventa poi decisivo per rinascite o cose simili. Ecco a me è venuto in mente invece di raccontare il fallimento puro, immaginare un futuro dove all’ascesa precedente si contrappone un tracollo definitivo”, spiega Emanuela Fanelli.
Ad accompagnarla un cast stellare formato da: Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Ferzan Özpetek, Valerio Mastandrea, Anna Bonaiuto, Geppi Cucciari, Massimo De Lorenzo, Francesca Archibugi, Paolo Virzì, Paolo Genovese, Malcom Pagani e Paola Cortellesi. Nel cast anche molti personaggi del mondo dello spettacolo tra cui Giovanni Benincasa, Gianni Canova, Piera Detassis, Giovanni Floris, Gigi Marzullo, Stefano Rapone, Tullio Solenghi, Daniele Tinti, Tommaso Zorzi e non solo…
Venezia 83, Emanuela Fanelli: “Credo sia abbastanza umano pensare sempre alla fine dei periodi fortunati”
”Ho fatto tante telefonate, chiedendo a tutti di interpretare se stessi in chiave surreale, pensate alla telefonata che ho dovuto fare a Ozpetek e Solenghi…”, racconta Emanuela Fanelli.
Ma perché immaginare un futuro così ‘distante’ dall’attuale momento di felicità professionale?: ”Credo sia abbastanza umano pensare sempre alla fine dei periodi fortunati, quindi da una parte forse è stato un voler in un certo senso esorcizzare questo timore, dall’altra se poi davvero dovesse andare male dare la possibilità alla gente di dire ‘Lo vedi? L’aveva detto che andava a finire così”, spiega con la consueta ironia l’attrice.
‘‘Ci siamo divertiti molto a scriverla, sempre molto liberi ma con un determinato approccio per poi mettere in scena tutto questo. Tutti gli attori sono stati bravissimi a snaturarsi, a prendersi in giro, a giocare anche con i loro cliché’‘, dice il regista Valerio Vestoso. Ed aggiunge: ‘‘Abbiamo cercato di evitare alcune formule abusate, volevamo raccontare questa storia allontanandoci dai soliti schemi delle commedie su piattaforma”.
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