100autori, Anac, Air3, Doc/it, Ewa e Women in Film Television & Media Italiahanno deciso di firmare una lettera congiunta a seguito della scelta deititoli dei filmche è stata fatta per Venezia 83. Queste associazioni sottolineano come non sia stato dato affatto spazio alle donne che, non solo a livello numerico, sono molte di meno rispetto agli uomini.
Venezia 83, la lettera: “Ogni selezione è il risultato di uno sguardo, di una cultura, di un immaginario, di preferenze, sensibilità, limiti, errori e di una precisa linea editoriale”
“Sette registi rappresentano il cinema italiano in concorso e fuori concorso a Venezia, nel campo di gioco principale.Una selezione a una sola dimensione, maschile. Sulle spalle e negli occhi di Alina Marazzi e Anna Foglietta, entrambe a Orizzonti, che pure è selezione ufficiale, la speranza di un equilibrio di sguardi più vicino alla composizione dell’umanità: le teniamo in un soffio d’amore, insieme alle altre registe sparse qua e là, insieme alle ragazze che a centinaia si presentano in ogni disciplina nelle scuole di cinema e che spesso sommergono, per numeri, talento, energia, urgenza, potenza, i loro giovani colleghi maschi“, si legge nella lettera diffusa dalle 6 associazioni cinematografiche.
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Poi si legge ancora: “Ogni selezione è il risultato di uno sguardo, di una cultura, di un immaginario, di preferenze, sensibilità, limiti, errori e di una precisa linea editoriale.Pensare che la qualità possa essere separata da tutto questo significa ignorare come si costruisce il canone culturale, da dove nasce l’arte.E proprio per questo anche i criteri con cui la valutiamo devono essere continuamente interrogati. Quando, anno dopo anno,il risultato è una rappresentazione così sbilanciata, non possiamo limitarci a concludere che le registe ‘non sono abbastanza brave’“. Il tono è quasi rassegnato, davanti una situazione che si prospetta sempre simile.
Da parte diBarberanon vi è stata alcuna risposta, ciò che è certo è che sebbene si facciano sforzi per parlare di parità e per cercare di non fare alcune differenze, alla fineciò che emerge è una disparità, prima di tutti a livello di numeri e ciò che si arriva a pensare è che sembra sempre che le donne debbano fare 10 passi in più per poter essere considerate al pari degli uomini.
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