Oggi si chiudono i battenti di Venezia 83 e, aldilà delle polemiche iniziali, alla fine la kermesse ha raggiunto grandi attenzioni e per 10 giorni al centro c’è stato il cinema, dal suo valore politico, militante e sociale. Più di tutti, ad avere questo ruolo il documentario Naza, fortemente voluto in gara da Alberto Barbera, direttore artistico della kermesse.
Durante l’ultima conferenza stampa gli è stato chiesto se questo docu riceverà il Leone d’oro: “Decide la giuria, io non decido nessun premio, scelgo solo di ammettere un film o meno. Non ho avuto dubbi nel farlo. Poi tutto il resto, la reazione critica, la reazione del pubblico o le decisioni della giuria non sono cose che dipendono certo da me, ma non ammetterlo sarebbe stato ingiusto. Un atto di codardia, uno sfuggire alla responsabilità di una scelta doverosa di fronte a quello che è successo“. Perché alla bandiera della Palestina non è concesso essere esposta, come quella degli altri Paesi. Ma ci sono i film che parlano per Gaza e del genocidio. Il potere del cinema in fondo è questo: parlare attraverso le pellicole e lanciare messaggi importanti. Naza racconta il genocidio dal profondo, tramite interviste a soldati incaricati di compiere quelle stragi.
Questo film potrebbe portare a delle polemiche da parte degli israeliani e di ciò Barbera è consapevole: “L’esercito israeliano ha detto che sono testimonianze anonime e false, ma è l’unica cosa che possono dire. È una difesa scontata, possono solo negare la verità. In ogni caso uno si può chiedere perché un documentario del genere, con questo peso e questa rilevanza, non sia stato messo fuori concorso. Uno perché è cinema, vero, non una cosa televisiva. Dopodiché viviamo in una situazione mondiale che definire catastrofica è dire poco. Di fronte a certi eventi è difficile restare indifferenti”.
Venezia 83, Naza: la trama
Naza è stato giratodi notte sui tetti di Tel Aviv durante la guerra a Gaza, il film indaga i sistemi e le procedure con cui vengono pianificati gli attacchi aerei israeliani. Al centro c’è il termine“NAZA”, acronimo militare che indica il numero stimato di civili che potrebbero essere uccisi in un singolo raid.
Attraverso le testimonianze di ufficiali e soldati dell’intelligence israeliana, protetti con alterazioni digitali di volto e voce, il documentario mostra come vengano prese le decisioni operative e politiche che portano agli attacchi, sostenendo che tali scelte abbiano avuto un ruolo determinante nell’elevato numero di vittime civili.
Il film nasce da un lavoro di tre anni e dalle inchieste di+972 Magazine,Local CalleThe Guardian, trasformando materiale giornalistico in un dispositivo cinematografico che fa leva su parole, silenzi e ciò che resta fuori campo.
Alla visione questo docufilm ha ricevuto a Venezia 25 minuti di applausi. L’applausometro in questa kermesse è molto importante per designare alcuni premi. Quindi non resta che aspettare questa sera per scoprire se la pellicola è riuscita a convincere anche la giuria.
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