Stasera si apre l’83esima Mostra del Cinema di Venezia. Il direttoreAlbertoBarberaè pronto ma questo arrivo è stato più travagliato degli altri anni. Tante le polemiche, tante le questioni non risolte e che hanno portato anche a pregiudizi da parte del mondo del cinema italiano ed internazionale. Tra le varie polemiche quella che persiste dallo scorso anno: l’assenza della bandiera palestinese. SebbeneBarberachiarisce aRepubblica: “La Biennale può esporre soltanto le bandiere degli Stati riconosciuti dallo Stato italiano.La Palestina purtroppo non è ancora uno Stato, anche se tutti vorremmo che lo fosse e ci stiamo battendo per quello“. Sebbene ci sono i film a parlare per la Palestina: quest’anno ben 4.
L’altra polemica riguardala poca presenza femminiletra le registe in gara.Venezia 83quest’anno ha una poca rappresentanza di donne ma allora un film deve essere scelto solo per raggiungere un determinato numero di quote rosa?
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Ecco cheBarberarisponde anche a questa polemica sottolineando che Venezia con lui ha fatto tanti passi in avanti, ma non basta. Ma non si può puntare il dito solo contro i festival, dato che il problema è più largo.
Venezia 83, la questione palestinese
A proposito della questione palestinese aVenezia 83ci sarà una forte rappresentanza. “Quest’anno ci sono quattro film che affrontano la questione palestinese in maniera esplicita, polemica e dura. Credo che per un’istituzione culturale siano i film la migliore dichiarazione di responsabilità politica”, così Barbera.
Ma c’è un film in particolare,Naza, che secondo lui farà la differenza: “Contiene interviste realizzate nel corso di tre anni dai due registi israeliani a ufficiali dell’esercito e dell’intelligence israeliana. Raccontano le decisioni prese per la sistematica eliminazione anche dei civili palestinesi. Sono testimonianze sconvolgenti. Chi ha accettato di parlare è mascherato per non subire conseguenze pesanti. Ma non è una semplice collezione di interviste: la costruzione dimostra che dietro ci sono due veri registi. È un film veramente sconvolgente”.
Venezia 83, la questione femminile
Barberanon nasconde la sua frustrazione per la polemica che c’è stata nei suoi confronti contro la poca rappresentanza femminile: “Mi fa un po’ arrabbiare perché sembra che sia l’unico momento dell’anno in cui ci si accorge che non c’è la parità di genere e se la si prende con i festival. Nessuno ha detto niente quando il ministero ha comunicato i contributi selettivi e i progetti di registe finanziati erano soltanto due, rispetto a quelli dei colleghi maschi.Perché nessuno protesta perché per le donne l’accesso alla professione è più difficile o perché i produttori continuano a privilegiare gli uomini e non si fidano delle donne?“.
Barberaci tiene a sottolineare un aspetto: “Quando ho cominciato, le registe a livello mondiale erano sotto il 18 per cento. L’anno scorso avevano superato il 30, quest’anno siamo tornati al 23. Cosa dovrebbe fare un direttore? Mettere in concorso più donne?È umiliante per una regista pensare di essere stata scelta perché donna e non perché ha fatto un buon film.È una battaglia sacrosanta, ma va condotta tutto l’anno e contro gli obiettivi giusti”.
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